Fare l’abbonamento. Qualcosa di naturale che avviene con scadenza ogni anno, senza indugi.
Dopo le burrascose lotte con la società, dove era il biglietto settimanale a portare i laziali allo stadio, ora si è tornati alla normalità. Peccato che il palinsesto richieda una laurea in scienze logistiche per riuscire prima a capire quando si gioca e poi a liberarsi dai propri impegni per essere sempre presenti. Ma questo è un altro problema.
Ora, per chi rinnova il problema non sussiste. Stessa storia, stesso posto, stesso bar.
Ma per chi si tessera oggi o vuole trovare uno spicchio di stadio che lo rappresenti al meglio?
Ecco dei buoni motivi per scegliere il posto che fa per te.
Perché come ogni quartiere della città dove primeggiamo, anche l’Olimpico ha un identikit ideale per ogni settore e qualche ricordo speciale legato a quel seggiolino, da qualche tempo anche con la spalliera, che ci porta indietro con la memoria.
Curva Maestrelli
Abbonarsi qui, nei tristi giorni delle pay tv, non è possibile. Si può acquistare il biglietto per qualche match clou come è successo contro l’Inter ma la magia degli anni ’90 non si può più respirare.
E pensare che ce ne sarebbero di ricordi. Gol pesanti e storici segnati proprio là sotto, anche se quelle sere a goderceli in prima fila non c’eravamo noi. C’erano gli altri, attoniti, a vedersi da vicino le urla di Di Canio con gli occhi sbarrati, a studiare la traiettoria di Ledesma alla destra di un immobile Doni, a chiudere gli occhi per la paura dopo la scivolata di Gigi Casiraghi su assist di Mancini.
Quanti ricordi. La parata di Marchetti contro la Juventus e la successiva follia di Marchisio a porta vuota.
Che porta incantata quella là sotto.
La cosa importante è che a settimane alterne non ci capitiate. Non è un posto ben frequentato.
Tribuna Monte Mario
Top. Settore altolocato, per la Roma bene che nei 90 minuti di gioco torna vorace e verace.
Anche per i prezzi, troppo poco spesso il colpo d’occhio è positivo ma tanti veterani della Lazialità in giacca e cravatta presidiano con orgoglio il loro seggiolino.
Inutile sottolineare che la tribuna dove il sole non batte è il set preferito per le storie su Instagram di Tommaso Paradiso. Sicuramente lui lo vorrebbe “Sold out”.
I ricordi sono legati soprattutto alle standing ovation e alle entrate in campo. Storica, quella avvenuta con largo anticipo per il secondo tempo di un Lazio-Milan. I biancocelesti erano sotto per 1 a 0 ma con la maglia bandiera addosso rientrarono prima del necessario, aspettando famelici i milanisti. Finì 3 a 1.
Ah, dalla Monte Mario venne anche lanciata una monetina all’arbitro Frisk, però non fa niente.
Tribuna Tevere
Sempreverde del tifo laziale, nei rari ormai incontri delle 15 è baciata dal sole, perché il sole bacia i belli.
Gruppi storici ne compiono ancora le gesta e vederla piena è sempre un colpo al cuore.
Nella sfida finale contro l’Inter di quest’anno, oltre che al cuore il colpo è arrivato agli occhi di tutto il mondo. L’aquila che rivestiva fiera tutto il gigantesco settore ha fatto il giro del pianeta ed è (giustamente) la locandina dell’attuale campagna abbonamenti.
Quanto romanticismo nel ricordare il guardialinee di Lazio contro Torino, nel 1996, attentissimo a segnalare fuori area il fallo di mano a favore della Lazio. I dubbi sull’entità del fallo li tolse a tutti Iannuzzi che con un girello imparabile fermò la sua corsa sotto la Nord. Poesia.
Curva Nord
Battiamo le mani, ai veri laziali. Cuore pulsante del tifo nostrano, non ha bisogno di presentazioni.
È il settore che ha inventato la tifoseria organizzata in Italia e non solo, è il settore delle coreografie più belle che esistano, è la voce dello stadio.
Per chi c’è stato almeno una volta, la scelta è quasi obbligata. Importante è sapere che a ogni gol si rischia la frattura di tibia e perone, colpa dei suddetti seggiolini, ma il dolore sarà sopraffatto dalla gioia.
La gioia di vedere la Lazio, di gridare per lei, di esultare ed abbracciare il tuo vicino di posto e di piangere con lui quando le cose vanno male.
L’unico vero sconveniente è la visuale. Ma se siamo fortunati, accade solo due volte l’anno.
Chiudendo, ovunque si voglia, andiamo tutti a fare l’abbonamento.
I ragazzi han bisogno di noi.

