Lo strano caso di Benjamin Inzaghi. È quello di un allenatore che in un anno ha trasformato gli attaccanti della Lazio, da vecchi saggi del gol, a “Piccoli Amici” ben lontani ancora dal concetto di palla-che-va-insaccata-nella-porta-avversaria. Una regressione evidente che ci è costata 25 gol – e altrettante esultanze – in meno. Il 4-1 contro il Parma non ha spostato più di tanto le cose, in una stagione in cui ci siamo fomentati più per l’anticipo di Acerbi, la scivolata di Radu o il liscio di Bastos, piuttosto che per i gol del reparto offensivo.
Ripensandoci, il miglior attacco della Serie A 2017/2018 non è comunque bastato a condurci in Champions. Quindi ci siamo chiesti, e se quest’anno l’impresa passasse dai nostri difensori? La fase difensiva è decisamente migliorata rispetto a 365 giorni fa, e inoltre ci sono diverse analogie tra la difesa della Lazio versione 2019 e l’attacco versione 2018. Scusateci, la sfaciolata era dietro l’angolo e non abbiamo saputo resistere.
Acerbi – Immobile
Questa era fin troppo semplice. Il timone della squadra è passato da italiano ad italiano, con Ciro il Grande che ha dovuto defilarsi per far posto al Leone col numero 33. Acerbi si è dimostrato una vera e propria sicurezza, ben oltre le più rosee aspettative degli scettici, ripagando con gli interessi la spesa per portarlo a Roma. Un po’ come Immobile tre anni fa.
La Lazio doveva mettere una pezza alla partenza di un certo olandese, oggi grazie ad Acerbi non ricordiamo nemmeno più il suo nome.
Poi diteci che non si somigliano.
Radu – Milinkovic
Iniziamo col dire che segnare 12 gol in campionato ti rende di diritto un attaccante, che già sentivamo qualche mugugno. Comunque il Sergente quest’anno sta avendo dei problemi, la pistola si inceppa spesso e il piede non è sempre caldissimo.
Con qualche eccezione.
Nessun problema, perchè Radu sta vivendo invece una seconda giovinezza come Generale del centro-sinistra, facendosi rispettare a suon di minacce e di “ci vediamo fuori”. Solo i più temerari osano passare dalla sua parte – e poi perchè dovrebbero quando a destra c’è Marusic – riducendo così drasticamente il numero di pericoli per Strakosha.
Qualche sbavatura l’ha commessa, certo, ma voi andreste a dirglielo in faccia?
Come pensavamo.
Patric – Luis Alberto
Nei capelli di Gabarròn c’è qualcosa di strano. Per quanto ne sappiamo è un biondo naturale, ma quest’anno la sua chioma ha un colore particolare e allora abbiamo capito. Luis Alberto gli ha consigliato la stessa marca di tinture per capelli che l’ha reso magico la scorsa stagione, nel tentativo di aiutare Patric a diventare un giocatore di calcio.
Ed ha funzionato. Il nostro bellissimo numero 4 sta fornendo buone prestazioni e già si è messo in lizza per prendersi la 10 nel 2020.
Luiz Felipe – Felipe Anderson
Il centrale brasiliano sta emulando alla perfezione l’ultimo Felipe Anderson visto con la maglia della Lazio, come? Saltando metà stagione per un (doppio) infortunio muscolare e alternando buone prove a partite totalmente anonime. Come El Pipe anche Luiz Felipe è l’uomo più talentuoso del reparto, ma nel momento del bisogno tende a sparire dal campo lasciandoci da soli con Bastos. E qui veniamo al prossimo punto.

Bastos – Caicedo
L’uomo grosso della difesa è l’unico che possa reggere il confronto fisico (e per numero di insulti al minuto) con la Pantera versione 2018. Se oggi Caicedo ci sta facendo ricredere sul suo conto, l’anno scorso ha alternato buone cose ad errori grossolani e spesso decisivi. Bastos sta ripercorrendo la strada tracciata dal compagno con qualche discreta prestazione, migliorando inoltre il suo personale score fino ad un massimo di due/tre svarioni a partita. Non male, dai.
Eccolo intento nel servire Immobile con un “no look” alla Ronaldihno. Peccato che Ciro fosse nell’altra squadra.
Wallace – Nani
Inutili se non deleteri. Le storie di Wallace e Nani alla Lazio si assomigliano molto, così come il loro passato calcistico.
L’atto più eroico del 13 di Inzaghi è stato infortunarsi a Milano sparendo dal campo per due mesi, quello del portoghese non essere riscattato. C’è altro da aggiungere?
Ma no, non vogliamo finire in maniera così acida. Poi veniamo fraintesi e questo articolo aveva il compito di elogiare tutta la nostra difesa. Vi diciamo dal profondo del cuore che almeno Wallace ha il merito di ricordare Nani in una delle giocate cardine della sua carriera: il dribbling.
Torna presto Fortuna.

