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I 10 bomber più importanti della storia della Lazio

Partiamo dalla fine. Partiamo dal minuto 74 di Cagliari-Lazio, gara valida per la seconda giornata del campionato di Serie A 2020-21. Il piattone aperto sul secondo palo di Ciro Immobile viene festeggiato moderatamente, con il tono ordinario di chi sta consumando un’abitudine. Vero è che di abitudine si tratta, ma è pur vero che quello è il gol numero 126 dell’attaccante di Torre Annunziata con la maglia biancoceleste addosso. Meno uno da Beppe Signori, il simbolo generazionale che si pensava irraggiungibile a livello realizzativo.

Cagliari è un luogo sacro per i bomber laziali. Il vento del capoluogo sardo ha soffiato il suo aspro alito anche su un altro gol simbolico della nostra storia. Quello di Tommaso Rocchi del 30 ottobre 2011, il centesimo sigillo di una lunga collezione da 105.

A festeggiare insieme a lui, quella sera, anche un certo Miroslav Klose.

Quando si parla di record e di freddi numeri, il fuoriclasse tedesco può guardare tutti da una posizione privilegiata. Quella del massimo marcatore della storia dei Mondiali (16 gol in 4 edizioni), nonché Kaiser assoluto della sua Nazionale (71 gol in 137 presenze). In Italia Miro Klose ce l’abbiamo avuto solo noi, e con noi è stato capace di gonfiare la rete per 63 volte tra tutte le competizioni, secondo straniero più prolifico della nostra storia.

Già, secondo. Perché al primo posto, con un solo gol in più (64), troviamo invece il macedone Goran Pandev. Che non avrà avuto la carriera di Klose e non avrà lasciato un ricordo del tutto immacolato (anzi), ma – per carità – bisogna riconoscere che l’attuale attaccante del Genoa sapeva essere vera delizia durante le altalenanti stagioni vissute al servizio di Delio Rossi.

E di gol belli Pandev ne ha fatti eccome. Uno dei più incredibili è anche uno dei primi, segnato in un grigio pomeriggio invernale allo Stadio Delle Alpi contro la Juventus di Capello.

A proposito di Juventus. Uno che a Torino poteva andare a vincere tutto, ma che invece scelse di rifiutare la corte di Boniperti per rimanere protagonista a Roma è stato Bruno Giordano. Era l’estate del 1984 e il bomber trasteverino, che aveva appena trascinato la Lazio a una sofferta salvezza, disse di no all’offerta economica della Juve per continuare a regalare prodezze ai tifosi laziali. Lo score finale di Giordano con l’aquila sul petto recita 108 gol in 10 stagioni (di cui 2 saltate per squalifica). Giordano in campo era una meraviglia, il prototipo del 9 e mezzo: corpo e movenze da centravanti, piedi e classe da numero 10.

Chi nella Lazio più ricca e sfavillante vestiva proprio la numero 10 era Hernan Crespo, il giocatore più pagato al mondo nell’estate del 2000. Prendere uno come Crespo all’epoca era come prendere un Lewandowski oggi, per intenderci. Il bomber argentino è rimasto solo due anni alla Lazio, periodo di tempo che comunque gli è bastato per segnare 48 gol e vincere una classifica cannonieri.

Cosa che invece non riuscì qualche anno prima a Christian Vieri, anche e soprattutto a causa di un infortuno che lo tenne lontano dal campo per tutta la prima parte della stagione 1998/99. Il centravanti azzurro – sicuramente uno dei più forti a cavallo tra la fine degli anni novanta e l’inizio dei duemila – fu poi capace di gonfiare la rete ripetutamente nel girone di ritorno di quel campionato e di segnare uno dei gol più epici e importanti di tutta la nostra storia, in quel di Birmingham per la finale di Coppa delle Coppe contro il Mallorca.

 Abbiamo tutti negli occhi le immagini di Vieri che lotta come un leone con la testa fasciata sul      terreno di gioco del Villa Park. E a proposito di epica, di teste fasciate e di bomber implacabili, come non viaggiare con la mente lontano nel tempo, lì dove si staglia imperiosa la figura di Silvio Piola. Uno dei più importanti giocatori della storia del nostro Paese, leader assoluto della classifica all-time dei marcatori della Serie A con 290 reti (di cui ben 143 con la maglia della Lazio). È lui la stella polare verso cui hanno guardato e guardano tutti i più grandi attaccanti del campionato italiano.

All’inizio degli anni ’40 capitò poi di vedere in campo vicino a Piola un’altra leggenda della storia laziale. Stiamo parlando di Aldo Puccinelli, 342 presenze con la Lazio, di cui ben 339 in campionato (record). E il piccolo attaccante livornese, che amava partire dalla fascia per convergere al centro e concludere verso la porta, era uno che di gol ne faceva a grappoli (78) ed era amato dal pubblico come pochi altri in quegli anni difficili.

