Estate 2004.
Sotto gli ombrelloni suona un ganzissimo Luca Dirisio sulle note di: “Ci vuole calma e sangue freddo, calma… eeee”
Nel torrido caldo di Roma, Claudio Lotito compie la sua scalata alla presidenza della Lazio, scalzando Piero Tulli che in un primo momento sembrava in vantaggio.
31 Agosto.
La Lazio è salva da ogni incubo, la squadra è nelle mani di Mister Mimmo Caso e nei piedi di Paolo Di Canio, il figliol prodigo riportato a Roma da Lotito.
Sì, ma… Il resto della squadra?
Sono rimasti Peruzzi, Oddo, Zauri, Negro, Couto, Cesar, Dabo, Liverani, Giannichedda e Inzaghi, due sacche di palloni, 7 fratini gialli, 2 rossi e un set mezzo distrutto di cinesini. Il resto è poca roba, anche a livello numerico.
Il tempo stringe e la Lazio fatica a mettere insieme 11 giocatori, le strade di Formello sono deserte.
Arriva il lampo di genio del vulcanico Lotito: allestire una squadra in un solo giorno.
Si dice che l’ultimo giorno di mercato nell’ufficio del presidente ci fu un viavai pazzesco di procuratori che proponevano giocatori. Il presidente ne analizzava i dati anagrafici e il curriculum e decideva se acquistarli o meno, senza avere neanche il tempo di visionarli in videocassetta.
Quel pomeriggio, il televideo riportava la notizia dell’acquisto in comproprietà dall’ Empoli di Tommaso Rocchi, ma niente più.
Non era esattamente l’epoca degli smartphone ed era alquanto difficile reperire notizie anche dal computer. Il pane quotidiano si chiamava Corriere dello Sport e la mattina dell’1 Settembre 2004 fu una vera sorpresa leggere che la Lazio aveva acquistato 9 giocatori in un solo giorno.
“9 giocatori,ma allora sto Lotito c’ha proprio li sordi!”
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Manco su PES.
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Pe un tifoso laziale è già un arresto cardiaco se gliene compri uno, 9 tutti insieme so davvero troppi, co sto caldo, ma sete matti, dateme na boccetta d’acqua.
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Ma chi so’?
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Sto Lotito ce farà vince la Serie A in due anni. Cit.
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Teneteve i 100 milioni spesi pe un giocatore, noi co 5 milioni se compramo mezza squadra, compresi giardiniere, magazziniere e responsabile social media, che quest’anno hanno inventato Facebook, ve lo dico io, sarà na bomba!
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Il Manchester United per 15 Milioni acquista Saha? Noi con 5 Milioni ripittamo pure tutto er centro sportivo e Saha tra qualche anno fidate che se lo prendemo aggratise!
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Il Liverpool spende 21 milioni per Cissè? Noi con 5 milioni rifamo pure i bagni dell’Olimpico e fidate che pure Cissè se lo papperemo aggratise!
–9 GIOCATORI IN UN GIORNO. Sì ma quindi, chi so’???
Perchè effettivamente fu tutto così veloce, frenetico e insolito e nonna sta a butta’ la pasta e Studio Sport non dice niente e Maccarone arriva o non arriva ma soprattutto sti ragazzi avranno abbastanza fratini pe distingue le squadre durante l’allenamento? E in tutta questa confusione la disorganizzazione dell’entrante Lotito riuscì comunque ad essere “vincente” visto che la Lazio a fine campionato raggiunse la tanto desiderata salvezza (con soli due punti di vantaggio sul Bologna retrocesso) e ad onor di cronaca anche la qualificazione alla inutilissima Coppa Intertoto per altrui rinuncia.
Ma chi erano e che fine ha fatto quei 9 giocatori? La loro permanenza alla Lazio e la loro carriera, come si è evoluta? Abbiamo provato a racimolare informazioni e stilare anche una particolare classifica con tanto di voti alla carriera.
9) BRAIAN ROBERT Il piccolo Braian da l’idea di essere finito alla Lazio per sbaglio, probabilmente per uno scambio di persone o semplicemente per ricatto di una qualche mafia argentina. La cosa che più eccitava di lui è che era descritto come trequartista, e quando un laziale sente la parola trequartista si immagina subito una tecnica sopraffina, i calzettoni rigirati alle caviglie, una fidanzata figa, 7 gol su punizione e 36 assist in campionato.
