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Cristiano Ronaldo alla Lazio

Avevamo ancora negli occhi la fantasmagorica bicicletta di Cristiano Ronaldo all’Allianz Stadium di Torino, quando navigando sul web ci siamo imbattuti nuovamente su questo articolo.

Lo offrimmo al Parma di Tanzi e alla Lazio di Cragnotti, ma in entrambe i casi fu snobbato. Il talento era indiscutibile, ma era troppo giovane, evidentemente non si fidavano. Chissà oggi che rimpianti…”.

Era un’intervista di Luciano Moggi, che parlava così riferendosi al fuoriclasse portoghese. Ci abbiamo messo più o meno un anno per metabolizzare queste parole, ma ancora non riusciamo a darci pace. Si dice che la scrittura sia terapeutica, soprattutto se si tratta di superare traumi e momenti difficili. Dunque dopo un anno passato ad imbottirci di Xanax, di Lexotan, di Tranquirit, di Inzaghi e di Immobile, siamo finalmente pronti.

Ci siamo proiettati in un Mondo parallelo, dove Cragnotti, costretto a lasciare la Lazio per i noti problemi finanziari, decideva di lasciare un cadeau di addio. Un giovanissimo, nonché diciottenne, Cristiano Ronaldo alla squadra di Roma. E, sempre in questo Mondo parallelo, la stella portoghese si innamorava ciecamente dell’Aquila sul petto, più di quanto abbia fatto Stefan Radu (ok, forse abbiamo esagerato con gli psicofarmaci).

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Ma cosa sarebbe successo se Cr7 avesse vestito per quindici anni l’Aquila sul petto?

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Correva l’anno 2003 e il 17 agosto Cristiano Ronaldo approdò a Roma.  La Lazio era uscita decisamente indebolita dal mercato estivo, i guai societari facevano da padroni. Eppure poteva vantare una rosa di tutto rispetto: Peruzzi fra i pali, Mihajilovic e Stam in difesa, Stankovic e Fiore a centrocampo, capitan Favalli ed un attacco stratosferico. Claudio Lopez a sinistra, Bernardo Corradi al centro e a destra proprio Lui, Cr7.

La prima stagione di Ronaldo alla Lazio non fu entusiasmante in campionato, un modesto sesto posto, tuttavia arrivò un trofeo, la Coppa Italia, vinta in finale contro la Juventus. La modalità era ancora di andata e ritorno, il primo match terminò 2-0 a favore delle Aquile, con una doppietta del portoghese. Prima un tiro al volo di destro che si insacca sul secondo palo alle spalle di Chimenti, il secondo una mezza rovesciata ravvicinata che non lascia scampo ai bianconeri. Il diciannovenne Ronaldo regalò così il primo trofeo alla Lazio.

La stagione successiva, il 2004-2005, fu la prima di Claudio Lotito alla Lazio, che perse tutti i suoi giocatori più importanti. Tuttavia, riuscì a trattenere Cristiano Ronaldo, che non volle abbandonare la squadra che lo aveva lanciato nel calcio che conta. Con Domenico Caso sulla panchina, il modulo divenne il 4 4 2, con Peruzzi in porta, Couto e Negro al centro della difesa, Oddo e Zauri terzini, Giannichedda e Liverani mediani, Manfredini e Cristiano Ronaldo esterni, Di Canio e Rocchi attaccanti. Questa fu una stagione avara di soddisfazioni, fatta eccezione per la Supercoppa italiana giocata ad agosto contro il Milan, dove Cr7 regalò il secondo trofeo alle Aquile. Prima una punizione dal limite dell’aerea a foglia morta, poi un sinistro chirurgico alle spalle di Dida ed infine un colpo di testa magistrale, dove rimase sospeso per tre secondi in aria, per il 3 a 2 finale.

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Gli anni successivi furono i periodi più bui per il talento portoghese, che nonostante tutto diventava sempre più laziale e idolo della curva. Nel 2007 la Lazio conquistò l’accesso alla Uefa Champions League grazie alle sue prodezze, insieme a Pandev e Rocchi formava un tridente d’attacco inarrestabile. Nei play-off per l’accesso alla fase finale, si sbarazzò della Dinamo Bucarest con ancora una tripletta nella sfida di ritorno.

