Ieri Zarate, oggi Correa. C’è poco da fare. Alla lunga, le coppe e le sicurezze te le portano i Parolo, i Leiva, i Ledesma. Ma che soddisfazione quando entra il funambolo, comincia a fare cose incredibili e gonfia la rete portandoti alla vittoria. Bene: gente come Zarate, el Tucu Correa e – a volte – anche Felipe Anderson possono regalare queste emozioni.
Momento: ma veramente Correa può essere l’erede o il sosia del vecchio Maurito? Analogie e differenze dividono la tifoseria. Abbiamo provato ad analizzarle.
Fanno la linguaccia
La linguaccia è un gesto che può sembrare banale, ma forse non lo è. Con la linguaccia si è bambini, senza paura, con la voglia di scherzare. Ma c’è anche scherno, sfacciattaggine, consapevolezza. Come quella che aveva Zarate nella finale di Coppa Italia. Lo sapeva che da quella mattonella poteva fare tutto. Ha spento la palla sotto al sette e ha esultato a modo suo. Chissà se Correa riuscirà a mostrare tutta la sua impertinenza in una finale, magari a maggio, magari senza orecchie (la coppa).
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Sono Argentini e sono romanticamente fortissimi
Tra Lazio e Argentina c’è un feeling congenito. Si parte dai colori, passando per il blocco dei 2000’s, arrivando a Scaloni. Lazio Argentina, Roma Brasile. E ci è sempre andato bene così. Mauro e Joaquín rappresentano questo: il talento latino alterato positivamente dal fascino Argentino, tutto soprannomi & cori a squarciagola. Entrambi non sono partiti come titolari alla Lazio: Zarate ha “beneficiato” del KO di Rocchi alle Olimpiadi mentre Tucu ha atteso il turnover di Inzaghi per firmare il tabellino. Però l’Argentino è fico per questo: classe sudamericana ma caliente e rozzo come El Cholo. Magari la costanza non è il loro forte, ma alla fine è quello che ci piace.
Non hanno avuto la stessa storia
E qui troviamo una differenza importante. Mauro arrivò a Roma dopo una improbabile stagione in medio oriente, seguita da una breve esperienza in Premier League. Ma perchè uno così dal Velez finisce in Qatar? Lo capiremo dopo anni, quando iniziò il suo pellegrinaggio post Inter. Tipo Osvaldo ma meglio. Diverso invece Correa: Estudiantes, Samp, Siviglia. Sempre a salire. Ora Lazio. Di sicuro, la Lazio è una squadra in crescita, vediamo se el Tucu renderà più di quanto fatto a Siviglia.
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Sono uguali perchè ci fanno sognare
Poco importa, alla fine, se Correa è 1 e 88 mentre Maurito è 1 e 76 scarsi. La verità è che il bambino che vedeva Zarate incontenibile tra le difese di chiunque, oggi spera di rivedere quel fulmine nei piedi di Correa. Finta, controfinta, rete.
“Ao, sembrava Zarate.”
C’è poco da fare. Come nel 1999, ai già grandi Vieri sembrava Chinaglia, traslando tutto a oggi, chi vede Correa spera nella reincarnazione di Zarate, il numero 10 che ti poteva far vincere contro tutto e tutti, che poteva farti credere in qualsiasi cosa e anche contro una big potevi dire: “Fate come volete. Noi c’avemo Zarate”
Ora c’è Correa, che forse non sarà il new Zarate ma che ha già dimostrato comunque di far divertire e di divertirsi parecchio in campo. Tra una linguaccia e l’altra.
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