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Francia-Croazia: la finale biancoceleste (o “L’imprevedibile scontro Meghni-Vargic”)

Il classico contro il moderno, la storia contro il futuro.
Francia contro Croazia, finale inedita per un mondiale che da un lato ha sorpreso, mentre dall’altro ha confermato che alla fine arrivano le squadre vere, le squadre forti.
La Croazia è la novità, un paese moderno che nel ’98 impressionò tutti con un bronzo che valse quasi come un oro. Proprio nello stesso anno, la Francia alzò la coppa tra le mura amiche, iniziando un ciclo con una squadra di fenomeni, trascinata da Zidane e fermata (definitivamente) dagli azzurri nel 2006.
Ora, noi laziali per chi faremo il tifo? Difficile dirlo (forse nemmeno troppo).

Allora giochiamocela, cinque contro cinque, Lazio a scacchi contro Lazio transalpina.
Al sorteggio, ecco i capitani delle due squadre. Per la Francia il tatuatissimo Cissè, campione inesploso nella Lazio di Reja, fermato da un palo sliding doors nel derby poi deciso da Miro Klose. I biancorossi rispondono col Re della serata: Alen Boksic. Un grande amore dagli anni ’90, un talento cristallino racchiuso in una corazza di muscoli. Il calciatore che ha “inventato” l’Ibrahimovic del futuro, troppo forte per essere catalogato in un ruolo. Un alieno.
Il portiere per i francesi è un problema, Diakitè si era proposto ma alla fine sarà portiere “volante”.
La Croazia è in buone mani: Vargic tra i pali e si dorme tranquilli. Quasi.

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Qui Francia

La classe della Francia potrebbe fare la differenza. Coppia letale di qualità Mourad Meghni feat. Saha. Quanta grazia. Il primo è ancora, senza un reale motivo, nel cuore dei laziali. La sua gamba magrissima che faceva doppi passi incredibili non la possiamo dimenticare. Non a caso, ha vinto il nostro sondaggio. Il secondo, invece, è stato quasi motivo di contestazione negli anni che furono. Uno dei tanti rinforzi trovati sotto l’albero che non sono nemmeno mai stati scartati. Eppure a Scudetto 2000 era un fenomeno, peccato.

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Qui Croazia

La Croazia punta sui giovani. Prce – Elez è il pacchetto di ragazzetti, usati ma come nuovi, che il grande calcio ancora non ci ha dato la possibilità di ammirare. Forse un giorno avremo questo privilegio, speriamo di farci trovare pronti. Speriamo, soprattutto, che lo siano loro.
Dulcis in fundo, uno dei crack più silenziosi del calcio italiano: Seric. A Parma non andò malissimo, ma fu il classico acquisto che non cambiò praticamente nulla. Giocò poco e distrusse il sogno di molti, ovvero quello di fare uno stendardo con su scritto, a caratteri cubitali “Famo i Seric”. Lo so, è uno striscione bruttissimo. Ma lo abbiamo sognato.

Il cuore a metà

Ciani è l’ago della bilancia. Per ora, tutto sembrerebbe far pendere la situazione in favore della Croazia, Boksic è troppo forte. Ma Ciani è un falso scarso. Da molti criticato, snobbato e spesso considerato un peso, è stato invece un uomo chiave della Lazio di Petkovic, ha partecipato alla finalissima del 26 maggio e si è fatto espellere nella nebbia di Torino, senza alcuna ragione reale, dopo pochissimi minuti dall’ingresso in campo. Sono dati da tenere in considerazione.
Rileggendo i nomi, tolto il “Terribile” Boksic (così lo chiamò un romantico Guerin Sportivo del’98 dopo la vittoria di uno dei quattro derby in un anno), sembra che la scelta sia abbastanza ristretta.
Ce la faranno il funambolo Meghni, lo scultoreo Ciani e il Rodman del calcio Cissè a portare i nostri cuori dalla parte dei Bleus? Molto, molto difficile.

Alla fine, resta solo una domanda. Storica, scomoda, ma terribilmente attuale: preferireste riavere la Gioconda o riportare Fiume nella cartina dell’Italia?

Noi, da parte nostra, preferiremmo riavere Meghni in squadra insieme a Seric. Per fare finalmente i Seric, una volta tanto.
O forse no.

Articolo a cura di Daniele Ercolani

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