Ore 19:30
Sono in leggero ritardo sulla tabella di marcia, grazie al magico traffico di Roma. Parcheggio l’auto sulle strisce blu e mi avvio subito a piedi verso Via del Tritone, dove mi aspetta la Rinascente. Mentre cammino cerco di pagare il parcheggio tramite l’applicazione fattapposta (termine tecnico), ma a quanto pare è finita la fascia oraria di pagamento della sosta e non c’è da preoccuparsi: posso godermi la presentazione delle nuove maglie, niente multe stasera. Dopo dieci minuti a piedi ecco la Rinascente, che subito mi manda in crisi perché ormai sono un adepto della cartina di Porta di Roma. A rincuorarmi al piano -1 trovo una selva di aquile stilizzate, contornate da una piccola folla biancoceleste. Ci siamo: si respira Lazio.
Ore 20:00
La folla biancoceleste è cresciuta, decine di persone assiepate in una fila separata da cordoni tra i quali tiene banco la Civil War: maglia bandiera sì o maglia bandiera no? Tra chi ci andrebbe a dormire e chi si eleva a esperto di marketing, c’è grande attesa per i giocatori biancocelesti: già pronti su un tavolino ci sono mazzetti di cartoline fattapposta (vedi sopra) per gli autografi. Mentre il vociare sale, turisti giapponesi pronti a spendere migliaia di euro come fossero bruscolini si fermano incuriositi, probabilmente domandandosi il perché di tanto chiasso. Non sanno che la maglia bandiera è la stessa di tre anni fa con il colletto leggermente più brutto e una vestibilità meno aderente. #team2015

Ore 21
Ora le Civil War sono due. La folla è passata dalle decine alle centinaia, si è ammassata verso la zona autografi e parecchi sono passati avanti: guerra civile incoming. Ecco intanto arrivare qualche gridolino, si alzano con un movimento all’unisono tutti i cellulari: entrano i giocatori, ci sono Wallace, Leiva, Luis Alberto, Strakosha, Luiz Felipe e Proto. Nessuno si fila granché Proto. Dopo un paio di risse e il tentativo da parte di qualcuno di mangiare un polpaccio di Luis Alberto, i sei si defilano e lasciano il posto ad un’altra tornata di giocatori. Entra Berisha, il popolo biancoceleste va in delirio: “Valon, facciamo una foto! Valon, firmami la maglia! Valon, benedici i miei bambini!“. Anche Radu è osannato come pochi altri, ci mancherebbe altro, ma l’entusiasmo per Berisha è sicuramente il segnale più bello di una serata che va avanti tra contusi e schiacciati.

Ore 22
La serata si è spostata di sopra, sulla terrazza. Sette piani fatti a piedi, una gioia per la caviglia infortunata giocando a calciotto per la prima volta dopo un anno. Saliti sulla sommità della Rinascente però la vista è mozzafiato: i tetti di Roma, la Basilica di San Pietro, Claudio Lotito che fa l’anfitrione tra la gente. Stanno per rivelare la seconda maglia, nonostante per vie traverse l’abbiano già vista tutti (e qui non c’è Civil War, questa non piace proprio a nessuno). Per l’occasione hanno allestito una specie di proiettore 3D olografico super tecnologico che funziona tramite ventole. Anzi, che non funziona: problema tecnico, sul palco improvvisano sketch per intrattenere il pubblico. Ma il panorama di Roma fa già il suo lavoro. Problema risolto, ecco la maglia: bianca con una riga celeste sul petto. La super tecnica olografica non permette di fare foto decenti, ma tant’è.

Salgono sul palco Lulic e Parolo, il secondo visibilmente brillo. Dicono qualche parola significativa, il messaggio è “Non importa che sia bella o faccia cagare, la maglia va onorata sempre“. E noi ci crediamo. Poi arrivano le ragazze immagine con la seconda maglia addosso, e noi la rivalutiamo un po’.
Ore 23
L’evento è finito, c’è un fantastico open bar su cui è meglio non fiondarsi perché inspiegabilmente sono a stomaco vuoto. Dopo un po’ di pubbliche relazioni e la contemplazione a distanza ravvicinata di gente come Immobile, Parolo, Radu e Leiva, decido che è ora di levare le tende: mi aspetta una piccola scarpinata e la caviglia si fa sentire. Scesi di nuovo sette piani mi ritrovo a -1, rendendomi conto che ho mancato il piano terra. Torno su e mi avvio verso la macchina, beandomi della Roma notturna, bella come non mai. Ecco la mia Agila bianca, lì dove l’avevo lasciata. Noto qualcosa di strano.
