Quella parolina magica che (giustamente) avevano tutti paura a pronunciare a dicembre, sembrava blasfemo urlarla a gennaio ma era prassi citarla a febbraio, ora è stata dimenticata. Per carità, la Lazio ha dimostrato di non essere ripartita con la giusta condizione e le giuste motivazioni, la giusta aggressività, insomma, di giusto non ha fatto nulla da quando si è ripreso a giocare. Ma perché i tifosi hanno smesso di sognare? Perché la memoria dei laziali è così corta?
Con una cavalcata totalmente senza senso i biancocelesti hanno piano piano convinto i propri tifosi a credere al sogno Scudetto, dopo aver praticamente blindato la qualificazione in Champions già a gennaio. Poi il Covid, tre sconfitte che non vedevamo una dietro all’altra da tempo, la Juve che vola a +7 e una squadra stanca che non riuscirebbe nemmeno a vincere l’amichevole contro la Primavera. Ok, la delusione è d’obbligo, ma perché smettere di credere, di sognare, dopo che è stato così difficile imparare a farlo? Perché ci abbiamo messo 4 mesi per convincerci che fosse possibile per poi disilluderci in due settimane? Qualcuno pensava che sarebbe stata una passeggiata? Perché qualcuno nella sfida tra Juve e Atalanta tifa i bianconeri per paura di essere superato dai bergamaschi piuttosto che, ancora una volta senza senso, trovarsi a un eventuale -4 con ancora lo scontro diretto da giocare? Sarebbe un miracolo vincere questo Scudetto, lo sappiamo, lo abbiamo sempre detto fin dall’inizio, lo ripetevamo con piacere, ma perché non credere nel miracolo?
Abbiamo amato il Leicester dei miracoli, ma non ci ha insegnato niente? Non si passa per cretini a sperare in un sogno, un miracolo, senza poi vederlo realizzare. Ma invece no, forse preferiamo non passare per sognatori e rinunciare sin da subito a sognare. Avremmo pagato se ci avessero proposto di stare a -7 dalla Juve a sette giornate dalla fine, avremmo pagato solo per poter provare quella sensazione di dire “sono secondo in classifica e la Juve quando si volta guarda me”, e adesso che ci siamo preferiamo girarci a nostra volta a guardare quelli che stanno dietro. Una vertigine, una paura di volare, la paura di fare qualcosa di grande. La paura di non meritarlo, come se la vita fosse una questione di meriti. Accusiamo costantemente la squadra di non avere la giusta mentalità, ma noi ce l’abbiamo?
Forse per questo non ce lo meritiamo, non meritiamo che la squadra provi il tutto per tutto, non meritiamo che accada un miracolo se siamo noi tifosi i primi a non crederci.
La Lazio probabilmente non merita di vincere lo Scudetto perché ha buttato via tre partite fondamentali, ma anche i laziali non meritano di ritrovarsi ad agosto a Piazza del Popolo a festeggiare uno Scudetto impossibile, visto che sono i primi ad aspettare l’errore per poter urlare “eh ma io ve lo avevo detto, poveri illusi”.
Andrò quindi da solo, il 2 agosto, a Piazza del Popolo, in una piazza vuota, come un cretino, a pensare al sogno a cui ho creduto fino all’ultima partita, alla matematica certezza. Gli altri saranno al mare, contenti perché la Lazio si è presa la sua Champions (e finalmente direi) e io invece al caldo senza uno Scudetto da festeggiare.
Ma di una cosa sarò contento, quest’anno ho imparato a sognare, come un cretino, ma almeno ho sognato. Fino all’ultimo.
PS: se perdiamo con il Sassuolo fate come se non avessi scritto niente, eh
