Alzi la mano chi si ricorda di lui. Riccardo Bonetto è uno di quei giocatori transitati su sponda biancoceleste, arrivati un po’ per caso e andati via senza lasciare traccia.
Eppure le qualità le aveva anche.
Riccardo cresce nel settore giovanile della Juventus e a 19 anni viene mandato in prestito a Novara , in C2, per farsi le ossa.
Da lì inizia un lungo girovagare (Fermana, Beveren, Arezzo, Empoli, Ascoli , Lucchese e di nuovo Empoli).
Proprio dalla seconda esperienza in Toscana, Riccardo comincia ad acquisire una certa popolarità nel panorama nazionale, diventando un titolare fisso e collezionando 53 presenze tra A e B.
L’arrivo alla Lazio
La Lazio fiuta l’affare e lo acquista nell’estate del 2006.
Brutto stop per la carriera del terzino di Asolo, catapultato in una realtà piu’ grande di lui ma molto disorganizzata.
Erano i primi anni di gestione Lotito che cercava di far quadrare il bilancio e ripianare i vecchi debiti, provando a pescare dal mazzo alcuni jolly.
Beh , Riccardo non fu uno di questi : soltanto 3 presenze in campionato dove sull fascia sinistra capitan Luciano Zauri la faceva da padrone, e 6 presenze in coppa dove tra l’altro non sfigurò.
Ricordo ancora proprio in una partita di coppa che mio padre mi chiese : “Ma perchè sto Bonetto non gioca mai?” . Boh.
Siamo tutti un po’ Bonetto. O lo siamo stati in qualche frangente della nostra vita. Quando ci è capitato di essere bravi, di fare il nostro compito, senza sfigurare mai… ma per qualche motivo assurdo non veniamo scelti. #jesuisbonetto #jesuisluisalberto #jesusipatric #jesuisvargic?
E da lì cominciai ad affezionarmi a lui, la domenica attendevo trepidante l’inizio del match, sperando che Zauri avesse una colite, o che so, placche alla gola o un unghietta incarnita, ma niente…
Riccardo rimase solo una meteora.
Il mago delle promozioni
Nel 2007 ritrova grande continuità in B col Bologna, lo stesso anno dopo a Livorno sempre in B, e in entrambi i casi raggiunge la promozione in serie A.
Torna alla Lazio da epurato e ci rimane per un anno senza mai scendere in campo (tra l’altro il titolare sulla fascia sinistra non era più Zauri ma Kolarov).
Farà poi causa a Lotito e troverà l’accordo per svincolarsi e andare a giocare nel Bassano Virtus dove rimane solo per 6 mesi.
La fine col calcio che conta e il ritiro
Dopodichè transita per la Fersina Perginese e nell’estate 2013 firma per l’ Istriana (Eccellenza).
Chiuderà li la sua carriera nel luglio del 2016 ma continuando ad avere rapporti con la suddetta società in quanto vice allenatore della prima squadra e tutt’oggi allenatore delle giovanili, cosa che lo appassiona molto.
E voi direte dunque, tutto qua? Il classico giocatore che a fine carriera continua a calcare i campi allenando dei ragazzi, magari anche senza aspirare a grandi traguardi, solo per il gusto di allenare. Eh no. C’è di più.
Eh si perché ho avuto il piacere di conoscerlo qualche tempo fa il caro Riccardo.
Si presentò nel ristorante che gestivo per una cena d’affari, potete ammirare la nostra compostezza dopo alcuni litri di Limoncello.
Riccardo è stato lesto e lungimirante, non è mai stato uno dei quei calciatori “spendaccioni”.
Nella vita oltre ad allenare i bambini si occupa di imprenditoria, ha fondato una sua azienda che produce scarpe, devo dire, di alta classe.
Lui stesso è molto distinto ed umile, mi dice che di solito non viene riconosciuto e quando gli chiedo una foto rimane quasi perplesso, come a dire “Sei uno dei primi che mi chiede una foto insieme”.
Riccardo Bonetto ha classe, come quando in un Olimpico forse troppo grande per lui, correva sulla fascia come una tigre e col suo grande mancino dispensava cross di alta qualità.
In fondo le qualità le ha sempre avute,f orse non ci ha creduto fino alla fine, forse non è stato fortunato, forse ha trovato giocatori di livello un pochino superiore a contendersi il posto con lui. Forse. Perchè in fondo un Kolarov è soltanto un Bonetto che non si è mai arreso.


