Qualche mese fa mi sono rotto il crociato. Brutta storia, ho fatto un movimento strano mentre giocavo a calcetto, una di quelle cose che fa Milinkovic in mezzo al campo tra 5 avversari, che lì per lì nemmeno capisci, ma poi fai “wooow, guarda che t’ha fatto er Sergente”. E gira che ti rigira, e il ginocchio ha girato parecchio, mi è partito il crociato. Io sono andato a sinistra, lui invece aveva capito “destra” e si è allontanato. Dolore come un derby perso, lacrime alla Hernanes, e poi operazione e infine fisioterapia. E qui viene il bello, non che Patric venga a fisioterapia, ma succede un fatto alquanto strano.
Tra un lettino e l’altro, una pressa e un “ercolino” (lo chiamano così ma non è un piccolo Caicedo, veramente) incontro un tipo biondo, alto e con i pantaloncini della Russia. “E mo’ questo chi C*****O è?”. C*****O sta per Caicedo ovviamente. ‘Sto Mertesacker russo. Mi domando. Inizio le ricerche, guardo tutti i calciatori russi che si sono infortunati e sono obbligati alla fisioterapia e dopo aver ipotizzato Selikhov, Kokorin, Vasin e Bukharov arrivo finalmente a una soluzione.
MACOMEAVEVOFATTOANONPENSARCIPRIMA, ma è Pavel Pogrebniac.
“Federico, mi passi il foglio che voglio vedere come si scrive?”
MACOMEAVEVOFATTOANONPENSARCIPRIMA, ma è Pavel Pogrebnyak
E così mi ci avvicino, butto lì qualche battuta che fa ridere solo la signora che sta facendo riabilitazione alla spalla, ma poi – colpo di fulmine – capisco di dover parlare russo, o almeno inglese per poter chiacchierare con lui.
*la conversazione avviene in inglese, ma è come se fosse avvenuta in romano
– Oh, Pavel Pogrebnyak, sei veramente un grande. Calcola che alla Play non so perché ti compravo sempre ed eri fortissimo, segnavi sempre di testa. Che stai a fa?
– Oh bello, tra ‘na cosa e l’altra devo rimette a posto ‘sto piede. Rottura del tendine d’Achille. Che vitaccia.
– Ti capisco, pure pe’ me è ‘na sofferenza. Da quanto stai qui?
– Ma che ne so, manco lo conto più il tempo, pare ‘na vita. Comunque dovrei aver quasi finito, sto in piedi e riesco a muovermi. Non vedo l’ora de tornà a giocà.
– Daje so’ contento, ma dove giochi mo’?
– Eh, so’ svincolato. Giocavo al Tosno.
– Ah sì, chiaro. E che è?
– Una squadra russa, dai.
– Vabbè, ma quindi, ricapitolando, quest’anno dovresti rientare, alla Play spignevi, di testa non sei male, la caviglia la stamo a rimette a posto, hai giocato in Nazionale, ok che hai 35 anni ma sei svincolato…
– Embè, non te seguo.
– Ma niente niente a Roma te ce trovi bene, il clima è piacevole – approfitto dell’aria condizionata per dirglielo, fuori fanno 75 gradi – e te va ancora de giocà?
– Ora te seguo.
– Vuoi esse il nostro vice Immobile?
“4 serie da 20 di isometrica, poi stretching e hai finito”
Il fisioterapista rompe la nostra conversazione. Alla fine mi rimetto al lavoro, Pavel finisce i suoi esercizi, mi saluta e poi se ne va. Il giorno dopo non lo incontro, forse non ci troviamo con gli orari. Quello dopo nemmeno e non so che fine abbia fatto. Non ha mai risposto a quella domanda e non lo farà mai. Ma quanto è difficile trovare un vice Immobile?
‘Sta cazz..Caicedo de isometrica…
Pochi giorni dopo, Pavel, firmerà per la Dinamo Mosca.
Io continuerò la mia fisioterapia fino a quando: “Oh ma te non sei un calciatore?”
…
