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Formello, la partitella che nessuno ha mai visto

Aahhh che bello finalmente è finita la pausa per le nazionali. Aahhh che bello abbiamo anche vinto contro l’inter. Aahhh che bello abbiamo vinto anche contro la SPAAaah no scusate, ci siamo fatti prendere troppo dall’entusiasmo. Comunque dicevamo, finalmente quella maledettissima pausa per le nazionali è finita. Sopravvivere nel durante infatti, non è un’impresa semplice. C’è chi si è annoiato, chi ha provato a divertirsi, chi ne ha approfittato per passare un po’ di tempo con la propria ragazza\o  e chi invece una fidanzata\o  non ce l’ha e per colmare quel senso di vuoto si è improvvisato appassionato di curling, di golf o di hockey (aho, ma lo sai che esiste pure il fantahockey? È figo eh).  Sicuramente noi facciamo parte di quelli che si sono annoiati e che hanno trovato nel golf l’unico modo per non pensare alla Lazio, mentre dalle parti di Formello se la sono spassata, ed anche di brutto. Pare infatti che in gran segreto sia stata organizzata una partitella mista, che nessuno ha mai visto, tra staff e giocatori a cui hanno partecipato anche Inzaghi, Peruzzi e Tare. Un 8vs8 che ha visto come protagonisti:

SQUADRA DEI VERDI: Peruzzi, Luis Felipe, Acerbi, Lulic, Romulo, Cataldi, Luis Alberto, Inzaghi.

SQUADRA DEI ROSSI: Strakosha, Patric, Wallace, Durmisi, Berisha, Correa, Caicedo, Tare.

Risultato? La squadra dei verdi si è imposta sui rossi con un romanzesco 7-1.

Ma come sono andate le cose?

A dirigere la partitella, in veste di arbitro e allenatore, Marco Parolo. Lo stacanovista laziale e fedelissimo di mister Inzaghi. L’uomo tutto fare: quinto di centrocampo, regista, difensore, insomma ovunque lo metti sta. Anche in panchina. Non ce ne voglia Farris, ma come secondo, al fianco di Simone, noi ce lo vediamo davvero bene.

RIZ(L)A BONITA

Migliore in campo nei rossi incredibile ma vero, Rizla Durmisi. Il danese dopo aver salvato sulla linea di porta un tiro di Lulic, avvenuto dopo un rinvio sbagliato di Strakosha, causato da un retropassaggio di Wallace, con un tunnel su Romulo (che alla fiera mio padre comprò) è emerso dalla depressione nella quale sembra essere affondatoed ha servito a Correa l’assist del gol che ha aperto la partita (si ok gol inutile, ma questo non glielo diciamo). Chi invece si è dimostrato ancora  una volta inadatto è stato Valon Berisha, che per tutta la partitella ha pensato solo alla grigliata finale. Inutili i continui tentativi per incitarlo da parte di Parolo: “Vai Valon, vai!!”

INGAHI-LUIS ALBERTO FANNO TUTTO LORO

Nei verdi invece, chi se l’è cavata bene, non poteva che essere il nostro Mister. Consueta maglia numero 21 sulle spalle, rimasta orfana di un Milinkovic impiegato con la sua Serbia, ( che non sia questo il  vero motivo del ritorno al gol del Sergente?), solita grinta e un feeling niente male con Luis Alberto, che si dimostra fin da subito particolarmente ispirato segnando uno dei suoi 3 gol (poporopo poporopo, scusate ci parte in automatico) direttamente da calcio d’angolo, esaudendo finalmente il sogno di tutta una vita. Esultanza polemica per lui, che poi si ricorda che è solo una partitella in famiglia. Nel finale c’è gloria anche per Danilo Cataldi, che con un tiro dalla distanza segna il gol del 7-1.

 

 

