Oggi dopo 13 anni la mia Lazio torna a giocare in Champions. E 13 anni fa sono partito da Verona con Ale per vedere Lazio – Real Madrid, 2a2.
Con doppietta di Goran Pandev, prima che diventasse Giuda Pandev, ma questa è un’altra storia.
E ad una fermata degli autobus ho chiesto ad un ragazzo che aveva la sciarpa bianco azzurra come me quale autobus portasse allo stadio, e lui mi ha risposto: ma che tifoso sei non lo sai?
E io, sorridendo, ho detto: vengo da Verona…
Lui mi ha abbracciato e mi ha detto: ma per la Lazio?
No, per la nostra Lazio.
Ho risposto io.
E nulla, oggi qui per tutti è una giornata normale, piena di preoccupazione per il virus, di dubbi sul prossimo futuro. di code fuori dai negozi, di farmacie affollate e bar vuoti. Piena di incertezza e paura. Per me questa giornata è diversa, perché anche dopo l’enorme delusione di sabato stasera la mia Lazio mi regalerà un sogno che aspetto da 13 anni. Sentire di nuovo quella musichetta. Giocare contro squadre conosciute e non su campi orrendi in città dal nome impronunciabile. E a volte perdendo pure, tra l’altro.
E quindi stasera sono pronto a sputtanarmi di nuovo per amore. Da casa come tutti e non allo stadio.
Con 13 anni e molte rughe in più.
Con qualche delusione in più. Senza mio padre da chiamare per raccontargli la partita.
Ma con la mia Lazio.
Per la mia Lazio.
By Giulio Lenotti
