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Delusioni d’amore

“Che non si muore per amore, è una gran bella verità…” cantava Lucio Battisti, un pezzo che dovrebbe apparire come una epifania a tutte le persone che, nel corso della vita, come è naturale che sia, si ritrovano a fare i conti con le delusioni d’amore.

Mi piacerebbe far conoscere questo pezzo a tutti, aiuta, aiuta veramente. Mi piacerebbe far conoscere questo pezzo a Simone Inzaghiin fin dei conti siamo amici come vi ho già raccontato – mister aiuta. Aiuta davvero.

Ieri si è fatto prendere da una sfuriata, una sfuriata d’amore, una di quelle che magari ti accieca e ti fa dire una parola di troppo di cui poi ti penti ma che proprio non riesci a tenerti dentro. Ai microfoni di Sky s’è slacciato la scarpa, l’ha capovolta, ed ha fatto cadere tutti i sassolini che c’erano dentro. “Rinnovo? Ho aspettato 16 mesi posso aspettare altri tre giorni, lo faccio solo perché è la Lazio”. Simone se l’è presa, si aspettava qualcosa in più dopo 21 anni di amore cieco, sincero ed incondizionato. La delusione d’amore s’è vista, s’è sentita, l’abbiamo toccata con mano insieme a lui e ne abbiamo sofferto. Io ne soffro pure stamattina, per dire. Amori così hanno più vite dei gatti, magari mercoledì tecnico e società si vedranno sorrideranno e daranno la mano verso un futuro tutto da disegnare. Con promesse di cambiamento tipo: ti faccio tutto il mercato che vuoi e gli altri tecnici non li guardo nemmeno da lontano. Ma per il momento la delusione c’è, e lo scopriremo solo vivendo se sarà o meno sanabile.

Mi piacerebbe far conoscere questo pezzo a Senad Lulic e Marco Parolo. Aiuta ragazzi, aiuta davvero. Due giocatori che hanno dato tutto per la maglia dall’Aquila sul petto. Il primo capitano per caso, maestro del carpe diem, uno che all’appuntamento col destino s’è presentato con tanto di smoking ed ha fatto una figura talmente porca che ora è insignito nel firmamento della hall of fame biancoceleste. Il secondo ha cambiato più ruoli che casacche, s’è incarnato nel becco dell’Aquila capitolina e s’è fatto laziale. Abnegazione e lazialità. E pure loro, anche se non l’hanno urlato come ha fatto l’Inzaghi furioso, stanno conoscendo la loro delusione d’amore. Nessuna chiamata per parlare di futuro, ma soprattutto l’addio nel silenzio più totale: nessuna parola, nessuna celebrazione, nessun congedo degno.

Delusioni d’amore a non finire, ieri, a Reggio Emilia. Sarà pur vero che non si muore per amore, e meno male, ma qualcosa sotto la pelle spinge e fa male. E allora, ecco quello che da domani mi accadrà: “Io vivrò, senza te“.

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