Non andò esattamente così.
Il classe ’84 non lo vide mai nessuno, se non per qualche esperienza con la Primavera. Dopodiché prestito a Catanzaro ( 7 presenze e un gol) per poi essere rispedito in Argentina dove nei restanti 5 anni di carriera metterà insieme 32 presenze nelle serie minori.
Voto alla carriera: 2
8) ESTEBAN GONZALEZ Lo spacciarono come un centrocampista d’esperienza proveniente dall’Argentina, in realtà non sembrò nulla di tutto questo: mise insieme soltanto 3 sciagurate presenze.
Esteban riuscì comunque a fare una discreta carriera dopo la Lazio, tornando in Europa al Las Palmas per un anno. Per il resto, solo Argentina. Oggi fa l’allenatore.
Si trovò coinvolto anche in un controverso caso di doping in Argentina. Segni particolari: forte somiglianza con Maxi Lopez. Speriamo per lui che almeno non abbia una moglie di facili costumi.
Voto alla carriera: 4
7) MIGUEL MEA VITALI Una delle carriere più strane del mondo del calcio.
Parte da Caracas e arriva in Italia in quel di Poggibonsi, colleziona 10 presenze e se ne torna in Venezuela.
La Lazio fiuta l’affare (SI DICE che a quel tempo fosse capitano del Venezuela) e lo riporta in Italia per non farlo mai giocare e mandarlo in prestito al Sora, dove mette insieme 6 presenze. Se ne va in Grecia al Levadeiakos poi Maracaibo (fuggire sì ma dove? Zazzà) e Lichtenstein (che non è Stephen). Quindi di nuovo Venezuela e Caracas, del quale ancora oggi è capitano.
Mette insieme anche 85 presenze con la Nazionale venezuelana ma nonostante questo nessuno lo conosce o se lo ricorda.
Voto alla carriera : 5.5 per l’impegno
6) ANTHONY SERIC Il Radu del passato. Il terzino arriva in prestito dal Verona e vede il campo ben 17 volte subentrando a Luciano Zauri e non sfigurando (oddio, non è che fosse esattamente Roberto Carlos). Il vecchio Anthony era un mix di corsa, grinta e sudore e nel suo cuore scorre sangue croato e australiano, sebbene, dopo l’esperienza all’ombra del Colosseo, sia rimasto molto legato alla capitale e spesso torni anche a visitarla.
Dopo la Lazio una discreta carriera tra Grecia, Turchia e Portogallo, oltre a 16 presenze con la Nazionale croata prima di ritirarsi nel 2014.
Voto alla carriera: 6 per la somiglianza con Radu
5) LEONARDO JOSE’ TALAMONTI Sono rimasto personalmente così tanto legato a questo calciatore da ricordarne entrambi i nomi di battesimo senza rispolverare vecchi almanacchi.
Leonardo era un Pariolino cresciuto nella Roma bene, c’aveva proprio la faccia di quello finito in un campo da calcio così, pe sbaglio. Arriva alla Lazio a 23 anni dopo essere cresciuto nel Rosario Central (incredibile, mi ricordo pure la squadra di provenienza, questa descrizione la posso fare a occhi chiusi) .
Difensore roccioso e robusto, nonostante appunto la sua faccia da buono.
Mette insieme soltanto 13 presenze ma ce ne ricordavamo molte di più e ci siamo rimasti malissimo. Uffa. Ridateci Leonardo Josè. Che tra l’altro fece anche 2 gol.
E la beffa più grande sapete qual è? Che dopo un anno al River è tornato in Italia e ha giocato 5 anni con l’Atalanta, segnando pure contro di noi.
Dopo l’esperienza a Bergamo, Rosario Central, Belgrano e Atlanta, prima di finire al Platense dove tutt’ora gioca. Ciao Leona’ me manchi!
Voto alla carriera: 7
4-3) I GEMELLI FILIPPINI Inutile dividerli, questi due hanno passato una carriera praticamente insieme.
Classe, tecnica sopraffina, fiuto del gol, lanci millimetrici, ampia visione di gioco. I gemelli Filippini non sono niente di tutto questo.
