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Come sfruttare il Sei Nazioni a vantaggio della Lazio

Sì, siamo arrivati in quel periodo dell’anno che non ci fa dormire la notte. Per la rabbia, per la maggior parte dei laziali. O anche per la gioia di pochi di loro, che oltre al calcio, seguono con interesse anche un altro sport con una palla. Ovale. Perchè a febbraio inizia sempre il torneo di rugby più antico e prestigioso del mondo, il Sei Nazioni. E come sappiamo benissimo noi tifosi laziali, torneo a cui partecipa anche l’Italia. Che come campo di gioco utilizza lo Stadio Olimpico. Causando particolari disagi nel campionato alla Lazio. Solo alla Lazio, a dire (quasi) il vero. Perchè è quasi sempre la Lazio a dover pagare il conto di questa convivenza forzata, sotto forma di modifiche al proprio calendario.

Basta pensare all’ultima sfida di campionato: Lazio-Empoli. Anticipata a giovedì 7 Febbraio. Dopo che la Lazio, nei 7 giorni precedenti, ha dovuto giocare a San Siro contro l’Inter il 31 gennaio (persino per 120 minuti, tra l’altro) e allo stadio Benito Stirpe di Frosinone lunedì 4. Tre partite in una settimana netta. Oltre a questo, è stata rinviata anche Lazio-Udinese, inizialmente prevista per il 23/24 febbraio, a data ancora da destinarsi, in virtù di un calendario serratissimo (ritorno di Europa League prima, semifinale di andata di coppa Italia dopo). Tutto perchè in quei sabati, all’Olimpico c’è di scena un’altra squadra dalla maglia azzurra. L’Italia. Di rugby.

Ecco, normalmente la sensazione che genera il Sei Nazioni è fastidio. Sempre a complicarci tutto oh. Sempre a dare fastidio a noi. E soprattutto, sempre e solo la Lazio a pagare le conseguenze, e a dover faticare molto di più quando facciano le altre. Ma non è solo questo, no. Perchè in realtà abbiamo un’incredibile opportunità. Possiamo far finta di niente, e prendere dei rugbisti e portali a giocare per la Lazio. E fidatevi, alcuni di questi potrebbero davvero servirci.

Jonathan Sexton – Irlanda

Ecco, uno che viene votato come il miglior giocatore di rugby del 2018, non è proprio uno scarsone. Tanto più uno che riesce a portare la sua Irlanda alla vittoria contro la Nuova Zelanda. Gli All Blacks. Tutti li avete quantomeno sentiti nominare, giusto? C’è chi è riuscito a batterli. E uno di questi è Johnny Sexton.

Mediano d’apertura, che nel rugby è quello che organizza tutta la manovra di attacco. Subito pronto ad innescare i compagni per la loro corsa dritta in meta, con delle invenzioni possibili solo a loro. Oppure, che decide una partita all’ultimo con un calcio così:

Minuto di gioco 82. Fase 41. Per chi fosse meno pratico della palla ovale, il numero di fasi indica quante volte l’azione è ripartita dopo che un giocatore viene placcato. Inizia l’azione: un giocatore porta palla, viene placcato, va a terra, rimette la palla a disposizione dei compagni; non appena viene passata, si entra nella fase 2, e così via, senza alcun limite. Siamo intorno ai 40 metri, non si riesce a sfondare, e allora rimane solo da tentare un drop per guadagnare tre punti, e vincere una partita. E Johnny lo fa così, in tranquillità.

Sappiamo a chi poter far battere rigori e punizioni all’ultimo minuto allora. Sempre che Leiva e Nainggolan non siano disponibili.

CJ Stander – Irlanda

Rimaniamo sempre nell’Isola di Smeraldo. Perchè la sua Nazionale (che, caso unico negli sport, rappresenta interamente l’isola, sia Eire che Irlanda del Nord) può schierare, al numero 8, nel ruolo di terza centro, quella che è una vera e propria bestia: CJ Stander.

Cosa fa di preciso? Tutto. Principalmente il ball carrier, cioè quel giocatore che prende e parte palla in mano dritto per dritto. Buttando giù tutti. Prendendo (e dando) legnate, pur di far salire la squadra. Ma non solo questo: si mette a protezione e a sostegno di un compagno placcato, per non perdere la palla. Placca qualsiasi cosa respiri dalle sue parti. E come potete vedere, CJ Stander fa benissimo tutte queste cose. E sarebbe una mezzala perfetta: non ci credete?

