Il calcio è cambiato e lo sa, ma lui fu pioniere in tutto. Come in un calcistico “Ritorno al futuro”, lui è il nostro Doc con la sua macchina per viaggiare nel tempo. E sconfiggerlo.
Abbiamo avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con Marco Ballotta, ex portiere di Lazio, Inter, Parma e Modena, che ci ha detto la sua sul portiere moderno, sui prospetti del calcio italiano e su Strakosha.
Forse, per il suo stile, il suo look e il suo modo di giocare è il prototipo del portiere romantico: efficacia, uscite alte con una mano sola e gioco con i piedi spropositatamente qualitativo per l’epoca. Ovviamente, pettinatura inconfondibile e maglietta larga stile anni ’90.
Arrivò alla Lazio nel momento giusto, vincendo 2 Coppa Italia da protagonista, uno Scudetto, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. Altri trofei con il Parma e poi i record: è attualmente il giocatore più anziano ad aver disputato un incontro di Serie A (44 anni e 38 giorni), il più anziano ad aver disputato un incontro di UEFA Champions League (43 anni e 253 giorni) e il più anziano debuttante con la maglia dell’Inter.
Parliamo a tutti gli effetti di una leggenda, ma Marco è una persona semplice, umile. Per molti si è chiacchierato e scritto troppo, ma per lui no. Lui che addirittura – alla faccia di chi dice che Neuer è forte con i piedi – si è rimesso a giocare in attacco alla tenera età di 47 anni ed è riuscito a segnare dopo solo 10 minuti di gioco. Chiuderà a 50 anni ancora tra i pali. Veramente un Highlander.
Ma cosa ne pensa un portiere del genere, uno che giocava nel passato ma con la mente proiettata al futuro, del calcio del nuovo millennio?
Sei stato un portiere longevo che ha vissuto in prima persona i cambiamenti del calcio moderno e del ruolo del portiere. Cosa ne pensi del ruolo, di come è cambiato e dell’impostazione che vediamo oggi rispetto a quella degli anni 90?
Il ruolo è cambiato tanto, negli anni ’90 ancora esisteva il retropassaggio al portiere. Poi col cambiamento della regola molti portieri sono andati in difficoltà.
Io fortunatamente ero bravino (modesto) coi piedi e mi sono trovato subito a mio agio. Sì, posso essere stato uno dei primi nel ruolo ad avere le attitudini delle nuove regole.
Il ruolo è cambiato per vari aspetti, vedi il fuorigioco di Sacchi che ha avanzato il portiere di molti metri, mentre prima si pensava solo alla porta. Sono cambiate tante cose.
Prima Muslera, oggi Strakosha. La Lazio sta puntando su un giovane che può dare continuità alla sua carriera qui a Roma. Cosa ne pensa di questo ragazzo? È pronto per grandi palcoscenici o ancora poco esperto?
La Lazio fa bene a puntare su un giovane. Con Muslera c’è voluto tempo perché veniva da un campionato diverso e la piazza di Roma da giovanissimo è difficile.
Poi, il secondo anno ha preso le misure. Strakosha è diverso da Muslera, già ha fatto vedere belle cose e ha margini di miglioramento. Ha commesso degli errori ma possono essere considerati di gioventù.
Ora deve dimostrare che negli anni sta migliorando, trovare continuità e sarà il portiere del futuro della Lazio.
Può essere pronto per grandi palcoscenici come quello in cui si trova. Manca solo la Champions a questa piazza per una crescita importante e definitiva.
Molti incolpano Strakosha per il primo gol della Juventus. Oltre a un tuo parere a riguardo, cosa pensi dell’abitudine che si ha nell’incolpare spesso il portiere piuttosto che giocatori in altri ruoli in caso di gol subito?
Sul gol della Juve non è stato perfetto a livello tecnico, la palla gli è arrivata attaccata al corpo, forse parando con i piedi la respinta sarebbe stata migliore.
L’abitudine di incolpare il portiere è “un alibi” che spesso si usa. L’errore clamoroso risalta poiché il portiere è l’ultimo baluardo, altre volte non viene analizzato l’errore a monte ma si addossano le colpe al portiere perché è la strada più breve.
Vedi per l’attaccante, se sbaglia 3 gol e ne segna 1 si parla del gol. Il portiere può anche fare buone parate ma si ricorderà l’errore. E’ un ruolo affascinante ma serve un carattere di un certo tipo. Per un errore si hanno tutti i tifosi contro e serve personalità. Devi essere bravo a farti scivolare tutto anche quando le cose vanno male.
Buffon ha lasciato la nazionale e i portieri italiani non sembrano più primeggiare come in passato. Un parere su Donnarumma e il movimento portieri in Italia. Esiste un tuo preferito?
Buffon non ha lasciato il ruolo scoperto, ci sono giovani interessanti come Donnarumma che da molto giovane ha già 4 anni di Serie A e 2 di Nazionale quasi di diritto, lo stesso vale per Perin che è penalizzato dal non giocare titolare nella Juve. Dopo un vuoto importante, ora stanno crescendo giovani interessanti. Non mi esalta qualcuno in particolare ma mi piace Cragno, credo sia tra i più bravi.
Ci sono alcuni che devono ancora dimostrare, ma dopo 10 anni dove Buffon ha “risolto” il problema in Nazionale, stiamo sulla giusta via per tornare ai vertici nella classifica dei portieri a livello internazionale.
Oltre a essere forte tra i pali, sei stato pioniere come portiere bravo nel giocare con i piedi. Per molti, questo oggi è una prerogativa del ruolo. Cosa ne pensi a riguardo e veramente è così importante il gioco podalico per il portiere?
Oggi il portiere deve saper fare tante cose, principalmente avere non solo piedi buoni ma saper giocare in sicurezza. Si gioca coi piedi per l’80% e devi essere anche discreto nel gestire il pallone. Serve duttilità, sono cambiati anche gli allenamenti, ci si allena più con i piedi che in porta.
E’ cambiato il gioco, l’approccio all’azione. Ora sei parte della squadra, giochi con i compagni a tutti gli effetti. C’è poco da fare, i piedi sono importanti.