Stessa data di nascita, stessi genitori, stessa altezza, stessi piedi, stessa posizione in campo ma soprattutto stessa GRINTA!
I gemelli erano 2 ma sembravano 11, in campo non c’era pallone sul quale Antonio e Emanuele non si buttassero a gamba tesa, non c’era avversario che scampasse alle loro morsa e alla loro tenacia.
Non vengono riscattati perché non di gradimento del nuovo tecnico Delio Rossi, ma in un anno sono riusciti a lasciare un ricordo indelebile nel cuore dei tifosi laziali.
Perché nel calcio o nasci fenomeno o ti tocca fare tanto lavoro sporco e a volte anche ringraziare, salutare e dirsi arrivederci.
Voto alla carriera: 7.5+ 7.5
NOTA: Tutti i calciatori finora citati hanno trascorso alla Lazio un solo anno.
2) SEBASTIANO SIVIGLIA Uno degli ultimi baluardi di un calcio che non c’è più. Seba arriva alla Lazio alla veneranda età di 31 anni, senza mai più lasciare il biancoceleste fino al ritiro. Si toglie subito da dosso a suon di prestazioni l’etichetta di “romanista” che gli era stata affibbiata per le 5 presenze con i giallorossi nel 2001-2002.
Difensore spigoloso, temperamento forte, capitano vero. Dopo il primo anno in prestito la Lazio decide di metterlo sotto contratto definitivamente e Seba decide di cambiare la maglia numero 5 con la 13 che era di Nesta, un gesto che avrebbe potuto far brontolare il tifo laziale che tuttavia non ha mai avuto nulla da ridire.
Con la Lazio colleziona 158 presenze in campionato condite da 10 sporchissimi gol in mischia da calcio d’angolo.
Da segnalare anche la frattura di 3 dita della mano sinistra in allenamento, dovuta al fatto che aveva Kolarov e il suo sinistro deboluccio nelle vicinanze.
Dopo il ritiro ha allenato nelle giovanili biancocelesti e dal 2016 è il tecnico della Ternana primavera.
Voto alla carriera: 8
1) TOMMASO ROCCHI LALALALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA LALALALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA LALALALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA LALALALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA TOMMASO ROCCHI LALALALA
Finalmente la numero uno. Finalmente uno che ha fatto la storia per davvero. Tommaso Rocchi è il quinto miglior realizzatore della storia della Lazio e il nono giocatore per numero di presenze.
Eppure quando arrivò, nessuno poteva pronosticarne una storia cosi prolifica.
Tommaso arriva alla Lazio a 27 anni dopo alcune buone stagioni con l’Empoli ed è un piccolo barlume di speranza per il tifo laziale che in quel giorno dei 9 acquisti conosce soltanto lui, Siviglia e i Filippini (forse quelli che arrotondavano con lo spaccio di ricambi auto rubati conoscevano anche Seric).
Dicevamo appunto, nessuno si sarebbe immaginato una carriera del genere.
Attaccante moderno e rapido, prima e seconda punta, goleador o assistman, la più grande abilità di Tommaso era quella di muoversi sempre nel giusto spazio, attaccare la profondità e con precisione chirurgica mettere la palla nell’angolino, prediligendo spesso una conclusione di fino a effetto piuttosto che un tiro potente.
105 gol in 293 presenze con la maglia biancoceleste.
In quel caldo 31 agosto Lotito comprò un vecchio mazzo di carte inutili in cui trovò dei gettoni d’oro che rimarranno incastonati per sempre nel vecchio cuore dei laziali veri.
Off Topic.
L’articolo lo vorrei dedicare a mio nonno, laziale dal 1924, volato via nel Dicembre dello scorso anno. In quel caldo 31 agosto io ero con lui e mia nonna nel loro paese di origine vicino Frosinone e ricordo che il televideo continuava a parlare soltanto di Rocchi, così nonno assecondò i miei capricci e scese in piazza a comprarmi il Corriere dello Sport grazie al quale finalmente venni a conoscenza dei famosi 9 acquisti .
Scrivendo queste righe ho riassaporato quella torrida, malinconica, pazza e frenetica estate.
