“Che cos’è la mossa Kansas City?”
“La mossa Kansas City è quando guardano a destra e tu vai a sinistra.”
“Non l’ho mai sentita!”
“Eehh… Non è che se ne parli tanto. Alla fine colpisce chi non vuol sentire. Questa in particolare è in preparazione da quasi 15 anni.“
“Quindici anni eh!?”
“Non è una cosa da poco. Richiede una grande programmazione. Coinvolge un bel po’ di persone. Persone collegate solo da un evento insignificante. Una soffiata nella notte, in uno stadio che non dimentica. Anche se tutti ne avrebbero voglia.”
Scacco matto alla Vecchia Signora
Per sfatare un tabù ci vuole qualcosa di speciale. Per sfatare un tabù e conquistare un fortino apparentemente inespugnabile ci vuole qualcosa di raro. La Lazio sabato ha messo in campo tutto ciò che serve per prendersi lo scalpo del guerriero più forte, nella sua terra. Quella più ostile e inospitale possibile. Ha sfruttato gli episodi favorevoli del match. Ha colpito il fianco più debole dell’avversario. Soprattutto, ha perseguito un disegno strategico coerente e ben preciso dall’inizio alla fine. Oltre la gioia incontenibile, oltre le polemiche, il Var, la fortuna e gli applausi. Oltre tutto, c’è stata una Lazio lucida, cinica e forte come non mai che ha battuto la Juventus grazie a 3 fattori fondamentali.
1. Solidità difensiva
Forse se ne sta parlando poco, perché lo spazio maggiore se lo prendono gli attaccanti con i loro gol e le loro giocate decisive. Ma c’è da elogiare una fase difensiva che sta reggendo egregiamente tutta la struttura di squadra e che a Torino in particolare è stata quasi perfetta. Questa Lazio è una squadra estremamente equilibrata che concede poco agli avversari e non si fa mettere sotto da nessuno.
Merito di Inzaghi e del lavoro quotidiano che fa assieme al suo staff, nella preparazione di ogni partita. Contro la Juve l’allenatore piacentino ha formato una vera e propria diga in mezzo al campo per arginare gli attacchi bianconeri in quella che è la zona più pericolosa, facendo di fatto dirottare la maggior parte delle azioni offensive avversarie sulle fasce (in particolare sulla sinistra, dove Asamoah e Mandzukic ci hanno creato difficoltà soprattutto nel primo tempo). In questo è stato fondamentale l’apporto di Lucas Leiva: meraviglioso nel suo lavoro di scudo della cerniera centrale, rapido e attento nelle marcature preventive, ordinato e pulito nella trasmissione del pallone.
Merito di una difesa a 3 che sembra aver trovato i meccanismi giusti e le spaziature più adatte per muoversi in sincronia e agire come un corpo unico sia in fase di impostazione che in fase di protezione dell’area. Il sistema con i 3 centrali dietro e il mediano davanti a loro sta funzionando bene, esaltando le doti individuali di calciatori cui l’abito cucito dal mister si attaglia alla perfezione. Radu e Bastos sono gli interpreti ideali per i ruoli di centrale di sinistra e di destra: aggressivi, veloci, sempre pronti a difendere in avanti nei mezzi spazi e ostici dal punto di vista fisico. Più sereni anche, perché a comandarli in mezzo c’è un de Vrij a tratti superlativo. Un difensore che spicca su tutti gli altri per intelligenza, capacità di lettura del gioco, scelte tecniche. L’olandese è il leader imprescindibile della retroguardia biancoceleste perché sa fare tutto ciò che si chiede a un centrale di una difesa a 3. Contro la Juve ha quasi completamente neutralizzato Higuain (tranne che nell’occasione del buco lasciato subito dopo il pareggio), e in generale quest’anno sembra garantire maggiore affidabilità anche contro i grandi attaccanti del campionato (situazioni che in passato ha invece spesso sofferto).
