Il derby di Roma, si sa, è sempre pregno di significato, per antonomasia. Anche se arriva a giochi fatti, anche se non ci si dovesse giocare più nulla, la stracittadina ha sempre e comunque un valore a sé, e non devo essere certo io a dirvelo; anzi, probabilmente lo sapete molto meglio di me. Nella mia pur breve esperienza da tifoso biancoceleste ho visto tanti derby memorabili: ricordo il gol al volo di Di Canio, la bomba da trenta metri di Cristian Ledesma, la semirovesciata di Mutarelli, la corsa di Kolarov, il bolide di Zarate, il tap-in di Lulic, i gol all’ultimo respiro di Behrami e Klose. Ognuno di questi derby è stato unico e lo porterò per sempre nel cuore. Eppure quello di ieri è stato il derby più bello della mia vita.
Per comprendere al meglio la portata di questa vittoria dobbiamo fare un bel passo indietro e rispolverare quanto successo un girone fa, il 4 dicembre 2016, giorno del derby di andata. Entrambe le formazioni arrivano alla stracittadina in buona salute: la Roma ha da poco ipotecato il passaggio della fase a gironi in Europa League, la Lazio non perde da nove giornate, ci sono tutti i presupposti per vedere una bella partita. I giallorossi, però, rendono subito chiaro quale sia il piano su cui vogliono porre il confronto tramite le dichiarazioni di pessimo gusto rese da Antonio Rudiger, sedicente difensore. Il tedesco infatti, in un evidente tentativo di innervosire l’ambiente biancoceleste alla vigilia del derby, afferma di non conoscere il club, né tanto meno il suo allenatore. Effettivamente, però, la strategia romanista è vincente: nonostante una partita giocata alla pari se non in maniera superiore da parte della Lazio, il folle errore individuale di Wallace permette alla Roma di passare in vantaggio e di sfoggiare nuovamente la sua fine tattica, con Strootman nella veste di suo magistrale interprete. Dopo una doverosa esultanza sguaiata sotto la propria curva di appartenenza, infatti, il centrocampista olandese pensa bene di provocare la panchina biancoceleste lanciando l’acqua contenuta in una bottiglietta all’indirizzo di Cataldi, la cui reazione non si fa attendere: Danilo rincorre Strootman (che nel frattempo si defila) e, per raggiungerlo, gli tira la maglia da dietro, con l’apparente effetto dell’impatto di un camion in corsa dritto sulla schiena del giallorosso. Il risultato è l’espulsione diretta del giovane biancoceleste (senza alcuna conseguenza invece nei confronti di Strootman) e una partita che si fa più tesa e viene inesorabilmente persa con il raddoppio di Nainggolan.
Cosa ancor più grave è che nel trappolone provocatorio creato ad arte dai romanisti finisce anche un senatore come Senad Lulic, che nel post gara rilascia dichiarazioni davvero poco eleganti nei confronti di Rudiger, in un malriuscito tentativo di rispondere alle provocazioni. A spuntarla stavolta sono dunque i giallorossi, che però sono ignari del fatto che questa sarà l’ultima occasione nella loro stagione per gioire del risultato di un derby.
Facciamo un salto temporale in avanti, precisamente fino al primo giorno di febbraio. La Lazio è già qualificata in semifinale di Coppa Italia grazie alla vittoria per 2-1 a San Siro contro l’Inter e attende il verdetto dell’Olimpico, in cui si sfidano Roma e Cesena, per sapere quale delle due compagini dovrà affrontare nel prossimo turno. Dopo una gara gagliarda dei bianconeri il risultato è fisso sull’1-1 e sembra che si stia inevitabilmente finendo ai tempi supplementari; a dieci secondi dallo scadere dei minuti di recupero, però, Strootman decide di ricorrere alla sua grande abilità di simulatore e riesce a inventare un rigore che permette ai giallorossi di staccare il biglietto per la semifinale. Sarà derby.
Per i tifosi di entrambe le sponde del Tevere si profila dunque a questo punto un finale di stagione con tre derby, due di Coppa e uno di campionato. La strategia vincente non va cambiata, questo i giocatori giallorossi lo sanno: l’arroganza e i toni provocatori li hanno già premiati in passato, perché smettere? Infatti, la dichiarazione tracotante di turno arriva neanche due settimane dopo il controverso passaggio del turno della Roma contro il Cesena, resa questa volta da Radja Nainggolan. Un pronostico destinato a diventare ben presto, per lui e per tutto l’ambiente giallorosso, tristemente celebre.
Il risultato della gara di andata della semifinale di Tim Cup del primo marzo è ancora scolpito negli occhi e nei cuori dei laziali: un lapidario 2-0 in casa, mattatori di giornata Milinkovic-Savic e Immobile. Una Roma annullata, strozzata dalla fine tattica di Inzaghi che, a differenza di altri, applica le proprie doti di stratega sul campo invece che nella sala stampa e vince semplicemente facendo giocare a calcio i propri ragazzi. Una vittoria che se non mette un’ipoteca sul passaggio in finale, quantomeno pone in discesa il cammino della Lazio nella competizione.
