Quando ci si prepara ad affrontare una squadra allenata da un certo Velazquez, nella mente di qualcuno potrebbero affiorare alcune celebri raffigurazioni di un suo celebre omonimo, noto pittore del ‘600 spagnolo che ha fatto da ispiratore per altri ancor più famosi di lui come Edouard Manet, Pablo Picasso e Salvador Dalì. Per evitare di scendere eccessivamente nell’analisi artistica e farvi chiudere l’articolo in men che non si dica, mi lancerò in una piccola sfaciolata che parte da un presupposto: il calcio è arte. E se questo è vero, perché i calciatori della Lazio non possono essere dei quadri?
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Quello a sinistra è chiaramente Inzaghi coi baffi
LUCAS LEIVA: “Gli spaccapietre” di Courbet
Cominciamo da un accostamento facile. Il bel brasiliano Lucas Leiva è arrivato solo l’anno scorso, ma verrebbe da chiedersi come abbia fatto la Lazio senza di lui per tutti questi anni. Corre, contrasta, costruisce dal basso, contrasta, combatte e contrasta di nuovo (che contrasta è stato già detto?). Ricorda proprio lo spaccapietre di Courbet, raffigurato in un dipinto simbolo del realismo francese. L’uomo che si dà da fare con il piccone fa un lavoro umile, rappresentato in maniera nuda e cruda, ma il lavoratore risulta comunque dignitoso e a suo modo solenne. Proprio come Leiva, uomo di fosforo e polmoni che da oltre un anno guida il centrocampo della Lazio.
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MILINKOVIC: “Saturno che divora i suoi figli” di Goya
Per descrivere il Sergente biancoceleste è apparsa una sola parola a caratteri cubitali: TITANO. Quando è in giornata è esattamente quello che sembra Sergej Milinkovic, un essere sovrumano in grado di umiliare, brutalizzare i propri avversari dal punto di vista tecnico e anche fisico. Proprio come Saturno, gigantesco, che si ciba di uno dei suoi figli, evidentemente molto più minuto rispetto a lui. La similitudine? Che Sergej, nell’ultima gara giocata, ha fatto un sol boccone dei poveri centrocampisti genoani.
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ACERBI: “Monaco in riva al mare” di Friedrich
“Sempre lì, lì nel mezzo. Finché ce n’hai stai lì!”. E lui rimane lì, a qualunque costo. Il nuovo Ministro della Difesa biancoceleste Francesco Acerbi, a causa dei compagni di reparto dalle prestazioni altalenanti, rappresenta un baluardo per la Lazio. Temprato dalle sofferenze del passato e fiero del fatto di esserne uscito, anche a costo di essere solo contro il mondo, l’ex Sassuolo rimane lì a fronteggiare l’ignoto al pari del “Monaco in riva al mare”. Solo una cosa conta: proteggere la porta, non farsi sopraffare e lottare con tutto se stesso. In una parola è un calciatore romantico, proprio come il dipinto di Caspar David Friedrich.
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PATRIC: “La nascita di Venere” di Botticelli
Dulcis in fundo, mancava l’esaltazione della bellezza pura. Una bellezza fine a se stessa magari, ma sublime. Non serve che la Venere faccia qualcosa, così come non ha importanza che Patric giochi: ciò che conta è guardare. Occhi azzurri lei, occhi azzurri lui. Sguardo di una tenerezza che può far pensare a dimensioni ultraterrene fatte di sogni speranzosi e cari ricordi. Un capolavoro non nasce per un motivo, nasce e basta. E per noi Gabarròn non è altro che questo.
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Articolo a cura di Lorenzo Ottaviani
