Uno 0-0 per cui avremmo firmato un secondo prima del fischio d’inizio e per cui abbiamo rosicato malamente al fischio finale. Si può riassumere così questo Lazio-Milan. Tutti ce lo saremmo aspettati diverso a causa di un Superman da 26 gol in 28 partite. Per Piatek, prima della sfida contro i biancocelesti, la media gol in rossonero era di una rete ogni 55 minuti. Prima della Lazio, però. Prima di incontrare la sua Kryptonite, Francesco Acerbi.
“Una serata difficile” e accanto la foto con Acerbi. Coincidenze? Noi non crediamo.
Di soprannomi a Piatek ne sono stati affibbiati tanti, da Robocop a Pistolero. Superman è tutto nostro, piuttosto banale. Allora ne inventiamo un altro. Piatek come Casper: in campo non l’ha visto nessuno. E Acerbi? Acerbi è il Signor Lion (Wolf non ci piace), risolve problemi.
Ce lo immaginiamo così un dialogo tra il numero 33 ed Inzaghi:
A:“Tuussei…Simone, giusto? La squadra è tua?”
I:“Sì, proprio così”
A:“Sono il Signor Lion, risolvo problemi”
I:“Ah bene, ne abbiamo uno”
La smettiamo di sfaciolare, promesso.
Lazio-Milan non si presentava nel migliore dei modi. Bastos viene lanciato nella mischia con mezzo allenamento nelle gambe (anche al 100% non è che brilli di luce propria ) e Patric è reduce da diverse sedute di riabilitazione psico-fisica dopo le legnate prese da Farris a Siviglia. Se poi davanti hai l‘attaccante più in forma d’Europa il pallottoliere può accompagnare solo.
E allora com’è che nel post partita si parla solo della bellezza di Patric e dell’ottima prestazione di Bastos?
Motivo numero 1: Francesco Acerbi
Tutto ciò che non è de Vrji: guerriero, leader, campione. Acerbi arriva alla Lazio in punta di piedi, lo stesso modo in cui è scappato con la coda tra le gambe l’olandese (di cui non parleremo mai più, forse), e con un’eredità pesantissima sulle spalle. Un macigno che avrebbe spezzato uomini di ferro, ma non lui.
Come spesso accade a Roma, si venerano figurine e si snobbano i calciatori. A Roma Termini non c’è nessuno ad aspettarlo e ripensandoci adesso fa quasi sorridere. Perchè Francesco è uno di quelli che ha dovuto lottare con i mugugni e le perplessità di un ambiente in grado uccidere chiunque, ma non lui.
Poi Acerbi le gioca tutte, cazzo, quasi tutte. Quel rosso a Napoli è un’ingiustizia che il Leone trasforma in un punto da cui ripartire ancora. Salta la Juve, ma poi è sempre presente e sopravvive all’ecatombe di adduttori che ha colpito tutta la difesa. Tutti, ma non lui.
Motivo numero 2: Francesco Acerbi
E pensare che – da quando è in biancoceleste – il suo unico errore macroscopico ha favorito proprio un gol di Piatek. Da quel Lazio-Genoa a questo Lazio-Milan di acqua sotto i ponti ne è passata. L’Italia del calcio ha scoperto un talento mostruoso ma ha continuato a sottovalutarne un altro. Almeno fino alla nuova sfida, al nuovo Acerbi vs Piatek.
Dopo la semifinale d’andata è stato impossibile per chiunque non notare Francesco Acerbi. Anche perchè accorgersi di Piatek sarebbe stato più difficile di trovare una vocale nel suo nome di battesimo (via aiutiamo noi: Krzysztof). Il polacco non l’ha proprio strusciata, diciamocelo, complice l’ennesima partita perfetta del nostro pilastro difensivo. Quasi una novità per tutti i non laziali, una normalità per noi.
L'equilibrato duello tra Francesco Acerbi e Krzysztof Piatek
Pubblicato da Gielle su Mercoledì 27 febbraio 2019
Tuttavia tentare di “normalizzare” un difensore del genere è una pratica da invidiosi, qualcuno ci ha provato ma dovrà scontrarsi con la dura realtà. Comunque meno dura di un contrasto di Acerbi.
Motivo numero 3: Francesco Acerbi
Acerbi è l’anti Piatek. È più laziale di quanto ci si possa immaginare. Non per via di strane simpatie adolescenziali, quelle che escono fuori sempre al momento di un nuovo acquisto (ce lo avrete presente “Tifavo squadra x fin da bambino”, certo, come no).
No. Acerbi è laziale perchè è di nicchia. Un campione che passa sottotraccia, uomo e calciatore di un livello superiore. Prima di Lazio-Milan tutti o quasi avevano i riflettori puntati su Piatek, l’uomo copertina. Tutti o quasi ci siamo immaginati impallinati dal Pistolero e a fine partita tutti senza il quasi abbiamo rosicato per lo 0-0. Di Casper nessuna traccia e l’uomo meno atteso, meno nominato, meno calcolato nei salotti ha risolto anche questo problema.
Un problema indecifrabile per gran parte dei fenomeni della Serie A.
E quindi per una sera, anche se di sfuggita e con la coda dell’occhio, Acerbi è stato visto per quello che è. Un top player. Un calciatore talmente grande da far credere a tutti che Patric e Bastos siano dei difensori, solo per aver giocato al suo fianco. Acerbi è il Signor Lion di mister Inzaghi.
Un campione nel risolvere problemi.