A questo punto c’è da attendere un mese per la gara di ritorno, un mese di passione e di sfottò. La Roma, comunque, ci crede ancora: deve crederci, anche a fronte dell’eliminazione in Europa League che le viene inflitta dai francesi del Lione. Stavolta Spalletti in conferenza stampa sceglie la via più umile (o magari quella più scaramantica, chissà) e nel post partita di Roma-Sassuolo afferma che i giallorossi al 70% saranno eliminati dalla Coppa Italia. Magari testa bassa e scongiuri avrebbero anche potuto funzionare se non fosse stato poi per l’uscita successiva del tecnico giallorosso, quando a pochi giorni dalla semifinale di ritorno dichiara che senza la vittoria di un trofeo se ne sarebbe andato a fine anno.
Arriva dunque il 4 aprile, giorno della semifinale di ritorno, e la musica è sempre la stessa: due reti della Lazio siglate da Milinkovic-Savic e Immobile, partita condotta per quasi tutto il tempo grazie al 3-5-2 vincente di mister Inzaghi, gruppo biancoceleste che è sempre più un fronte unito contro tutti. A nulla servono i tre gol dei giallorossi di cui due arrivati a giochi fatti, a nulla serve la vittoria della Roma: la Lazio è in finale di Coppa Italia e ha dimostrato di nuovo che la forza di volontà e il duro lavoro pagano.
Avanti veloce. Il campionato prosegue, entrambe le squadre riescono a mantenere un ottimo ruolino di marcia, escludendo un paio di scivoloni per parte. Si arriva alla settimana pre derby, a quel periodo infuocato in cui si vivono le giornate solo in vista della stracittadina. In questo arco di tempo succedono cose molto diverse da una parte e dall’altra del Tevere. A Formello la Lazio segue un programma di allenamento specifico per il derby e per il particolare orario in cui si giocherà (12:30); l’ambiente romanista, invece, più che alla preparazione alla partita, sembra avere la testa ad avvenimenti ben più effimeri. Tra i giallorossi infatti l’argomento che tiene banco è la presentazione di un modello in edizione limitata di scarpini, dedicato alla carriera del capitano romanista Francesco Totti. L’ex grande campione presenzia all’evento in veste di mascotte pubblicitaria e parla della voglia dei romanisti di “distruggere la Lazio” nel derby; nulla di scandaloso, il sentimento è sempre stato reciproco, ovviamente nei limiti della sportività e della competizione agonistica.
Purtroppo, però, anche stavolta il vizio di esternare affermazioni pericolosamente superbe si ripresenta. In collegamento con Fiorello nel suo programma Edicola Fiore, infatti, Totti non riesce a trattenersi e si sbilancia sul risultato del derby.
Ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati alla giornata di ieri: 30 aprile 2017, ultimo derby della stagione. Perdonate questa lunghissima introduzione ma era necessaria per capire. Per comprendere quanto fosse importante vincere il derby di ieri nonostante ci si giocasse ancora poco o niente. Per vedere appieno in che modo sia stato costruito il cammino che ci ha portati fino al fischio d’inizio di Orsato e che differenza di porsi ci sia stata dalle due parti. Per rendersi conto di quanto il modo in cui ieri la Lazio ha trionfato sia l’emblema di una differenza di comportamento e di approccio a queste gare che c’è stata dalla sconfitta nel girone di andata in campionato ad oggi.
Perché ieri è stata la giornata in cui loro hanno trovato le mani di Strakosha e noi abbiamo bucato inesorabilmente la rete.
La giornata in cui Strootman si esibiva nel vero e proprio canto del cigno delle sue simulazioni e a Lukaku e Keita non venivano concessi due rigori netti.
La giornata in cui De Rossi trasformava un rigore rubato in maniera vergognosa esultando poi oscenamente nei confronti dei tifosi avversari e noi abbracciavamo Dusan e Keita pazzi di gioia.
La giornata in cui loro si appropriavano indebitamente della sigla romana S.P.Q.R. mentre noi sfoggiavamo con orgoglio uno sponsor storico che ci ha accompagnati in momenti di cui andremo fieri per sempre.
La giornata in cui De Rossi confermava la tradizione negativa per cui quando segna al derby la Roma perde e Dusan Basta siglava il suo primo gol in Serie A con la maglia della Lazio.
La giornata in cui al capocannoniere biancoceleste prendeva l’influenza e a quello romanista prendeva l’impalpabilità.
La giornata in cui il rapido Salah non trovava mai spazi e il rampante Keita si incuneava come voleva nella retroguardia avversaria.
La giornata in cui il nostro capitano strappava palloni ovunque e comandava magistralmente a centrocampo e il loro subiva tunnel ed elargiva calcioni scomposti.
La giornata in cui noi subivamo incredibili torti arbitrali e loro facevano del fairplay un optional, rimediando anche una doverosa espulsione a partita finita.
La giornata in cui abbiamo dimostrato che le parole, senza i fatti, sono solo aria.
Ecco perché il derby di ieri è stato il più bello della mia vita. Perché è stato il derby in cui, in diretta mondiale, Roma e Lazio hanno mostrato i loro veri volti. E non c’è dubbio su chi sia uscito vincitore, dentro e fuori dal campo.
Un ringraziamento particolare va a Simone, amico laziale senza il cui aiuto sarebbe stato davvero difficile riorganizzare il significato della vittoria di ieri. Forza Lazio.
