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Difesa, impegno e contropiede

Nel derby di semifinale di andata di Coppa Italia, vinto nettamente e con merito, la Lazio ha giocato una partita forse perfetta, ma sicuramente una delle migliori di questa stagione. E averlo fatto contro una squadra sulla carta superiore, che attraversava un gran momento di forma e, dettaglio magari leggermente influente, che era la squadra degli acerrimi nemici, contro i quali non vinceva da quasi quattro anni, indica anche l’importanza della prestazione compiuta anche da un punto di vista mentale. Andiamo ad analizzare un po’ più nel dettaglio come si è ottenuto tale risultato,

Adattamento all’avversario

Molti di voi, alla lettura delle formazioni, magari avranno storto il naso: ancora con la difesa a 3. Eppure si è dimostrata essere una delle mosse più azzeccate: infatti, Simone Inzaghi ha sempre dimostrato che il suo principale punto di forza era proprio l’adattarsi ad ogni avversario incontrato, non ancorandosi a schemi di gioco fissi. E allora ha schierato un 3-5-1-1 iniziale, che poi si è modificato in un 3-4-2-1 alzando leggermente Milinkovic-Savic, quasi speculare al modulo della Roma, con l’obiettivo di intasare gli spazi centrali, senza sguarnire le fasce: difatti, non avendo possibilità di scelta per quanto riguardava gli esterni causa le numerose squalifiche, la scelta di non utilizzare Basta e Lukaku come terzini puri ha ripagato. Mentre Dusan, sulla fascia destra, si preoccupava principalmente di aiutare Bastos in marcatura su Salah, lasciando un minimo di spazio ad Emerson Palmieri (che nei primi minuti stava giocando bene), Jordan sul lato opposto causava molte più preoccupazioni al dirimpettaio Bruno Peres, costringendolo a stare basso e soprattutto a non trovare gli inserimenti centrali a supporto dei trequartisti.
La scelta quindi di schierare tre difensori in linea consentiva dunque a de Vrij, schierato al centro nel ruolo di libero ‘vecchia maniera‘ di occuparsi di Dzeko in un duello molto fisico, e agli altri due centrali, dotati di un passo più veloce dell’olandese, di poter controllare Salah, ed aiutare Biglia e Parolo nella gabbia attorno a Nainggolan. Un esempio in questa azienda, in cui Salah viene chiuso ottimamente da Bastos e de Vrij, mentre Wallace scala su Dzeko:

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C’è da dire anche che in alcuni momenti de Vrij stava per soffrire Dzeko: il centrale olandese difetta infatti di accelerazione e velocità, compensando abilmente con un grandissimo senso tattico che gli permette di trovare facilmente l’anticipo sull’avversario. Questo è quello che accade normalmente: in alcuni frangenti ieri sera l’attaccante bosniaco riusciva a eludere la guardia di de Vrij con un contromovimento in partenza, che lo portava a tagliare tra de Vrij e un altro dei due centrali, favorendo in questo modo un cross a suo favore. Ma la buona disposizione tattica della Lazio non consentiva alla Roma altri sbocchi se non cross dalla trequarti lenti e facilmente prevedibili, permettendo così a de Vrij di recuperare e non consentire a Dzeko una facile conclusione. Ed è un aspetto di cui tener conto, nelle applicazioni future di questo modulo.

 

Pressing feroce

A proposito di Nainggollan: nella partita di domenica sera contro l’Inter, è parso indemoniato. Non appena trovava un metro libero, non si riusciva più a contenere. E allora Inzaghi ha pensato bene a come contenerlo: una gabbia impenetrabile, con Parolo e Biglia sistematicamente in raddoppio non appena il belga era in possesso di palla, e sempre pronti a chiudere la linea di passaggio quando non era lui il portatore di palla. In questo modo, Nainggolan non trovava nè spazio per la giocata, nè palloni comodi da ricevere, grazie all’incredibile lavoro dei centrocampisti laziali, i quali (soprattutto Parolo) si esaltano quando c’è da inseguire e pressare in maniera feroce.
Ma questa manovra di ingabbiamento della manovra avversaria era pressochè totale, in quanto il pressing era portato anche sugli altri centrocampisti della Roma: Anderson e Milinkovic-Savic, infatti, non andavano ad aggredire in fase di non possesso i difensori centrali, lasciando tale incombenza ad un indemoniato Immobile, ma intasavano le linee di passaggio verso Paredes e Strootman, i quali dovevano allargarsi per ricevere palla, e risultano quindi estromessi dal gioco. Nel caso in cui il pallone fosse stato in possesso dei centrali difensivi romanisti, allora lo schema tattico laziale prevedeva il pressing solo su Rudiger con Milinkovic-Savic, mentre Anderson rimaneva a guardia di uno dei due centrocampisti, in modo da indirizzare il possesso giallorosso verso Manolas, il difensore romanista più a disagio con la palla tra i piedi.
Tutto questo può essere riassunto in questa foto, realizzata da quei fenomeni de ‘L’Ultimo Uomo’:


I
l risultato? Manovra giallorossa praticamente inesistente, Paredes completamente avulso dal gioco e palloni che arrivavano a Dzeko solo tramite cross dalla 30/40 metri, e di facile lettura per la difesa.

Atteggiamento

In troppe partite si è vista una Lazio un po’ molle (Ma mollo? Cosa vuol dire mollo?) nell’atteggiamento: rinunciataria, senza troppa voglia di impegnarsi, e con i suoi giocatori più forti che si accontentavano del compitino. Ecco, ieri sera non è stato per niente così: tutti correvano, impegnandosi fino in fondo, ed erano subito pronti a raddoppiare, a triplicare addirittura, per recuperare il pallone e ripartire in contropiede, come in questo caso:

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Un altro esempio può essere visto nello scatto poderoso con cui Felipe Anderson, nell’azione del primo gol, vada a recuperare un pallone che sembrava ormai irrimediabilmente condannato sul fondo, per rimetterlo in mezzo ad un accorrente Milinkovic-Savic, il quale trafigge Szczesny per il vantaggio della Lazio.
In breve: finalmente si è vista una Lazio con la bava alla bocca.


No, non così. È stata una Lazio feroce, che aggrediva prontamente le linee di passaggio, che raddoppiava sistematicamente il portatore di palla non appena si avvicinava troppo all’area, in cui tutti hanno corso, remando nella stessa direzione, dal primo all’ultimo minuto.

Ma soprattutto, era finalmente una squadra, in cui ognuno aiutava sempre il compagno in difficoltà. E l’esempio migliore viene proprio dal capitano Biglia, il quale, come ci mostra perfettamente AmanteDellaBola, vendica così un mancato fischio arbitrale su Milinkovic-Savic:
https://www.facebook.com/AmanteDellaBola.ADB/videos/10154761235744667/

Ed è questo che vorremmo vedere sempre: impegno assoluto, grande disciplina tattica e una furia agonistica indiscutibile. E meno male che si è ottenuto tutto questo in un derby.

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