Un’eliminazione inaspettata e un derby vinto da sfavoriti ci portano davanti al vero e proprio bivio della stagione: riuscire a risalire la china o andare incontro a una stagione anonima. Di mezzo, a darci una mano, arriva il mercato invernale da cui i tifosi si aspettano molto. Riusciremo a non deluderli e ad arrivare alla Champions League?
Ah, se non vi ricordate a che punto eravamo trovate la prima parte qui e la seconda qui.
Carica derby
L’aver battuto la Roma ha portato la carica giusta a tutto l’ambiente, visto che subito dopo il match con i “cugini”, usciamo vittoriosi da un rocambolesco 4-3 con il Genoa e, come se non bastasse, strappiamo anche l’accesso ai quarti di finale di Coppa Italia battendo per 1-0 il Sassuolo, grazie a un’incornata del panterone Caicedo. I sorteggi poi, ci accoppiano con il Milan. E poi dicono che si tratti solamente di un videogioco. In campionato invece le cose non procedono come speravamo, visto che l’entusiasmo per le tre vittorie consecutive viene subito spento da un Djorjevic e un Chievo formato Barcellona che ci strapazzano come le uova al mattino nelle case americane: il quarto posto, distante sette lunghezze, inizia a diventare un miraggio.
Il mercato aggiusterà le cose?
Al contrario di altri, noi abbiamo deciso di tirare fuori la moneta per migliorare la rosa: ecco quindi che nomi come Zappacosta, Ramsey e Wesley non sono solo utopici sogni. Per prima cosa gettiamo, ehm vendiamo, Wallace alla Dynamo Kiev per 5,5 milioni più 200.000 euro di bonus se segnerà tre goal (soldi che quindi non vedremo mai) e Bastos al Siviglia (sì,proprio a loro) per la bellezza di 6,5 milioni. In entrata piazziamo due colpi straordinari: per soli 11 milioni ci assicuriamo le prestazioni di Kevin Mirallas, che però arriverà a fine stagione, mentre dal Sunderland peschiamo George Honeyman, un ottimo prospetto per soli 4 milioni e vecchia conoscenza di chi ha amato la serie tv “Sunderland till i’die”. Il punto di svolta arriva il 15 gennaio, quando sulla nostra scrivania di Formello, il DS Tare ci porta un foglio che recita le seguenti parole: “il Totthenam ha offerto 68 milioni per Ciro. Lotito ha consigliato di accettare, ma sta a te l’ultima parola”. Valutiamo, ci pensiamo per qualche minuto, poi rilanciamo. 100, prendere o lasciare. E ovviamente lasciano.

La volata
I risultati continuano ad arrivare in maniera discontinua (battiamo Torino e Milan per poi perdere 0-3 con il Frosinone), e il rullino di marcia tenuto dalle altre di certo non aiuta: l’Atalanta è ancora al quarto posto, mentre Inter e Napoli si allontanano sempre di più. Il sogno Champions si spegne definitivamente il 6 aprile, quando Andrea Petagna strappa all’Olimpico 3 punti fondamentali per la sua Spal, mentre le nostre concorrenti ingranano la marcia salutandoci. Decade anche la Coppa Italia, con il Milan che ci batte per 0-1 all’andata, e 2-1 al ritorno, dove il goal iniziale di Milinkovic non riuscirà a risolvere le cose.
Ricostruire dalle ceneri
La stagione è oramai compromessa, e ci resta solamente da difendere un misero ottavo posto, il che vuol dire niente coppe per l’anno successivo. Con una rosa troppo corta in termini di uomini e sopratutto qualità, e tre fronti su cui cercare di essere competitivi, il patatrac era inevitabile. Un po’ come nella realtà. È per questo che nelle ultime partite contro Parma, Genoa schieriamo Pedro Neto titolare, che ci ripaga con 2 goal. La speranza di ritrovarci per la prossima stagione un bomber da affiancare a Immobile è altissima.
Una magra consolazione
L’ultima partita della stagione è il derby con la Roma, che al contrario di noi, sta purtroppo giocando per un’obiettivo ben chiaro: il terzo posto, che dista solamente un punto. Ovviamente questo è solamente un motivo in più per cercare di rovinargli la festa, visto che in una riunione di spogliatoio abbiamo chiesto ai ragazzi di farlo per i tifosi e iniziare a gettare le basi per la prossima stagione, che dovrà essere indubbiamente migliore. Spazio quindi ai titolari: Strakosha, difesa a quattro composta da Radu, Luiz Felipe, Acerbi e Caceres, Leiva dietro a Parolo, Lulic e Milinkovic-Savic, Luis Alberto e Immobile davanti. Le motivazioni sono tutte dalla parte dei giallorossi che cercano di attaccare fin dal primo minuto: Under divora un goal a porta vuota e Strakosha è costretto a due parate straordinarie per tenerci in partita, quando siamo solamente al 15°. Al 16° sugli sviluppi di un calcio d’angolo (no, il nostro portiere non esce mai nemmeno qui) la Roma passa in vantaggio con Dzeko, ma il var annulla tutto per fuorigioco. A tirare fuori l’orgoglio ci pensano i soliti: imbucata di Lucas Leiva per Milinkovic che legge benissimo il lancio lasciandosi Manolas e Florenzi alle spalle e 1-0. Per non distaccarsi troppo dalla realtà però, nemmeno il tempo di festeggiare che El Shaarawy, su cross di Kolarov, tira una bordata sotto l’incrocio e fa 1-1. E da qui accade l’inevitabile, con gli avversari che spingono come se non ci fosse un domani e Under che fa 1-2. Nella ripresa togliamo un Lulic disastroso per far spazio a Berisha, e Luis Alberto per provare quella che sarà la Lazio del futuro: la coppia Pedro Neto-Immobile, che riesce a ribaltare le cose, grazie proprio a un goal di Ciro al termine, almeno per salvare il salvabile.

I verdetti
A fine stagione i risultati non si distaccano poi tanto dalla realtà: lo scudetto va alla Juventus, seguito dal Milan distaccato di punti e poi Roma, la rivelazione Atalanta, Inter, e come “unica” sorpresa, il Napoli. Noi purtroppo, come ampiamente detto, siamo rimasti fuori dall’Europa, mentre a giocarsi la salvezza, sono state in quattro: Bologna (retrocesso), Frosinone (retrocesso), Chievo (retrocesso) e Empoli, salvatosi all’ultima giornata.