E poi ci sarebbe questo ragazzone, per il quale facciamo parlare le immagini perché ogni parola risulterebbe inadeguata.
2. Ripartenze letali
Una delle armi più efficaci a disposizione della Lazio di Inzaghi è sicuramente quella delle ripartenze in campo aperto (aspettando Felipe Anderson e il miglior Nani). Allegri lo sapeva e per questo ha rinfoltito il centrocampo con giocatori muscolari e dinamici. Non è bastato, evidentemente. La tecnica e la padronanza di gioco dei nostri hanno avuto la meglio alla lunga e in transizione abbiamo creato grosse difficoltà alla Juve che non sapeva se fare densità centralmente o preoccuparsi delle avanzate laterali (in verità, abbastanza limitate per l’occasione con un Lulic inadeguato e un Marusic più bloccato del solito). La Lazio si è dimostrata ancora una volta una squadra capace di variare il registro d’attacco all’interno della stessa partita, se non della stessa azione. Siamo forti e imprevedibili perché possiamo andare in verticale alla ricerca della profondità o nell’uno contro uno sugli esterni quasi con identico grado di pericolosità, sfruttando al meglio la triplice fonte di gioco in fase di avvio dell’azione (Leiva-Luis Alberto-Milinkovic) e le combinazioni del triangolo magico in fase di rifinitura (Luis Alberto-Milinkovic-Immobile). Per non farci mancare niente, possiamo sempre contare sugli inserimenti dell’instancabile Parolo (contro la Juve più impegnato a difendere) e sul dominio aereo di Milinkovic-Savic (grande secondo tempo il suo, un gigante ogni volta che decide di fare sul serio e mettere da parte ricami troppo leziosi).
3. Condizione atletica e personalità
Con Milinkovic e il suo strapotere fisico ci colleghiamo al terzo e ultimo punto, quello riguardante lo stato psico-fisico della squadra. La Lazio sta benissimo e si vede. Per larghi tratti della partita abbiamo surclassato fisicamente una squadra che del predominio atletico ha fatto una sua bandiera negli anni, vincendo praticamente tutti i duelli individuali in mezzo al campo e sfruttando chirurgicamente le loro debolezze difensive. I filtranti in verticale hanno fatto a pezzi gli uomini di Allegri, le ripartenze avvolgenti hanno rappresentato una minaccia costante all’interno di un contesto tattico in cui non abbiamo mai buttato il pallone e, anzi, abbiamo spesso dettato il ritmo della partita (anche in un primo tempo non entusiasmante ma sostanzialmente equilibrato che lasciava presagire cose buone).
Tutta la tensione verticale della Lazio: de Vrij avanza palla al piede in conduzione e taglia le linee con un ottimo laser-pass; Milinkovic riceve col destro, si gira in mezzo secondo e va subito in verticale di sinistro per Immobile con un filtrante calibrato al contagocce
Negli ultimi anni, soprattutto allo Juventus Stadium, abbiamo perso quasi senza opporre resistenze, mostrando una innocuità offensiva imbarazzante. Sabato la storia è cambiata perché è cambiato innanzitutto l’atteggiamento della Lazio: sfrontato, consapevole, maturo. In poche parole, da grande squadra.
Bonus
“Charlie Chaplin partecipò a un concorso per sosia di Charlie Chaplin a Montecarlo e arrivò terzo…
a. Fortuna o culo o destino
Chiamatelo come volete, ma non si vince senza quello a Torino contro la Juve. E comunque, tolto il palo di Dybala, la traversa di Higuain è stata una gentile concessione di Strakosha. E il rigore sbagliato al 95esimo (e oltre) va sotto la casella ‘errore’, non sotto quella ‘sfortuna’.
b. Immobile
Se è per questo a Torino contro la Juve non si vince nemmeno se non hai un Ciro Immobile formato scarpa d’oro-capocannoniere-superbombermegagalattico. E noi ce l’abbiamo. Stacce!
…Quella è una storia assurda.” Non la Lazio che batte la Juventus in trasferta.
