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E allora Leiva torna a casa, che il freddo qua si fa sentire

Cammino per l’Olimpico ed il vento soffia forte 
Mi son lasciato punti indietro e Champions all’orizzonte 
Vedo le squadre da lontano, hanno chiuso le porte 
Ma per fortuna ho la sua tigna e le sue guance rosse
In questa prima strofa l’Autore ci catapulta nel suo mondo, in uno Stadio Olimpico freddo, sferzato da un forte vento che rappresenta la crisi della Lazio. Le occasioni sprecate per la classifica, quei punti lasciati indietro, sono tante, mentre lo spauracchio della qualificazione in Champions League sembra lontano come il sole che tramonta dietro l’orizzonte. Le avversarie hanno preso le misure al gioco biancoceleste e ora chiudono meglio le proprie porte, ma c’è una speranza: la tigna della Musa che ispira la canzone, che suggerisce un modo per uscire dalla situazione di crisi.
Lui mi ha raccolto da per terra coperto di spine
Coi morsi di mille assistenti fermo per le spire
Non ha ascoltato quegli arbitri e il loro maledire
Con uno sguardo mi ha convinto a prendere e interdire
Che questo è un viaggio che nessuno prima d’ora ha fatto
Lotito, le sue meraviglie e il diesse matto
Cammineremo per ‘sta strada e non sarò mai stanco
Finché Cataldi porterà sui tuoi capelli il bianco (?)
Nelle due strofe qui sopra l’Autore ci descrive la Musa, che lo aiuta a rialzarsi e a non prestare ascolto a polemiche arbitrali sul VAR in un momento di difficoltà generale: anzi, lo sguardo di lei lo convince a prendere e interdire. Si tratta di un viaggio che nessuno ha fatto fino a quel momento, quantomeno non bene quanto la Musa, con l’Autore definisce i suoi sostituti meraviglie di Lotito e del suo diesse matto, in evidente polemica con la campagna acquisti laziale. La Musa si appresta ad accompagnare sulla strada dell’interdizione l’Autore, che la seguirà finché il giovane Cataldi non la soppianterà, portando il bianco sui suoi capelli. Emblematico il punto interrogativo posto alla fine di questo verso, in cui l’Autore si chiede se sarà proprio Cataldi alla fine a raccogliere le redini nel ruolo.
Che mi è rimasto un punto in mano e mezza sigaretta
Pareggiamo un po’ di tempo ancora, tanto non c’è fretta
Che c’ho una frase scritta in testa ma non l’ho mai detta
Perché la Lazio, senza te, non può essere perfetta
E allora Leiva torna a casa, che il freddo qua si fa sentire
E allora Leiva torna a casa, che non voglio più aspettare
E allora Leiva torna a casa, che il freddo qua si fa sentire
E allora Leiva torna a casa, che ho paura di sparire
Ci viene finalmente svelata l’identità della Musa: è Lucas Leiva, assente dal campo ormai da tempo immemore e ogni giorno più lontano dal rientro, tra acciacchi e complicazioni varie. Il pareggio è ormai la condizione standard della Lazio, che non riesce più a vincere da tantissimo; praticamente, da quando il brasiliano non gioca. Per spezzare la monotonia al massimo può perdere, ma i tre punti sono ormai un miraggio. Ecco perché Leiva deve tornare a casa, perché il freddo della lontananza dalla vetta comincia a farsi sentire, il laziale non vuole più aspettare questa Champions che viene sbandierata ormai da mesi e invece sta venendo soppiantata dalla paura di sparire, finire in quel triste oblio lontano dalla zona Europa. E l’unico che possa salvare la Lazio è proprio la Musa biancoceleste Lucas Leiva.
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