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Simone Inzaghi è figlio unico! Simone Inzaghi è finalmente figlio unico. Ci ha messo quarantatré anni esatti, molti dei quali vissuti con la scomoda compagnia di un suffisso diminutivo che rendeva ogni cosa bella un po’ meno bella, ogni gol un po’ meno gol, ogni vittoria un po’ meno vittoria. Avevano deciso di chiamarlo in modo cacofonico:Inzaghino. Qualunque cosa avrebbe fatto, l’avrebbe fatta non perché determinato, o bravo, o pure fortunato, ma da fratello di Pippo Inzaghi, privilegiato rispetto a lui anche nel soprannome: lui, il fratello maggiore, era Super Pippo, incarnazione dell’idea sorridente di un supereroe in calzamaglia e con le arachidi nel cappello. Un personaggio goffo a cui bastavano delle noccioline americane per acquistare poteri, mentre a Pippo, il calciatore, bastava mettere una maglia e le scarpe bullonate per diventare un bomber nonostante l’andatura caracollante, l’equilibrio instabile, la tecnica grezza. Pippo Inzaghi aveva il fascino di un attaccante che, per tipo di corsa, controllo e tocco del pallone e coordinazione non avrebbe potuto segnare eppure lo faceva, si era preso tutto lo spazio sul palcoscenico, lasciando a chi portava lo stesso cognome, ma arrivava dopo, l’ultimo angolo in fondo, quello in cui ti vedono solo se sei davvero bravo. Altrimenti resti Inzaghino. Però la sua è una bella carriera, non una carrierina. Facciamo al posto suo: ha segnato quattro gol in una sola partita di Champions League (contro il Marsiglia)È il migliore marcatore della Lazio nelle competizioni europee, E segnò il primo gol della Lazio il 14 maggio del 200o, contro la Reggina, prima che si scatenasse il diluvio a Perugia, che affondasse la Juve e che si materializzasse l’impresa memorabile di uno scudetto in differita. è il 9 aprile del 2016 Quando Simone-il-fratello-di-Pippo-Inzaghi si mette a guidare i grandi La Lazio! Dove vince derby e per poco sfiora la Champions League e vince una Supercoppa Italiana 🇮🇹❤️ Ci sono voluti quarantatré anni, ma la storia si è capovolta. Ora si parla di lui. Di Simone Inzaghi. Suona pure bene, così. Auguri a Simone Inzaghi e buona fortuna 🍀 🎂#simoneinzaghi #lazio

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(“Vai Valon, vai!”)

Ma non è tutto oro quel che luccica, e come in ogni partitella tra amici, non sono mancate varie diatribe e semi-risse ( per fortuna che Radu era fuori a comprare le birre!).

A farne le spese non poteva che essere lui: Patric. Conseguenze? non convocato contro l’Inter, la scusa della febbre era solo un modo per depistare il vero motivo della non convocazione: sembrerebbe infatti che Simone Inzaghi si sia legato al dito una scivolata che gli ha impedito di siglare il suo quarto gol.  Ipotesi che prende conferma da una telefonata intercettata tra Lotito e Inzaghi, in cui il tecnico piacentino tuona: “ Patric? Lui per come si è comportato deve stare fuori, devono giocare gli altri. Non è che senza Patric non si va in Champions. Patric fa la differenza? La differenza la fanno S.Ramos  o Piquè, non Patric. Punizione durata soltanto una giornata, che però, evidentemente non è servita a fargli capire la lezione.

(“Vai Valon, vai!”.). Niente.

TARE PER FAVORE LASCIA STARE

A proteggere i pali dei fratinati in verde, non poteva che essere Angelo Peruzzi, che fa sedere in panchina il protero proto, protovero povero,  |oh!|  il p-o-v-e-r-o  P-r-o-t-o (diamine, che fatica!) negandogli anche l’unica ed effimera possibilità di essere titolare in qualcosa. Nonostante le rughe e qualche chilo di troppo, non sono mancate le sue vecchie prodezze, (in fin dei conti la classe non va mai in pensione),parate che però non hanno di certo fatto felice Igli Tare, che più volte si è visto negare il gol e questo non ci rende affatto tranquilli. Vero Panucci?.

 

(“Vai Valon, vai!”)

Alla partitella  in famiglia doveva partecipare anche  Stefano De Martino, al posto di Lucas Leiva (occupato con Alberto Moreno per convincerlo a venire nella Lazio), giusto per rispettare la tradizione di un biondo in regia, ma il responsabile della comunicazione era troppo impegnato a gestire il suo nuovo profilo instagram, preso d’assalto da centinaia di followers impazzite, scambiatolo per l’omonimo ballerino. A proposito, ancora non lo seguite? È giunta l’ora di rimediare.

Sconosciute invece le motivazioni per l’assenza di Manzini.

Epilogo

Radu torna con le birre. Parolo fischia la fine della partita. Mentre Berisha, che aveva mal interpretato le parole di Parolo ( scusate il gioco di parole, ok adesso basta.), era già uscito dal campo e fatto fuori due bistecche. Probabilmente gli altri, non avranno gradito.

Alla Lazio dunque, sanno davvero come divertirsi, ma alla prossima pausa però chiamate anche noi!

 

(Articolo a cura di Martina Pietronzini)

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