Ultimamente Milinkovic è sempre nei miei pensieri. Non so se sia una cosa preoccupante, o solamente una normale reazione alle mille voci che lo vorrebbero lontano dalla Lazio, lontano da noi. Perché diciamocelo, non c’è un solo tifoso biancoceleste che non si sia innamorato di quel gigante, irriverente e a volte meravigliosamente sbruffone. Non solamente in campo, ma nella vita. Tra storie incomprensibili con gli amici su Instagram, tiri da infarto da centrocampo e numeri che ti fanno scoppiare in una risata che per l’avversario sa di umiliazione. Alcuni dicono che è troppo lezioso, che rallenta il gioco, che è discontinuo. Io dico che Sergej è così, prendere o lasciare. E io prendo, tutta la vita.
Il signor Milinkovic è talmente tanto nei miei pensieri che la scorsa notte me lo sono sognato, eravamo amiconi e mi sono svegliato con gli occhi a cuoricino, salvo poi ricordarmi che la realtà è ben diversa e chiudermi in bagno a piangere per il resto della giornata.
Mi ritrovo a vagare per le strade di Roma, senza capire esattamente dove sto andando. Ci metto un po’ a realizzare che quel palazzone gigante e illuminato che ho davanti agli occhi, per capirci il mix perfetto tra Hogwarts e Buckingham Palace, è la secret location della festa di compleanno di Sergej. Cioè festa di compleanno, e io non solo sono invitato, ma sono anche l’addetto alla torta. Mica un ruolo qualsiasi, sono una persona importante qua dentro. Vedendo gli altri ospiti mi accorgo di aver palesemente sbagliato outfit, la mia magliettina bordò stona con i completi Armani da 800 euro degli altri invitati, ma alla fine sono il migliore amico di Sergej, cosa me ne frega. Insomma a metà festa ecco palesarsi Milinkovic in carne ed ossa: gigante più che mai, pizzetto precio come sempre e il solito inconfondibile sguardo irriverente sulla faccia. Arriva, mi abbraccia e scompare nel corso della serata. Sergej mi ha abbracciato, ok tutto normale, mi gira un po’ la testa ma sto bene, tranquilli. Quando pensavo che più in alto di così nella scala sociale non potessi veramente andare, a fine festa sento una voce che mi chiama: “Ao, me lo dai te un passaggio?”. E così Sergej finisce sul mio motorino, con quel casco che era decisamente troppo piccolo per la sua stazza, e io con gli occhi sbarrati cercando di realizzare quello che stava succedendo. Per la cronaca, non ci sono riuscito. Dopo averlo lasciato tra le braccia amorevoli, beato lui, della ragazza, torno a casa mi stendo sul letto e apro Instagram, sono in una delle sue storie senza senso. Sono finito in una bellissima foto in cui sto guidando con gli occhi sbarrati e visibilmente increduli, mentre lui fa l’esultanza del sergente dal mio motorino.
Sapete quando vi accorgete che state sognando, fate di tutto per rimanere nel sogno, ma tutto intorno a voi sbiadisce? Non è questo il caso, ho vissuto quella sensazione più a lungo possibile, fino a che mia madre non mi ha svegliato chiedendomi quando avrei cominciato a studiare. A ma’, ma cosa vuoi che me ne importi dello studio, dell’università, del lavoro, del riscaldamento globale, dell’impeachment o del nuovo singolo dei Thegiornalisti, io sono amico di Sergej. O forse no, forse avete ragione voi, mi devo veramente preoccupare.
