Ricomincia l’Europa League, ricominciano i sogni, le sofferenze, l’ansia, le imprecazioni…forse non è poi così positiva la cosa. Soprattutto perché i biancocelesti affronteranno l’ostico Siviglia, che di Europa League ne sa giusto qualcosina. Soprattutto perché una volta il “Siviglia” la Lazio lo schierava in difesa, Sebastiano ovviamente. Con circa 5 anni, 158 presenze, 10 gol segnati in Serie A e tanta esperienza acquisita in Champions League con l’aquila sul petto ci sembrava l’uomo più adatto per parlare dell’incontro di giovedì prossimo Lazio-Siviglia. “Siviglia dice la sua sul Siviglia” era un titolo da non farsi scappare.
Ecco quindi le domande serie che gli abbiamo fatto prima di non riuscire più a trattenere la battuta finale:
– Nel 2009 ha vinto la Coppa Italia da titolare con la Lazio riportandola alla vittoria in Italia dopo diversi anni. Da lì in poi la Lazio ha sempre tenuto molto a questa competizione, fino ad arrivare al famoso 2013. Pensa che la Lazio debba sempre tenere come obiettivo primario quello di vincere la Coppa Italia, che è invece spesso snobbata da tante squadre? Quest’anno, con l’uscita di Juve, Inter, Napoli e Roma quante possibilità ha di vincere?
– In passato la Coppa Italia era considerata una competizione in cui le squadre di prima fascia tendevano a far giocare le seconde linee, di conseguenza si cercava di dare minutaggio ai giocatori meno utilizzati. Oggi si affronta con un altro piglio la competizione, specialmente negli anni in cui giocavo io e vincerla significava avere anche un pass per l’Europa, era un vantaggio enorme. Oggi può essere alla portata della Lazio: il club sta bene e può approfittare dell’uscita di alcune squadre titolate.
– Si dice che in Italia ci siano le migliori difese, più organizzate dal punto di vista tattico; quanto sarà importante non subire gol in Europa League contro il Siviglia soprattutto nella partita di andata in casa?
– Le squadre italiane pongono molta attenzione al tatticismo, non solo in difesa ma in tutti i reparti; in Europa si affronteranno due culture calcistiche diverse. Sarà fondamentale non subire gol in casa per andare poi a giocare a Siviglia, campo difficilissimo, con la possibilità di esprimere il proprio calcio senza dover rincorrere. Subire gol renderebbe la qualificazione più ostica. Nonostante il Siviglia sia una grande squadra il passaggio del turno non è impossibile per la Lazio che ha subito un momento di difficoltà ma ora sembra esserne uscita grazie alla buona prestazione contro la Juventus e la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia ai danni dell’Inter. Può aver dato morale alla squadra e la spinta necessaria per affrontare la partita di giovedì nel modo giusto. L’Europa League può offrire alla Lazio la possibilità di dare una svolta alla stagione, i biancocelesti devo pensare ai 180 minuti e affrontare la sfida col piglio giusto. I primi 90, in particolare, saranno fondamentali, poi si potrà avere la possibilità di aggiustare il tiro nella gara di ritorno.
– Rimanendo in tema Europa League, l’anno scorso la Lazio è uscita subendo 4 gol in pochi minuti contro il Salisburgo. Che cosa è successo e come si possono evitare certi blackout?
– Purtroppo nessuno può evitare certi cali di tensione che a volte possono accadere a tutti, anche alle grandi squadre. Si pensa spesso di poter fare una buona partita di andata vincendo con più gol di vantaggio e mettere la qualificazione in tasca, ma non è così. Bisogna dare sempre il giusto peso al risultato dell’andata, ma le gare di ritorno possono nascere male creando situazioni in cui la squadra che deve recuperare ci mette l’anima e invece la squadra in vantaggio si trova ad affrontare una partita che non aveva preparato. Possono esserci quindi delle leggerezze e blackout che compromettono quanto di bene fatto in precedenza.
– Inzaghi sembra voler insistere sul 352 nonostante la difesa non convinca sempre, secondo Lei è uno schema che valorizza gli uomini a disposizione o si potrebbe tentare altro?
– Penso sia giusto che la Lazio continui con questo modulo: il progetto in questa stagione è iniziato così e gli uomini scelti sono adatti. Poi ovviamente ci sono varie interpretazioni, gli uomini possono cambiare e hanno una propria e soggettiva interpretazione del ruolo. La squadra si riconosce nel 352, è giusto andare avanti così. Non è detto che se non arrivi qualche risultato sia necessario cambiare modulo: la squadra è impostata, il progetto è stato imbastito in questo modo, in caso toccherebbe pensarci prima e intervenire di conseguenza sul mercato per avere nuovi interpreti. La Lazio ha iniziato con il 352 e penso che terminerà anche la stagione nello stesso modo.
– Passando alle domande serie, se potesse cambiare il suo cognome che squadra sceglierebbe?
– Il cognome è quello giusto per me, rappresenta una bellissima città spagnola e senza alcun dubbio un ex calciatore fortissimo (ride, ndr.): ne vado orgoglioso. Ci sono belle storie dietro sia dal punto di vista culturale, quindi la città, che quello umano, calcistico, che mi rappresentano. Me lo tengo stretto il mio cognome.
