Facciamo un gioco. Mettiamo insieme una vittoria della Coppa Italia, Inzaghi sull’uscio di Formello e un Pedro Neto dimenticato a far da balia a Dusan Basta. Cosa esce fuori? Guven Yalcin, nuovo prospetto del calcio turco e – pare – ultimo obiettivo di Igli Tare. Non avete capito? Tranquilli, ve lo spieghiamo noi. Che il mondo Lazio è un po’ complicato.
(In caso non vogliate sorbirvi la spiegazione e preferiate andare direttamente alla risposta, scorrete in fondo che l’intro è un po’ lunga. Ci è uscita così).
Andiamo con ordine e chiariamo perché in tutto questo il ruolo di Dusan Basta sia fondamentale. Quello che sembra ovvio dopo le mazzate rifilate all’Atalanta il 15 maggio, con annessa coppainfaccia a Gasperini, è che questa squadra abbia chiuso un cerchio. L’ha fatto nel migliore dei modi, contraddicendo la storia di quasi ogni fine ciclo dell’era Lotito: escludendo quello del buon Delio Rossi, in serie i vari Reja-Petkovic-dinuovoReja-Pioli non è che avessero salutato Roma pieni di rose, fiori e sorrisi (Ballardini non lo contiamo neanche, per pietà). Ma, nonostante la delusione dell’ottavo posto in campionato sia stata ammorbidita dal trionfo, rimane difficile non pensare che – chi per motivi anagrafici, chi per evidenti demeriti sportivi – questa rosa non verrà “rivoluzionata” il prossimo anno.
E qui veniamo a Simone Inzaghi. Apprezzato, stimato, criticato e “tatticamente” odiato. È un po’ la schizofrenia dell’ambiente Lazio, capace di amare e distruggere nello stesso momento. Per lui si parla di Juventus o Milan, forse alla fine rimarrà. Nel frattempo, però, sembra che Tare stia facendo i conti senza l’oste: prima Adekanye, poi Wesley (Inzaghi gli ha preferito Caicedo lo scorso anno) in dirittura d’arrivo, ora Yalcin. A prescindere da chi arriverà – di questi è sicuro solo Adekanye – l’attacco verrà rinfoltito di esterni e di giocatori poco congeniali al mister. Forse è un indizio del cambio in panchina? Addio Inzaghi, addio 3-5-2?
Piano a esultare, magari il nuovo allenatore opterà per il 3-6-1. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova…
Quindi dicevamo, Guven Yalcin. Allora il turc..ah, che sbadati, ci stavamo dimenticando di Pedro Neto. Un po’ come Igli in effetti. Con i 150 esterni d’attacco che sta trattando la Lazio, francamente appare difficile che possa avere un futuro prossimo a Formello. Poi Basta è in scadenza di contratto e non ci sarà più bisogno dell’infermierino portoghese. Noi comunque proveremo a infilarlo in qualche papabile attacco del futuro, ma solo perché abbiamo il cuore tenero.
Guven Yalcin: 1) Chi è; 2) Cosa significherebbe il suo acquisto; 3) Come giocherebbe nella Lazio
1) Chi è – Yalcin è un’ala sinistra classe ’99, in forza al Besiktas. Quella di quest’anno è stata la sua prima stagione tra i professionisti, e ad occhio e croce non si direbbe sia andata malissimo: 5 gol e 4 assist per lui in 21 presenze in campionato, di cui solo 13 da titolare. Dai, se Neto avesse fatto una stagione del genere con la Lazio staremmo già parlando di un fenomeno. A dire il vero, lo abbiamo fatto dopo i suoi primi 10 minuti in campo. Ma non divaghiamo.
Forte dei suoi 1.84 metri d’altezza, il turco è un attaccante esterno atipico, dotato di una discreta potenza fisica e di una velocità non elevatissima. Tant’è che spesso è stato impiegato anche come punta centrale e, pur non essendo il suo ruolo naturale, quella è stata anche la zona dove ha fatto meglio a livello realizzativo.
Segnando gol di questo tipo.
Il gioiellino del Besiktas, nonostante il passaporto turco, è nato in Germania. E proprio lì è cresciuto e si è consacrato calcisticamente nella Primavera del Bayer Leverkusen, con il quale ha sempre sfondato la doppia cifra nei baby campionati tedeschi. Poi il passaggio a parametro zero al club bianconero di Istanbul la scorsa estate, e la lievitazione del valore del suo cartellino fino a 10 milioni. Per ultimo, ma non meno importante, Yalcin vanta già 146 mila follower su Instagram. Una cosa superflua per molti, ma indicativa di come in Turchia sia già considerato come uno dei migliori talenti emergenti del calcio nazionale.
Per fare un esempio, Neto ne ha 34 mila. Sì, oggi ce l’abbiamo un po’ con il povero Pedro.
E dire che anche lui ha alzato la Coppa Italia.
2) Cosa significherebbe il suo acquisto – Ovviamente usiamo il condizionale, ma non dovremmo. Non perché ci sia già qualcuno ad aspettarlo a Fiumicino (mica si chiama Malcolm), ma per il significato che ha anche il solo accostare identikit come il suo ai biancocelesti. Come accennavamo prima, dopo Adekanye la Lazio continua a essere alla ricerca di quel tipo di attaccanti di cui si è privata nel corso dei vari calciomercato dell’era Inzaghi. Prima Candreva, poi Keita, infine Felipe Anderson.
Simoncino ha dato una “linea editoriale” a questa squadra, senza diritto d’appello: da due stagioni e mezzo la Lazio vive a pane e 3-5-2, non c’è più stato spazio per le ali offensive. Per questo il rinnovamento radicale dell’attacco è un segnale che qualcuno in società voglia cambiare le carte sul rettangolo verde. E magari far partire un secondo ciclo di nuovi Keita e Felipe Anderson, arrivati a Roma come giovani dal grande potenziale e rivelatisi dopo qualche anno plusvalenze milionarie. E questo accadrà con o senza Inzaghi al timone.
3) Come giocherebbe nella Lazio – È come tornare indietro al 2014, in molti se lo ricorderanno. La Lazio si presenta alla seconda stagione di Petkovic in panchina con tre baby attaccanti in rosa: i già citati Pipe e Balde, più Bryan Perea. Sbagliarne uno su tre ci può anche stare, non facciamo i pignoli. Comunque quest’anno la situazione promette di essere identica. Con l’arrivo di Yalcin infatti, non è difficile immaginarsi un trio da brividi (forti) con Neto e Adekanye, anche se a quel punto il turco probabilmente sarebbe impiegato come punta centrale.
Comunque, difficilmente questo tridente verrebbe utilizzato in partite meno abbordabili di un Lazio-Auronzo di Cadore.
Ma, a voler essere realisti, Neto dovrebbe essere mandato in prestito e a quel punto Yalcin prenderebbe il suo posto nell’attacco biancoceleste. Ala, destra o sinistra a seconda dell’occorrenza, e punta centrale in casi estremi. Con Wesley o Caicedo (noi speriamo nel brasiliano, non ce ne voglia l’uomo grosso) e Immobile ad alternarsi nel ruolo di prima punta, Yalcin e Adekanye potrebbero prendere il posto sull’esterno destro con Correa sulla fascia sinistra. È una possibilità, che forse limiterebbe il Tucu, ma plausibile.
Yalcin o non Yalcin, la Lazio sta cambiando volto con la volontà di tornare al baby attacco del 2014. Nel frattempo, godiamoci qualche skills del turco.
E poi chissà, potrebbe essere proprio lui il nuovo Bryan Perea.