Nella stagione 2008/2009 il fenomeno portoghese mise la sua firma sul terzo titolo vinto con la maglia biancoceleste: nelle semifinali di Coppa Italia si sbarazzò della Juventus con una doppietta nella sfida di ritorno, vinta 2 a 0 dalle Aquile, poi un tiro a giro sul secondo palo stese al suolo in finale la Sampdoria. Nell’agosto della stessa stagione arrivò il quarto trofeo: a Pechino, contro l’Inter di Mourinho, Cr7 prima segna di rimpallo, poi con un tiro al volo alle spalle di Julio Cesar. Inutile il goal di Eto’o che aveva pareggiato i conti.

La consacrazione assoluta del portoghese, tuttavia arrivò nella stagione 2012/2013, con Petkovic alla guida della Lazio. Marchetti in porta, Konko e Radu terzini, Biava e Cana al centro della difesa, Ledesma e Gonzalez a fare da protezione ad un attacco stratosferico. Candreva a destra, Cr7 a sinistra, Hernanes alle spalle di Klose. Quella fu la stagione più redditizia di Ronaldo alla Lazio: 48 reti in campionato di fronte a sole 35 presenze, 1 in coppa Italia, 12 in Europa League.

E contro ogni pronostico, fu Triplete e apoteosi. In serie A, il testa a testa con la Juventus fu all’ultimo sangue, risolto dal solito Cr7 negli scontri diretti, in particolare a Torino, dove stese i bianconeri con una doppietta impressionante. La classifica a maggio parlò chiaramente: Juventus 87, Lazio 90. Un popolo in festa, un condottiero che sfoggiava fiero l’Aquila sul petto. Ma era solo l’inizio dei festeggiamenti. Il 15 maggio 2013, all’Amsterdam Arena ebbe luogo la finale di Europa League, Lazio contro Chelsea. E fu ancora Cr7 show: la sblocca F. Torres nel secondo tempo, poi il portoghese pareggia su calcio di rigore per fallo di mano di Azpiliqueta. A dieci dal termine palo di Lampard, ma allo scadere ancora Cristiano Ronaldo, di testa da calcio d’angolo, trafigge Peter Cech. La Lazio viaggiava ormai sulle ali dell’entusiasmo, sembrava di vivere un sogno ad occhi aperti.

Il 26 maggio 2013 il fenomeno con l’Aquila sul petto decise di entrare, come se già non bastasse, definitivamente nella leggenda: finale di Tim Cup, Lazio contro seconda squadra della capitale. Cross di Candreva al minuto 71’, Cr7 si coordina in una frazione di secondo e rovesciata fantascientifica sul secondo palo. Fu tripudio biancoceleste.

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Alla sua decima stagione alla Lazio, Cristiano Ronaldo regalava ai biancocelesti il suo settimo trofeo da quando era approdato a Roma. Eppure, non poteva ritenersi ancora soddisfatto.

Nel 2014/2015 la panchina fu affidata a Stefano Pioli, che ripropose un 4 3 3, spostando il capitano Cr7 in attacco, insieme a Klose e F. Anderson. Anche quella fu una stagione entusiasmante: la Lazio arrivò seconda in campionato e vinse ancora una Coppa Italia, grazie al suo fuoriclasse, che quando vede bianconero si infiamma. Nella finale di Roma contro la Juventus, Radu portava avanti le Aquile, che però si fecero raggiungere da Chiellini pochi minuti dopo. Nei supplementari, Cr7 prese palla sulla trequarti, si liberò agilmente di Bonucci e fece partire una bordata di destro, che dopo aver colpito il palo, si insaccò inesorabilmente alle spalle di Buffon.

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Nel 2016/2017, con Inzaghi in panchina, si andava a formare una coppia d’attacco formidabile: Cr7 e Ciro Immobile. Grazie alle loro giocate la Lazio conquistava ancora una Coppa Italia, ancora contro la Juventus: Milinkovic rispondeva a Dani Alves, Immobile a Bonucci e Ronaldo mise la firma sul 3 a 2 definitivo. Storia che si ripeté lo scorso agosto in Supercoppa: doppietta di Ciro e di Dybala, goal allo scadere di Cr7.

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Ed è così che si arriva alla stagione 2017/2018, ancora in corso. Cristiano Ronaldo ha 33 anni e sarebbe arrivato alla sua quattordicesima stagione alla Lazio con uno score per niente male: 723 presenze, 564 goal e dieci trofei alzati al cielo. Chissà come sarebbe finita questa stagione, della Lazio dei record, con un Cr7 in più. Ovviamente non lo sapremo mai, ma intanto ci siamo divertiti a proporre una formazione del genere.

Lazio (4-3-1-2): Strakosha; Lulic, de Vrij, Luiz Felipe, Radu; Luis Alberto, Leiva, Milinkovic-Savic; Felipe Anderson; Ronaldo, Immobile.

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