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Ho sognato Paolo Di Canio

Ho sognato Paolo Di Canio ed era un ragazzo. Giocava tra i panni stesi, i fili metallici come cesoie sopra giocatori bambini. Ho sognato un ragazzino con una maglia chiara e un dito dritto, puntato, ho sognato ed era ancora quel 6 gennaio, il mio derby della vita.

Tra fili stesi di sguardi come cesoie, negli anni Paolo Di Canio è diventata una OOOO lunghissima alla fine della frase “Palla di Liverani per Di Caniooooo”. Oppure, nei momenti più commossi, era “je hai fatto male Paolè je hai fatto male ancora una volta”, con la voce sopraffatta dal grido e dall’emozione di Guido De Angelis.

Ma Di Canio non è sempre stato così. Era per lungo il campo, di fronte a noi la Sud, la destinazione di una rabbia antica. Era lungo di fronte a noi, la spesso coperto da braccia, bandiere, fumogeni, spostamenti, corpi. Un intreccio lungo di visuale bloccata. C’è stato un momento in cui il campo si è aperto. Come una lunga frana il lancio di Liverani, il colpo di Di Canio è stato un attimo. Un attimo, e ho urlato con tutta l’anima. Un attimo, e l’anima l’ho spostata fuori da me, negli altri, nell’onda, i gradini che scorrono veloci sotto i piedi, il vetro duro della fine della Curva. Per me Di Canio è un urlo lunghissimo che mi ha staccato da dentro un pezzo di rabbia antica e l’ha schiaffato in porta. È vero: gli davano del vecchio, dicevano che non avrebbe toccato un pallone. Ho urlato ma non per quello, ho urlato e ho dato un pezzo di anima perché quella Lazio era come me: disperata, feroce, fottuta in un romanticismo d’altri tempi. Per quello urlavo, per quello questa squadra non era mai stata soltanto una piccola parte, una piccola questione. Questa squadra era una questione enorme, per questo ho urlato, per questo ho dato un pezzo di anima davvero quel giorno. Di Canio per me non è solo quella OOOO lunga. Tra i fili stesi come cesoie, i corpi tra i miei occhi e un lancio lungo, Di Canio era una questione enorme nella mia vita, in sospeso, aperta. Non era mai stata una cosa piccola. Mi ha staccato da dentro un pezzo di anima, e ogni volta io allo stadio lo vado a cercare.

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