Era il ventuno aprile quando, alla fine del consiglio federale della FIGC, Marcello Nicchi annunciava alla stampa italiana la tanto attesa rivoluzione tecnologica del nostro calcio: “Dalla prossima stagione 2017-2018, la terna arbitrale potrà usufruire del sistema di Video Assistant Referee“. La reazione di giornali e tifosi a tale annuncio fu unanime, con i primi che parlarono di un qualcosa richiesto già da tempo e finalmente approdato nel nostro campionato, e i secondi invece, convinti di poter finalmente assistere ad una competizione priva di sviste arbitrali, in buona o in malafede che siano. Il sistema si mette subito in moto, e già alla prima giornata di campionato, il VAR è chiamato all’esordio: servirà infatti il suo aiuto per assegnare un rigore in Juventus-Cagliari a favore dei sardi. Facile immaginare le reazioni dei tifosi di tutta Italia.

Si parte con il verso giusto…
Tutto sembra funzionare per il meglio, e dopo interi mesi in cui si è parlato fino allo sfinimento dei suoi possibili utilizzi, questa tanto agognata prova TV sembra effettivamente funzionare come promesso in pompa magna, mettendo (per il momento) fine a tutti quegli episodi dubbi che possono verificarsi nell’arco dei novanta minuti. Solo poi accade che gli arbitri incontrino le prime difficoltà, come l’inesperienza (che come in un qualsiasi altro “anno zero” potrebbe essere giustificata) e l’incapacità di decidere. Già, sembra surreale, ma con uno strumento nato per decidere meglio, gli arbitri non sanno più cosa scegliere. Viene considerato clamoroso, infatti, il labiale di Tagliavento, che si interroga sulla scelta di chiamare o meno il VAR in occasione di un presunto calcio di rigore.
…E si finisce male
Con il passare del tempo gli errori si accumulano sempre di più, e casualmente, parecchi sono a sfavore dei biancocelesti: proprio con il VAR non viene assegnato, in un Lazio-Torino, un clamoroso fallo di mano in area di rigore che avrebbe ipoteticamente portato i laziali in vantaggio (e per dirla tutta è stato anche espulso Immobile), e sempre con il replay viene convalidato un goal di Cutrone in Milan-Lazio, segnato letteralmente con l’aiuto indispensabile della mano. Il bilancio di tutto ciò? -6 in classifica, che equivalgono a fine campionato, all’accontentarsi di una misera qualificazione in Europa League, dovendo rinunciare (anche per colpa della Lazio stessa, ovviamente) all’approdo nell’Europa che conta. Ma i danni non si limitano solo ai biancocelesti, iniziano a coinvolgere quasi la maggior parte della Serie A, con la posizione dei tifosi che rapidamente inizia a cambiare. In questa stagione appena iniziata sono infatti già diversi gli episodi che fanno discutere tutta Italia, con una cattiva gestione della tecnologia VAR che ha già colpito chiaramente Inter, Fiorentina e Atalanta.
Le regole sbagliate
Quello che ci si inizia a chiedere è se sia la VAR in sé ad essere inutile per il calcio, o se sia utilizzata in modo sbagliato: la giusta risposta è la terza opzione, ovvero sono le regole della Video Assistant Referee ad essere sbagliate. Da regolamento infatti, l’applicazione di tale tecnologia prevede tre passaggi, tutti obbligatori:
- Si verifica l’episodio incriminato
- Lo si analizza sui monitor a disposizione, con tanto di “frame to frame”, ovvero un replay tagliato immagine per immagine
- Infine, si adotta un provvedimento in merito.
Fin qui, tutti d’accordo. Il problema è che, sempre da regolamento, l’unico a poter richiedere il suo utilizzo è solo ed esclusivamente l’arbitro. E allora cosa succede se è proprio lui a decidere erroneamente di non rivedere un episodio dubbio?
Come rendere più efficace un sistema troppo acerbo
Primo su tutti, tra le modifiche al regolamento, sarebbe il “sistema di chiamata”, sulla falsariga di ciò che si vede già da tempo nella NFL: Accade sul campo da gioco un episodio a sfavore della squadra “A”? Bene, l’allenatore può comunicare, un numero prestabilito di volte, al quarto uomo di fermare il gioco per rivedere l’episodio. Ovviamente in questo modo si passerebbe da un eccesso all’altro e inevitabilmente, i tempi andrebbero ad allungarsi di parecchio, ma purtroppo c’è sempre un dazio da pagare. Poi chissà se non capiti un intervento in area di rigore proprio quando le richieste di replay siano appena terminate…
