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El Tucu Correa: un anno bailado e altre parole spagnoleggianti

Joaquìn Correa: qualità, tecnica, grinta. Nel suo primo anno alla Lazio ha saputo regalare ai tifosi biancocelesti grandi emozioni, lampi di alta classe. Una stagione bailada. Che noi di Laziocrazia, quindi, abbiamo deciso di analizzare dividendola in tre colonne sonore. Perché sì.

SPOILER: non c’è nessuna canzone spagnola, le magie del clickbait.

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Peyote – Salmo

Non è difficile raccontare la prima parte di stagione del Tucu… si è comportato più o meno così:”Entro, spacco, esco, ciao”.

Infatti Joaquìn, pur partendo fuori dall’undici titolare per buona parte del campionato, si è quasi sempre presentato come elemento di alto rilievo, dimostrando di avere il carattere e il talento per risolvere le situazioni più complicate, anche entrando dalla panchina. Pensate che delle 16 presenze collezionate a partita in corso ben 12 sono arrivate da agosto a dicembre. Sempre durante questo lasso di tempo, sono solo sei le partite da titolare del Tucu.

Ha qualcosa da dire, mister?

“Sorridi e annuisci Simò. Sorridi, e annuisci”.

Inoltre, le statistiche affermano che la Lazio con Correa gioca meglio: nelle 18 presenze del tucumano nella prima parte di campionato sono state registrate 8 vittorie, 5 pareggi e…5 sconfitte. Va be, mica le sconfitte sono arrivate per colpa sua. Inutile, quindi, dire che il suo contributo non passerà inosservato e che ben presto i tifosi biancocelesti vedranno il ventiquattrenne assicurarsi un posto da titolare indiscusso nella rosa di Mr. Inzaghi.

No Mistake Allowed – Dj Fastcut & Dead Poets

La stagione inizia dunque a riscaldarsi per il Tucu che, dopo la sosta di inizio anno, parte subito da titolare. Meraviglia soprattutto il suo impatto in match importanti come contro Napoli, Juventus, Milan o nel derby con la Roma. Proprio in quest’ultimo si nota forse una delle migliori prestazioni stagionali dell’argentino che – oltre ad entusiasmare il tifo di casa con le sue solite accelerate offensive e i suoi fantastici dribbling – ha contribuito all’assegnazione del rigore da cui sarebbe poi scaturito il 2-0 laziale e il consecutivo crollo della Roma, sfociato in un netto 3-0. Ma è in Coppa Italia che l’argentino ha dato il meglio di sé.

Dobbiamo per caso ricordare chi ha segnato il gol della qualificazione in finale contro il Milan a San Siro?

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😜 #final @official_sslazio

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Nah.

Non serve ricordare quanto questo giovane sia stato decisivo per le prestazioni dei ragazzi di Simone Inzaghi. Lui, d’altronde, lo sapeva; il ragazzo nato nel Tucumàn aveva capito alla perfezione che per premiare la fiducia del Mister, per guadagnare la stima dei tifosi, per conquistare un posto nel cuore del mondo biancoceleste, bastava solo non commettere errori. In quel momento storico della stagione non sbagliare era fondamentale, nessun errore era concesso per raggiungere gli obbiettivi finali.

No Mistake Allowed.

Alla fine – Zucchero

Dunque siamo quasi al termine della stagione ma – paradossalmente – le grandi prestazioni di Correa non sembrano bastare alla Lazio, che perde incontri fondamentali per l’obbiettivo più ambito: la qualificazione in Champions. Quindi i biancocelesti si ritrovano al termine della stagione con una finale di Coppa Italia da giocare come ancora di salvezza, dopo aver mancato il quarto posto sotto i colpi di Chievo e Spal.

Maledettiiiiiiiiiiiiiiii

Stadio Olimpico di Roma, 15 maggio, l’atmosfera è rovente. La Lazio è determinata a portare a casa la coppa; il Tucu è determinato a portare a casa la coppa. Partita equilibrata, statica. C’è il fallo di mano (sicuri che fosse la mano?) di Bastos, poi poco di più per 82 minuti, quando un imponente colpo di testa del Sergente ci porta in vantaggio. E infine la sofferenza, i brividi finali, una solita storia da Lazio, sembrava. Ma Correa prende palla e corre come una gazzella – o come qualcuno che sta fuggendo da una gazzella, dei carabinieri – dalla sua metà campo fino al limite destro dell’area avversaria, con un tocchetto dei suoi smarca il difensore avversario, manda al bar Gollini e il resto è storia.

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INDIMENTICABILE ⭐⚪💙🏆🇮🇹

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Correa segna, 2-0. Quel gol prepotente, fomentante, tamarro, è arrivato come a voler dire: “Qui vi ci ho portati io e voglio che pensiate a me quando guarderete questa coppa”.

Quindi, “Alla Fine”?

Alla fine, con una grande prestazione, oltre al gol, è stato El Tucu a portare la settima Coppa Italia della sua storia alla Lazio. Con conseguente qualificazione in Europa League come premio di consolazione. 

Alla fine, in appena un anno di militanza questo ragazzo si è già guadagnato un posto nel cuore dei tifosi biancocelesti. Un anno bailado, spagnoleggiante. Un anno da Joaquìn Correa.

Articolo a cura di Dario Zompi

 

 

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