Forse anche per quel gol al derby segnato nel maggio del 1942, contro una Roma che si apprestava a vincere il suo primo, discutibile scudetto.

Scudetto. Derby. Giorgio Chinaglia. L’eroe del secolo scorso, per molti l’uomo simbolo della lazialità. Sfrontato, generoso, ribelle, forte, fiero, istrionico. Long John non va raccontato, andava vissuto, e beato chi lo ha potuto fare. Attaccante di razza, probabilmente il migliore in Italia negli anni ’70. Anni di calcio totale, di grandi club italiani, di pistole e basettoni.

Chinaglia ha segnato 122 gol con la maglia della Lazio addosso. Quella maglia che sentiva come una seconda pelle e che esibiva sprezzante spesso e volentieri in faccia ai tifosi giallorossi, il cui odio viscerale verso di lui rappresenta il suo miglior biglietto da visita per l’eternità.

Quando si parla di Chinaglia realizzatore però, una citazione d’obbligo va riservata al suo partner d’attacco di quegli anni bellissimi, ossia Renzo Garlaschelli. Garlaschelli ha tutti i crismi del calciatore poco pubblicizzato ma indispensabile per i suoi allenatori. Un’ala tecnica e rapida che sapeva coniugare alla perfezione senso tattico, altruismo e senso del gol. Ne ha segnati ben 64 alla Lazio, spalmati in 10 campionati giocati tra il 1972 e il 1982. Ha conosciuto il paradiso dello scudetto (10 gol in quella stagione) e l’inferno della serie cadetta. C’è sempre stato Renzo, un altro sacerdote del tempio biancoceleste.

Chiudiamo questa rapida rassegna dei grandi attaccanti laziali con due sudamericani lontani tra loro nel tempo e nello stile, ma entrambi entrati indelebilmente nel cuore delle generazioni che li hanno visti all’opera. Stiamo parlando di Juan Carlos Morrone e Marcelo Salas.

Il primo, nato in Argentina ma praticamente adottato dalla Lazio sin dalla giovane età, era un giocatore estroso e altruista che ha saputo portare in alto lo stemma dell’aquila in tempi piuttosto bui (il Gaucho ha accumulato 259 presenze e 52 reti complessivamente dal 1960 al 1971).

Il secondo, il Matador cileno comprato dal River Plate a fine millennio, ha giocato meno tempo nella Lazio vincendo però molto di più. Salas era infatti uno degli uomini di punta della Lazio più forte di sempre, capace di giocate sensazionali e dotato di un senso del gol davvero di prim’ordine. Chiuderà la sua esperienza a Roma dopo essersi inchinato per 34 volte davanti ai suoi tifosi pazzi di gioia.

TOP 10

Stilare una classifica di giocatori che non sia meramente oggettiva (ossia, chi fa più gol è più forte) è cosa difficile. Ci vogliamo provare facendo un mix tra numeri, impatto sul club e curriculum personale. I criteri utilizzati sono i seguenti:

  • Trofei vinti con la Lazio
  • Numero di gol segnati con la Lazio
  • Palmares individuale

Il palmares individuale ha un peso specifico leggermente inferiore agli altri criteri, proprio perché si è scelto di premiare il rendimento del giocatore soprattutto durante la sua esperienza in biancoceleste. Ecco perché vedrete una classifica strana, che non rispecchia del tutto i valori tecnici di questi attaccanti o le loro carriere.

Per quanto riguarda trofei vinti e gol segnati con la Lazio, poi, si è data particolare rilievo ai giocatori che hanno eguagliato o superato le soglie, rispettivamente, di 2 trofei e 100 gol.

Ed ecco cosa ne è uscito fuori:

10. Goran Pandev

Il macedone è la prima grande sorpresa di questa classifica. A livello di palmares individuale non ha nulla da invidiare a campioni ben più celebri di lui: Pandev ha infatti alzato al cielo diversi trofei di grande importanza (la Champions League con l’Inter su tutti). Con la Lazio è stato assoluto protagonista negli anni di Delio Rossi (2004-2009), siglando 48 gol in 159 presenze e portando a casa una Coppa Italia nel 2009 (fu il capocannoniere di quella edizione). Pandev è il massimo marcatore straniero della nostra storia.

9. Hernan Crespo

Solo due stagioni in riva al Tevere per quello che all’epoca fu l’acquisto più costoso della storia del calcio. Tanto è bastato a Crespo per vincere subito una classifica cannonieri (26 gol nel campionato 2000-01) e per mettere in mostra tutta la sua immensa classe. Che non è però servita per vincere trofei con una delle squadre più forti del mondo (eccezion fatta per la Supercoppa Italiana del settembre 2000).

