Ancora un portierone anni ’90 a parlarci della Lazio, di Strakosha e del sistema portieri in Italia.
Fernando Orsi, ex portiere di Siena, Parma, Lazio, Arezzo e ancora Lazio fino alla fine della carriera come calciatore, in panchina lo abbiamo visto prima con Mancini e poi come “primo” al Livorno.
Fu l’erede di Pulici e chiuse lasciando il testimone a Marchegiani. Dal 1982 al 1998, copre una bella fetta di storia biancoceleste.
Fernando, dal “suo” calcio il ruolo del portiere è cambiato molto. Cosa ne pensa dell’impostazione che viene data ai portieri di nuova generazione e quali sono le differenze rispetto agli anni 80/90?
C’è stato un cambio radicale. Oggi il portiere è parte della squadra, partecipa attivamente alla costruzione del gioco. I miei dubbi risiedono sulla preparazione tecnica, vediamo portieri in difficoltà con tiri da fuori, errori tecnici e molte respinte rispetto a pochi palloni bloccati. C’è troppo lavoro in funzione del gioco con i piedi che tra i pali.
Strakosha. La Lazio sta puntando su questo giovane ormai da 3 stagioni. Ha subito critiche nel post Lazio – Juve ma contro l’Inter ha sfoderato una grande prestazione. Cosa ne pensa di questo ragazzo?
Sono tre campionati che Strakosha difende la porta della Lazio e sta crescendo indubbiamente. Sta livellando le sue prestazioni, sbaglia a volte ma fa parte di un percorso di crescita. E’ sottovalutato, secondo me è molto più bravo di quanto si dica. Alterna prestazioni buone a meno buone, ma alla sua età è comprensibile.
Molti incolpano Strakosha per il primo gol della Juventus, ma contro l’Inter è stato protagonista. Cosa pensa delle due prove dell’albanese e della abitudine di addossare la responsabilità al portiere in caso di gol subito?
E’ un classico. Fa parte del mestiere del portiere perché in ogni caso il gol lo subisce lui. Su ogni gol, c’è sempre qualcosa che si poteva fare. A mio avviso, contro la Juventus non ha responsabilità, la respinta sul tiro di Dybala (e successivo gol di Cancelo) era comunque laterale e la palla è andata proprio sui piedi di Cancelo. Contro l’Inter è stato il migliore in campo insieme ad Handanovic, ha portato la Lazio in semifinale salvando il risultato nei supplementari e ai rigori. Questo è un bene anche per la sua autostima.
Donnarumma è certamente il portiere titolare della Nazionale. Può coprire il posto lasciato da Buffon? Cosa ne pensa del movimento portieri in Italia?
Donnarumma è il numero uno. La scuola portieri italiana sta riuscendo fuori e ci sono prospetti interessanti che stanno crescendo. Meret e Cragno sono bravi, lo stesso Perin andrebbe bene per la Nazionale ma paga il fatto di non giocare titolare. Indubbiamente, Donnarumma va bene per la maglia azzurra e può ricoprire il ruolo per anni, essendo molto giovane.
Lei ha passato un periodo alla Lazio con Fiori – molto giovane – che commise alcuni errori “di gioventù”. È meglio un portiere giovane o più esperto?
Se un giocatore è bravo non ha età. Se è forte, va bene anche se giovane, Donnarumma ne è la dimostrazione. Oggi, c’è questa tendenza di far esordire e puntare sul portiere da subito ed è un bene. Poi sta a te mantenere il posto da titolare. Prima si arriva e meglio è, il problema sono i numerosi errori, ma come detto è un discorso di allenamento sulla tecnica.