Vi basterebbe solo sapere che CJ non può più proseguire in questo Sei Nazioni. Perchè nella prima partita contro l’Inghilterra, ha fatto una cosina da niente. Ha giocato 62 minuti con uno zigomo rotto, e una frattura all’orbita. Uscendo solo perchè lo hanno costretto. Altro che uscire dalla comfort zone.

Stuart Hogg – Scozia

Ma attenzione, non gioca solo l’Irlanda. Ad esempio, in questo Sei Nazioni l’Italia ha appena giocato (e perso) contro la Scozia. Scozia che da anni e anni schiera nel ruolo di stremo, uno dei più importanti, tale Stuart Hogg. Un essere metà uomo, e metà motore. Non ha dei muscoli nelle cosce, ma dei pistoni. Inesorabili nella loro corsa.

L’estremo è un ruolo chiave nel rugby. Come dice la parola, è l’estremo difensore. Ma diventa molto spesso il primo attaccante. È fondamentale in tutte e due le fasi di gioco, sia in difesa che in attacco. Proprio come un esterno di fascia. E ad avercene, di laterali così. Che prendono, partono, e seminano gli avversari dietro di sè. Che non riesci proprio a fermare. Con tutto il bene che già vogliamo a Romulo, forse Stuart avrebbe potuto dare veramente la marcia in più sulla fascia destra.

Leigh Halfpenny – Galles

Dicono che non si possa vincere contro il Galles. Al massimo si possono fare solo più punti di loro. Questo perchè non si arrendono mai. Ma proprio mai. E poi, una mano a non perdere gliela dà sempre il suo estremo: Leigh Halfpenny.

Come detto, un estremo spesso è l’ultimo baluardo. E quello che risolve tutte le situazioni più critiche. Che fa salire la squadra con i suoi calci in avanti, alla ricerca della profondità. E che spesso, non appena recupera la palla, parte subito al contrattacco. Perfetto in difesa, su cui si può sempre contare. Reattivo e grintoso in attacco, a spronare subito la squadra a ripartire in avanti. Sarebbe la copia perfetta di Acerbi.

Matteo Minozzi – Italia

Sembrerà strano, ma sì, ci sono giocatori di rugby italiani forti. Nonostante al grande pubblico siano note soprattutto le sconfitte. Ma il capitano dell’Italia, Sergio Parisse (che tra le altre cose, ha il record di presenze al Sei Nazioni: 66), è più che un grandissimo giocatore, con la sua abilità unica nell’eseguire passaggi sotto pressione e placcato. Ma non è il solo.

Perchè stanno emergendo due grandissimi talenti: Jake Polledri, e soprattutto Matteo Minozzi. Terza linea il primo, ed estremo (l’ennesimo, eh) l’altro. Entrambi al momento infortunati, ma entrambi di un sicuro avvenire davanti a sè. Giusto per dire, in Inghilterra ci sono rimasti un po’ malino quando Jake ha preferito la nazionale dei suoi nonni paterni a quella della Rosa. E Minozzi è capace di segnare mete come questa, andandosene in dribbling da vero brasiliano.

Giusto per dire una piccola cosa: Minozzi ha esordito in Nazionale maggiore l’anno scorso. Ha debuttato al Sei Nazioni l’anno scorso. Ha realizzato la prima meta contro l’Irlanda. Ne ha realizzate 4 in tutto il torneo. Ed era uno dei candidati per il premio di ‘Giocatore del Torneo‘. Tutto questo, all’esordio.

Ma Matteo ha già dimostrato di essere abilissimo anche nelle letture difensive delle azioni avversarie. Di essere sempre pronto a essere nel posto giusto, per fermare tutto, aiutare i compagni della difesa, e far ripartire la squadra. Tutte le caratteristiche perfette per un mediano. Non è che niente niente abbiamo trovato il vice Leiva?

Ecco, dovremmo iniziare ad approfittarne del Sei Nazioni. Non è solo un problema in più per la Lazio, no. Magari può essere un modo per trovare ciò di cui avevamo bisogno.

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