Sono appena stato in Argentina.
E tutti in coro, giustamente:
Se non fosse però che quest’esperienza non solo mi ha portato a conoscere la vastità della Pampa che ve ne frega (territorio che ricopre 750.000 km² dell’Argentina costituito da ampie preterie di steppa), ma anche due calciatori. Sì, sono un tipo fortunato: se a fisioterapia (fisioterapia e fortuna, tra l’altro, non hanno niente a cui spartire) ho incontrato Pogrebnyak prima e un amico di Strakosha poi, stavolta mi sono imbattuto in altri calciatori, due in particolare. E ci ho anche parlato, come al solito. Forse.
Tutto ha inizio a Buenos Aires, capitale che ha appena assistito a una coppanfaccia, e che infatti è ricoperta di cartelloni in cui si accolgono i vincitori del River di ritorno da Madrid. Dettaglio totalmente inutile ai fini della storia, ma mi andava di dire coppanfaccia e questo era l’unico modo per farlo senza sembrare inopportuno.
Ho visitato la città più a sud del mondo, tale Ushuaia, dove speravo di trovare Carrizo in fuga dopo l’ennesima gambeta sbagliata.
Ho visitato il ghiacciaio del Perito Moreno, che è un muro completamente ghiacciato alto 60 metri. Praticamente è Leiva a centrocampo.
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Le glacier Perito Moreno, une merveille 😍 #peritomoreno #glaciar #argentine
Ho visitato la colonia di pinguini di Punta Tombo, che secondo me difenderebbero meglio di Wallace. Sono palesemente più coordinati.
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Pingu 🐧 #argentina #pingu #animal #lamarciadelpinguino #trip #islamartillo
Ho assistito al sole di mezzanotte, che è come Klose quando illuminava un derby cupo al 94esimo.
Poi, all’aereoporto di Buenos Aires, pronto per tornare a Roma, ho incontrato El Tucu Correa e Angel Di Maria. E ci ho parlato, in spagnolo ovviamente.
È andata così, mas o meno:
– Hola Tucu, potemos fare una foto insiemes, por favor?
– Està bien amigo.
*scattiamo la foto*

– Tucu, una pregunta: quanti goles pensi che farai quest’annos?
Nel momento in cui stava per rispondermi viene interrotto da una persona che lo strattona da dietro e poi lo abbraccia: è Angel Di Maria.
– Hey Tucu, que tal?
– Todo bien, estoy aquì con un amigo. Se llama Iacopo Siemprebien.
Più o meno Tucu, mas o meno.
– Ecribe por Laciocracias?
Più o meno Angel, mas o meno.
– Pues, tengo que decirte la ultima del mercado, Lotito me llamò y me dijò que la Lazio me quiere.
– Que buena noticia.
– Li mortaccis, Angel, eddajes.
– Pero no se, parece que Immobile es el dueño (titolare) y Caicedo la segunda opciòn, en mi opinion non jugarè nunca.
– Yo tampoco (nemmeno) juego.
– Eh regà, c’avevo st’abbondanzas de giocatoris che non potetes capì.
– Bien, lo pensarè (ci penserò).
Il tempo di chiedere anche a lui di fare la foto insieme che viene chiamato il volo per Parigi e poco dopo quello per Roma. Riesco giusto a fare un “in boccas al lupos” a entrambi, ad augurarmi che Correa segni più gol di Felipe Anderson e che Di Maria scelga di venire alla Lazio, poi prendo anche io l’aereo.

Intanto penso “ma CaiceDOS non lascia spazio ad altri calciatori perché è troppo grosso o perché so’ due, dues, dos, insomma avete capito?”
Poi mi accorgo del quesito idiota appena posto e ripiego su un più banale “ma è più desolata la Pampa o la campagna acquisti della Lazio?”
Ah, poi un’altra cosa.
(Sì, questo articolo sembra finire da un momento all’altro ma poi non finisce mai, proprio come la Pampa.)
Ho visto all’aereoporto di Buenos Aires anche Lisandro Lopez (che poi ha preso il mio volo) ma ci ho messo 2 ore di attesa lì, 13 di aereo e 10 minuti al controllo passaporti di Roma per capire chi fosse.
E poi anche Pastore a Fiumicino. Ma vabbè, questa è un’altra coppanfaccia.
