Felipe ci ha prima uniti, poi divisi. Anzi, ci ha prima uniti negativamente, dopo lo abbiamo amato… e poi?
Poi non si capisce. I suoi difensori più accaniti lo hanno difeso a spada tratta, anche dopo Lazio – Genoa e il parapiglia con Mister Inzaghi. Altri no, non gliel’hanno perdonata. Le passeggiate svogliate nella semifinale di Milano, l’apatia bifase proprio contro i rossoblu e la classifica inclemente: gol pazzesco ma inutile contro l’Inter e una sconfitta sulla coscienza quando alla Lazio manca un solo maledettissimo punto.
Questa mattina Felipe si è svegliato a Londra, città meravigliosa, della quale vuole diventare una leggenda.
We've got #ThatFelipeFeeling! pic.twitter.com/QbaxJI3ZP5
— West Ham United (@WestHamUtd) July 15, 2018
Ma della Lazio, l’ha mai voluta essere una leggenda?
Da ieri in poi, i quotidiani lo ripropongono come fenomeno, come qualcosa di perso da una Lazio che aveva bisogno di lui. Questa è un po’ la sindrome del tifoso biancoceleste: non fa profeti in patria propria ma una volta lasciati andare, arrivano i rimpianti. Ormai lo sappiamo, dall’altra parte basta un figlio d’arte per titoloni cubitali, da noi basta la cessione del terzo portiere per farci venire la tremarella.
Ma la colpa è anche nostra.
Dopo l’ennesima maglietta asciutta a fine gara di Felipe, molti di noi sembravano stanchi, stufi di tanta svogliatezza. Oggi, appena arrivato l’aereo nel Regno Unito, eccoci qui a leggere e parlare di un mostro, di qualcosa di prezioso, quasi regalato agli Hammers.
Allora fermiamoci, vediamo i due FA vissuti nell’esperienza a Roma. Dottor Jekyll e Mister Hyde, per un campioncino ormai venticinquenne che farà parlare di sé nella capitale per molto tempo.
Atto 1 – Ma è arrivato alla Lazio Felipe Anderson?
Dopo varie sessioni di mercato con fumate nere, Anderson arriva alla Lazio come l’amico simpatico di Neymar. I due al Santos hanno fatto faville e sembra che i destini siano già scritti per entrambi. Non sarà così: O’Ney spacca tutto al Barcellona, Felipe colleziona solo 13 presenze e veramente sembra quasi un ologramma.
Atto 2 – Abbiamo scoperto una stella
Che in tutto il firmamento è sempre la più bella, direbbe Tony Malco.
Sboccia in una fredda serata meneghina e non si ferma più: gol, assist, gol al derby, narcisismo puro.
È incontenibile e trascina la Lazio di Pioli alla soglia della Champions, saranno solo i preliminari a fermare i biancocelesti.
È Il nome che gridano tutti, è il fenomeno nascente ma ogni partita che gioca sembra perdere qualcosa: l’anno dopo inizierà la discesa.
Atto 3 – Proteggi questo ragazzo
“Proteggimi perché io sono uno di quelli che se a calcio sbaglia il primo pallone, butta via tutta la stagione e non si riprende più”
Così sussurra Tommaso Paradiso e forse parla proprio di Felipe Anderson.
Dipende. Se parte bene è una furia, non si tiene. Se parte male, apriti cielo. Ha fatto la fortuna delle case farmaceutiche per l’incredibile vendita di prodotti contro l’acidità di stomaco.
Non si capisce cosa succeda nella sua testa ormai piena di ricci stile Ronnie 2.0 dopo la cura per la cute, non so se lo ricordate.
Passa in un baleno dall’essere l’uomo in meno a quello che ti può mandare in Champions o in finale di Coppa. L’immagine che ricorderemo è quella della sua corsa fiera contro l’Inter, testa alta e felice ma per un gol che non conterà niente. Forse è giusto così, forse no.
Abbiamo avuto giocatori con meno talento che ci hanno fatto gioire e hanno innescato cicli pazzeschi, come Gottardi, e baby fenomeni che devono ringraziare la grottesca fluidità di Jordan Lukaku se qui a Roma hanno alzato gli occhi al cielo con una coppa tra le mani.
Ciao Felipe, ci mancherai quando andremo male e non ti nominerà nessuno quando vinceremo.
È il calcio, non te la prendere.
