A volte in una relazione le cose non finiscono per i troppi litigi o le problematiche derivanti dalla convivenza, ma solo perché non poteva andare diversamente. “Meglio lasciarci adesso prima che faccia ancor più male”, questo potrebbero essersi detti Felipe Anderson e Claudio Lotito mentre decidevano di consentire alla vita di fare il proprio corso, separando le loro strade. Quando il brasiliano ha espresso la volontà di emigrare in Premier, la Lazio ha iniziato la ricerca del sostituto e, dopo sussurri di mercato e indiscrezioni, ha deciso di puntare su una vecchia conoscenza della Serie A.
Quando vestiva la maglia della Sampdoria Correa aveva il 10 sulle spalle, un numero che, soprattutto per gli argentini, si distingue da tutti gli altri perché indicatore di tecnica e talento. Il fatto che poi venisse portato da un giovane di 21 anni alla prima esperienza in Europa, non poteva che destare interesse. Nonostante la tenera età il classe ’94 non aveva paura di tentare la giocata e, grazie agli sprazzi di classe mostrati in Italia, il Siviglia decise di accaparrarselo sborsando ben 13 milioni più 5 di bonus. Ora è alla Lazio e, così come si tende a fare inevitabilmente anche con una nuova fidanzata… la si paragona con quella precedente. Ammettiamolo, succede di frequente. Anche a te, sì, proprio tu che stai leggendo in questo momento. Ma in cosa Joaquin potrebbe essere superiore a Felipe?
CORREA&FELIPE: GEMELLI DIVERSI
La tecnica individuale è di casa per quanto riguarda Correa. L’argentino è in grado di pettinare il pallone e calciarlo quasi indifferentemente con entrambi i piedi. Abile nelle conclusioni da fuori e dotato di un ottimo dribbling, non è considerabile un goleador ma neanche un “calciatore generoso” alla Djordjevic per intenderci. E se finora le queste caratteristiche potrebbero valere anche per Anderson, la differenze tra i due non sono poche. Innanzitutto la stazza, dato che “El Tucu” sfiora il metro e novanta, mentre Felipe deve concedergli oltre 10 cm di altezza.
Felipe Anderson per essere alto come Correa deve salire sulle spalle di de Vrij
Poi il ruolo, considerando il fatto che se il brasiliano è un’ala più pura, veloce nel breve e nel lungo, l’ex-Samp è più compassato e quindi più facilmente portato ad agire in posizione centrale, dietro la punta. Esatto, proprio nel ruolo di Luis Alberto del quale sarà il vice. Ricordando i problemi di adattamento in quella zona di campo per Felipe la stagione passata, le possibilità che Correa faccia meglio di lui non sono così poche. In più, nonostante abbia un anno in meno di Felipetto, il neo-biancoceleste ha maggiore esperienza europea (11 presenze in Champions condite da 2 gol e 3 assist), qualità non da poco se si pensa che la Lazio quest’anno è chiamata a disputare un’Europa League da protagonista. Giocatore senza controindicazioni? Non proprio. Vediamo perché.
SAME OLD STORY: DISCONTINUITA’
Molti i pregi in comune, così come il più grande difetto. La continuità di rendimento è quella cosa che distingue il buon giocatore dal fuoriclasse: non tirare fuori il coniglio dal cilindro una volta ogni tanto, ma imparare a farlo spesso e quando serve. Se Cristiano Ronaldo avesse dimostrato il proprio valore solo in metà delle partite giocate in carriera, sicuramente non verrebbe considerato come uno dei due migliori al mondo (o il migliore?). Insomma, sia ad Anderson che al “Tucu” manca questa continuità, con la speranza che l’argentino possa trovarla proprio all’ombra del Colosseo. In quest’ottica, può far ben sperare la sfrontatezza con la quale Correa tentava giocate di livello quando era solo un giovinotto con la maglia blucerchiata, e il 10 sulle spalle. La spavalderia di chi sa quello che vuole, la personalità che a Felipe è sempre mancata. La Lazio ti aspetta, Joaquin. Ma per favore, non farti aspettare troppo.
Articolo a cura di Lorenzo Ottaviani
