L’ombra di Basta, una montagna di capelli biondi a coprire il posto da titolare. Poi l’infortunio del serbo, e la chance. Adam Marusic si è trovato catapultato in campo, Inzaghi gli ha tolto le coperte di dosso, ha spalancato la finestra facendo entrare aria fresca e poi ha detto: “È ora di alzarsi”. Adam non stava dormendo. Sembra che lui non dorma mai.
Arrivato in maniera inaspettata in estate come primo colpo della Lazio, Marusic ha impressionato nel ritiro di Auronzo: chi lo ha visto giocare ha parlato bene di un ragazzo fino ad allora sconosciuto ai più. Tra i meno, però, c’era Igli Tare, che ha piazzato il suo colpo: 6,5 milioni e il ragazzo è atterrato a Fiumicino. Sicuramente adatto al 3-5-2 di Inzaghi, però inizialmente quel posto era di Dusan, che lo ha conquistato col sudore, negli anni. Difficile toglierlo. Ma le occasioni nella vita capitano. Adam ha saputo sfruttare la sua.
Emblematica la prestazione offensiva contro l’Hellas Verona.
È grazie a lui se la Lazio riesce a sbloccare la partita. Prima una discesa coraggiosa sulla fascia (minuto 0:46), il pallone raccolto dopo un gran lavoro di Immobile, lo stop e il rigore procurato: una giocata semplice ed efficace, che mette in risalto le sue migliori qualità. Marusic mette lo zampino anche nel gol del raddoppio: è sempre lui a duettare con Ciro (minuto 1.19), accompagnandolo sempre sulla fascia destra per poi servirgli un dessert che il numero 17 non si lascia sfuggire. Immobile, che è un ragazzo dal cuore d’oro, gli restituisce il favore (minuto 2:42): assist rasoterra per la sovrapposizione del montenegrino, che si fa trovare puntuale all’appuntamento galante con la sua prima rete in Serie A.
Tutto questo non è frutto del caso: Marusic, in queste sue prime apparizioni, ha dimostrato spiccate doti offensive. Ha una facilità di corsa invidiabile, fisicamente ha saputo reggere il confronto con la Serie A, rocciosa per definizione. Furore: il ragazzo sembra sempre sul punto di scattare e di fare a pugni con il mondo. Resta sul chi va là, aspetta solo l’innesco della miccia per far saltare in aria la fascia.
Questo però non lo esenta dalla fase difensiva. Come Lukaku, tra l’altro suo ex compagno all’Ostenda, Marusic ha due volti: uno rabbioso e convinto quando attacca, l’altro insicuro e impacciato quando difende. Emblematica la sua prestazione difensiva contro il Vitesse.
Nel secondo gol subito dalla Lazio (minuto 2:43) ha la colpa di farsi anticipare da Linssen, che lo brucia e insacca la rete del 2-1. Anche in occasione della prima rete degli olandesi, Marusic aveva perso la marcatura sullo stesso Linssen (minuto 0:54). Il vantaggio del Vitesse viene realizzato da Matavz, ma il numero 11 era ugualmente pronto a ribadire in rete, lasciato libero dal numero 77 della Lazio. Su questo versante, c’è molto da migliorare, per lui come per Lukaku: in Serie A regna la tattica, e se non sei posizionato bene ti schianti contro una roccia mentre il tuo diretto avversario tira dritto verso il gol.
C’è tempo per migliorare e per capire il calcio italiano. L’importante è avere una base da cui partire, e quella di Marusic è solida. Se al furore riuscirà ad accompagnare anche l’attenzione, allora potrà veramente diventare un titolare affidabile.
(Ringraziamo Sbiadited per l’immagine in evidenza)