8. Bruno Giordano

Ottavo posto per Bruno Giordano, penalizzato dal periodo storico avaro di soddisfazioni in cui ha vestito la maglia della Lazio. E però sotto un punto di vista squisitamente tecnico il bomber di Trastevere non ha davvero nulla da invidiare agli altri componenti di questa classifica. Giordano è ancora oggi il quinto marcatore all-time biancoceleste con 108 reti, di cui una buona fetta di pregevolissima fattura tra l’altro.

7. Giuseppe Signori

Storcete pure la bocca, laziali. Signori non primo in una classifica che parla di gol e di attaccanti? Il biondo attaccante è la vittima più illustre dei criteri utilizzati di cui sopra. Perché a fronte dei suoi 127 gol segnati in 5 stagioni e mezzo e di ben 3 classifiche dei cannonieri vinte a metà degli anni ’90, c’è purtroppo da fare i conti con l’anomalia dell’assenza di trofei nella sua bacheca. Peccato in questo senso la mancata vittoria dei Mondiali americani del 1994, quando Sacchi decise di snaturare completamente il nostro numero 11 impiegandolo esterno sinistro ed escludendolo di fatto dalla gran finale contro il Brasile.

6. Miroslav Klose

La leggenda del calcio mondiale si piazza al sesto posto di questa particolare classifica, ma probabilmente per prestigio internazionale dovrebbe stare in cima. È il massimo marcatore della storia dei Mondiali, è il massimo marcatore nella storia della nazionale tedesca, è stato campione del Mondo nel 2014. Alla Lazio Klose ha lasciato un ricordo bellissimo, era lui il nostro fuoriclasse in quella piacevole serata primaverile del maggio 2013.

5. Tommaso Rocchi

Arrivato in punta di piedi l’ultimo giorno di mercato nel 2004, l’attaccante veneziano ci ha messo poco ad entrare nel cuore dei tifosi biancocelesti. A suon di gol (105) e con la fascia di capitano al braccio, Rocchi è stato il simbolo di quella Lazio di transizione che va dalla prima era Lotito alla squadra più forte e matura che ci stiamo godendo oggi con Inzaghi in panchina. Non sarà il più forte di questa lista, ma in quanto a rappresentatività e “fatturato” Rocchi merita di stare in alto.

4. Silvio Piola

Quando si parla di Silvio Piola si deve necessariamente premettere che stiamo parlando di un simbolo assoluto del calcio italiano. Un totem, una figura quasi mitologica che sfuma nelle immagini in bianco e nero di un mondo antico e puro. Piola è il principe assoluto dei marcatori della Serie A (290 gol), il primo marcatore assoluto della storia laziale (159 gol), recordman di marcature in una singola partita (6 gol), campione del Mondo con l’Italia di Pozzo del 1938.

Più in generale, se si parla di centravanti la sua fama precede ogni cosa.

3. Marcelo Salas

El Matador è l’attaccante che ha vinto più trofei durante la sua esperienza a Roma (ben 6) e quello che ha il palmares individuale migliore di tutti (ha vinto in patria, in Argentina col River Plate, in Italia con Lazio e Juventus, oltre a svariati premi personali). Era un giocatore fantastico il numero 9 cileno, un campione in una squadra di campioni. Merita un posto così alto in questa classifica, non fosse altro per quella notte a Montecarlo che ha rappresentato l’apice del nostro percorso internazionale.

2. Giorgio Chinaglia

Su di lui si potrebbero scrivere libri e fare dei film. Non dobbiamo dilungarci più di tanto per spiegare cosa è stato per la Lazio Long John. Il centravanti del primo scudetto ha saputo incarnare meglio di ogni altro il laziale in campo. Simbolo senza tempo, per lui non servono i numeri perché basta il nome.

1. Ciro Immobile

Non è il fatto che lo stiamo vivendo ora. Non è neanche una questione di gusti o di rendimento. È in parte un atto di fede. Chi non crede che ce la possa fare davvero ad arrampicarsi lassù in cima, fino a sfondare il muro dei 159 gol in maglia biancoceleste? Noi crediamo in Ciro Immobile.

È in parte un atto dovuto. Sta battendo talmente tanti record che è anche difficile stargli dietro. Sta facendo crescere tanti giovani laziali orgogliosi di lui. Ci sta facendo esultare così tante volte da farci gonfiare il petto fino a sentirlo scoppiare. Sta riscrivendo la storia a furia di scatti in profondità e portieri sconsolati. Noi rendiamo grazie a Ciro Immobile.

P.S.: in questa classifica mancano sicuramente giocatori che avrebbero meritato almeno una menzione, per quello che hanno dato alla Lazio e per quello che hanno lasciato nei tifosi.

Facciamo un nome per tutti, che valga a identificare appieno quel senso di appartenenza, attaccamento alla maglia e stile che ci contraddistinguono da sempre e per sempre lo faranno: Giuliano Fiorini.

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