Il calcio è oramai spettacolo. Le partite, il calciomercato, le telecronache petulanti: tutto è fatto per piacere, a tutti.
E allora perché non andare oltre. Perché non permettere ai giocatori di diventare delle vere e proprie star?
Ecco quindi cinque Serie Tv in cui alcuni calciatori della Lazio potrebbero finalmente trovare la loro dimensione.
Bojack Horseman-Nani
La fine della carriera non è mai facile da affrontare. Di sicuro la convivenza con Dusan Basta (Todd) farcisce il tutto con quel retrogusto di amaro e decadente che ben si concilia con le sue poche, pochissime, presenze in maglia biancoceleste.
I suoi ricordi dei tempi passati con Reds e Portogallo si sciolgono come il ghiaccio nel whiskey, il whiskey che lo stesso Nani tiene in mano prima di avviarsi verso la seduta di allenamento mattutina. E’ stanco, ma non fa niente. Non viene quasi mai schierato in campo ma quando viene scelto, svogliato, non incide. Ogni tanto si esalta per le giocate dei compagni, il suo amore per il gioco del calcio c’è ancora. Ma quell’amore si disperde non appena Luis capisce di non essere più quello che era un tempo.
L’ennesimo tentativo, invano, da parte dell’allenatore biancoceleste di utilizzare la carta Caicedo per sbloccare il match fallisce quando lo stesso Caicedo si rifiuta di entrare in campo perchè, testuali parole: “Nun me va”. Sarà quindi finalmente il turno di Nani, che sul campo dovrà ritrovare sè stesso, oltre che il gol.
Non ce la farà, e spenderà i suoi ultimi mesi con la maglia biancoceleste in ammollo nella sua piscina privata.
The Patricians-Patric
Il giovane Patric non è il solito studente spagnolo in Erasmus. Non fuma, non beve, non si fa fare il doppio taglio da Mirketto di Formello come i suoi compagni di squadra. Ma ciò non vuol dire che non nasconda un infame segreto:
Patric è, difatti, Patric.
Ebbene sì. Mesi di speculazioni nel capire chi sia realmente quel biondo non troppo alto, non troppo bravo, non troppo sveglio (ma troppo bello), portano alla conclusione più inaspettata: Patric è Patric. Lo stesso Patric che entra nel finale di Juve-Lazio con l’intenzione di giocare alla modalità “Trova il Menisco” dell’Allegro Chirurgo con le gambe di Bernardeschi. Lo stesso Patric che tiene la posizione in campo come Basta da interno di centrocampo. (Tra l’altro, Basta, mezz’ala, lo vogliamo provare?). Lo stesso Patric che reclama contro l’allenatore quando viene sostituito, dopo essersi mangiato 10 gol a porta vuota e aver stoppato la palla con il braccio dentro l’area di rigore perché, testuali parole: “Era sporca e me dava fastidio”. Quello stesso Patric non è segretamente una spia, un generale in esilio del movimento per l’indipendenza della Catalogna o un osservatore che il Barcellona ha mandato in missione per Milinkovic. E’ solo, semplicemente, Patric.
Da questo equivoco nascerà una straripante serie tv, la quale affronterà le vicende del giovane Patric tra realtà e finzione, senza mai perdersi in giudizi morali, i quali, comunque, vedrebbero Patric sconfitto.
Guest star: la pischella di Patric.
Black Fortuna
In un futuro distopico le storie su Instagram hanno sostituito la realtà. Ogni interazione sociale è oramai replicata nella sua interezza da instastorie di 5-6 secondi.
Felipe Anderson ne combina una delle sue: le sue continue riprese del connazionale Wallace fanno sì che quest’ultimo si trasformi in una rappresentazione virtuale di sé stesso, libero dalle costrizioni del tempo e dello spazio. Simone Inzaghi comincia a schierare l’ologramma di Wallace dal primo minuto, dando vita a un dibattito acceso tra gli esperti del settore riguardo alle possibili implicazioni morali di tale scelta.
Ma il dibattito non durerà a lungo. L’ologramma di Wallace non può difatti toccare fisicamente il pallone, lasciando spazio a ripartenze tempestive delle squadre avversarie.
Si deciderà quindi che l’ologramma di Wallace e lo stesso Wallace sono la stessa cosa.
Prologo Stagione 2: Felipe Anderson, che nel frattempo non ha smesso di fare instastorie, creerà un buco-spazio temporale inquadrando con il suo telefono Pedro Neto, che in verità non esiste.
The Walking Marchetti
Serie A, stagione 2030/2031: mentre Vargic si appresta a difendere i pali della Lazio per la sua 12esima stagione consecutiva, voci di spogliatoio narrano che uno zombie si aggiri tra le mura di Formello.
Non è nient’altro che Federico Marchetti, il quale, risvegliatosi dal suo sonno perpetuo, richiede a gran voce di diventare nuovamente il portiere titolare della Lazio.
Simone Inzaghi è combattuto perchè Marchetti, beh, insomma, è un po’ stranino. Ma l’Ivan nazionale non è che se la passi tanto meglio.
In questa serie piena di tensione e momenti eclatanti, lo spettatore si accorgerà che il vero nemico per l’uomo non è la morte, ma l’uomo.
Cioè, n verità non è nemmeno l’uomo, ma Vargic.
Vargic è il nemico.
Fine.
Orange is the new Quissanga
A pochi mesi dal passaggio a parametro zero all’Inter, Stefan de Vrij viene trovato colpevole dell’abuso di una sostanza chiamata Droga. Se la situazione non fosse già abbastanza complicata di suo, il giovane olandese si vede anche costretto a fare i conti con una visita spiacevole: Bastos Quissanga è il suo nuovo compagno di cella. Nella serie non verrà mai spiegato il motivo per cui Bastos è finito dietro le sbarre, ma ci viene lasciato immaginare che sia dovuto al fatto che lo stesso Quissanga abbia mentito verso il suo ultimo datore di lavoro: avrebbe detto, infatti, di essere un calciatore.
Gli attriti tra i due sono costanti. De Vrij piange ogni notte sotto le coperte, ricordandosi i bei tempi del mate condiviso con Caceres e Patric.
Plot Twist: niente di tutto ciò è vero. La prigione non è nient’altro che un’invenzione di Lotito il quale, sfruttando le difficoltà con l’italiano dei due difensori, ha fatto credere che il loro arresto fosse dovuto secondo legge. Il piano sarebbe stato quello di riempire il cuore di de Vrij di rimpianti per l’imminente traferimento all’Inter.
Il piano fallirà miseramente. De Vrij andrà all’Inter. Segnerà una tripletta di tacco in un Lazio-Inter della stagione 2018/2019, concludendo il tutto con una doppia capriola all’indietro.
Lo spettatore però ha visto andare via Nesta, quindi sai che gliene frega di de Vrij.
