Milan 67, Lazio 65, Roma 64. È il 26 maggio, ultima domenica di una strana Serie A.
Già da un mese lo scudetto è della Juventus che, gestendo le ultime giornate di campionato in scioltezza, si è assicurata anche un posto in finale di Champions League. Vista la contemporanea assenza di Bonucci per squalifica e Rugani per infortunio, il centrale titolare di quella finale sarà Martin Caceres. Ma questa è un’altra storia.
Inter e Napoli sono da tempo certe di giocare anche l’anno prossimo nell’Europa che conta, mentre rimane vacante l’ultima casella disponibile per la qualificazione Champions.
La Lazio arriva da mesi difficili, l’avventura europea si è arenata a Siviglia e con alti e bassi la squadra di Inzaghi si è barcamenata tra 5° e 6° posto tutta la stagione, in alternanza alla discontinua Roma di Andreazzoli (chiamato a sostituire il deludente Di Francesco). Il Milan dal canto suo ha sempre mantenuto la quarta piazza con un discreto vantaggio sulle rivali, pur frenando nelle ultime giornate per via dell’infortunio di Piatek.
È il 26 maggio. La Lazio andrà a Torino a giocarsi l’ultima chance per il quarto posto contro i granata, questo l’undici titolare: Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Marusic, Leiva, Milinkovic, Lulic; Correa, Luis Alberto, Immobile. Solo panchina per Candreva, arrivato l’ultimo giorno di mercato dall’Inter nello scambio alla pari con Lukaku. La scelta di Inzaghi ha sorpreso tutti, visto il buon apporto dato dal figliol prodigo nell’arco di questi mesi. Si vocifera che dietro a questa decisione si celi un accordo, già raggiunto tra Cairo e Lotito, per la sua cessione al Toro in estate.
“A Simò qua ce scappa la plusvalenza, ha 32 anni, che non je lo dai?”
Contemporaneamente la Roma ospita il Parma, sperando nella sconfitta del Milan a Ferrara contro la SPAL. Entrambe le romane hanno un vantaggio in caso di arrivo a pari punti con la squadra di Gattuso: per i giallorossi è la differenza reti, mentre la Lazio è in vantaggio negli scontri diretti. In soldoni ai biancocelesti basterebbe il pareggio di Donnarumma&Co. A questa condizione, una vittoria a Torino significherebbe quarto posto.
È il 26 maggio, ha inizio l’ultima giornata di Serie A. Nonostante giugno sia alle porte, a Torino diluvia. Pronti, via, ed è subito VAR. Belotti cade in area dopo essersi auto-sgambettato. Per Giacomelli (designato come indissolubile prova di correttezza dell’AIA) non ci sono dubbi: è rigore. Il gallo segna e al terzo minuto è già 1-0. Nel frattempo Cutrone porta in vantaggio il Milan con un gol di mano di cui le immagini in cabina VAR arriveranno solo a ferragosto (n.d.r. il giovane attaccante dirà di non essersene accorto). Da Roma nessuna novità all’intervallo.
Una Lazio spenta termina in svantaggio la prima frazione.
Inzaghi reagisce inserendo finalmente Candreva per Marusic. E la partita si ribalta come Belotti nel primo tempo. L’esterno destro dà vivacità ad ogni manovra, ricordando per voglia e polmoni i bei tempi di Reja in panchina. Ma sotto l’acqua incessante di Torino è tutto più complicato. Difficile costruire la manovra e difficile soprattutto scatenare la fantasia dei giocatori più tecnici. Passano i minuti e Luis Alberto e Correa lentamente svaniscono, è Candreva il vero e proprio trascinatore della Lazio, galvanizzata dalla buona notizia di Ferrara: la SPAL ha pareggiato!
Gasati dalla situazione i biancocelesti pressano a tutto campo, Leiva recupera sulla trequarti difensiva e lancia in profondità Immobile che di potenza spacca la porta di Sirigu, 1-1! Parallelamente al 21esimo gol di Ciro in campionato, giunge anche una novità da Ferrara. Il Milan è in svantaggio e sotto di un uomo. La Lazio è ad un centimetro dalla Champions ma, come se non bastasse la pioggia battente dell’Olimpico di Torino, dall’altro Olimpico una doccia gelata frena gli entusiasmi.
È il minuto 71′, Under ha portato in vantaggio la Roma.
Diciannove minuti più recupero, i più lunghi della storia di ogni tifoso laziale. Troppo facile viaggiare con la fantasia e immaginare scenari apocalittici. Under 71. Andreazzoli che si prende la sua rivincita. Il 26 maggio dei romanisti. I biancocelesti sono tramortiti. Servirebbe un solo gol per riscrivere nuovamente le sorti della corsa Champions, ma tutta la squadra appare spaesata. Candreva, fino a quel momento il migliore in campo, non è altro che un predicatore nel deserto bagnato dell’Olimpico. Mancano cinque minuti al termine della Serie A, i laziali in trasferta sono muti ed increduli, ad un passo dalla rassegnazione.
D’un tratto però la pioggia cessa. Il cielo si fa biancoazzurro sopra Torino e allora dagli spalti si ha la forza di urlare “Forza Lazio Alè!”, con le ultime energie rimaste. Due minuti di recupero, appena iniziati. Sornione sta arrivando Acerbi in area granata. La Lazio fa possesso alla ricerca di spazi, il pallone è tra i piedi di Luis Alberto che trova Lulic lanciato sulla sinistra. Per la prima volta in 8 anni il bosniaco non rientra sul destro, ma crossa di prima, col sinistro. Un cross teso, piuttosto brutto, ma insidioso. Tanto basta a trarre in inganno Sirigu, che smanaccia goffamente sul piede di Candreva, lì quasi per caso. A porta vuota il numero 87 non deve fare altro che spingere in rete. Novantunesimo minuto. Torino 1, Lazio 2.
È il 26 maggio, ultima domenica di una strana Serie A. Lazio 68, Roma 67, Milan 67.
Il giorno di Candreva 91.
Articolo a cura di Francesco Mattogno



