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Come sarà il calcio nel 2100

Macchine volanti, l’uomo su Marte, il teletrasporto e tante altre belle cose. Come sarà il mondo tra cento anni? Non lo sappiamo. Abbiamo però provato a immaginare come sarà il calcio nel 2100. I redattori hanno parlato. Ecco cosa è venuto fuori:

Luca Capriotti

Quando entrano in campo, c’è silenzio. Si sente solo il ticchettio dei tacchetti. Quando entrano in campo, c’è un silenzio di chiesa, sembra quasi di sentire qualcuno sussurrare preghiere. Ma non c’è nessuno. E non ci sono più chiese, da decenni oramai. Entrano, si siedono in panchina. Tutto il mondo li osserva, spasmodico. Ma dentro lo stadio da 80mila posti non c’è nessuno. La finale dei Mondiali. Oggi il ministero del social-lavoro da casa ha annunciato per tweet-decreto la chiusura di scuole ed uffici. I liberi professionisti sono stati rinchiusi in campi di visione, enormi cinema all’aperto con maxischermi sulla partita. Sul campo, i due si studiano. Non si sente nulla, solo un leggero sfrigolio di riflettori, l’aria che filtra da bocchettoni automatici per scaldare le poltrone.

Oggi il direttore marketing ha deciso di infilare prima della partita una pubblicità interretinale così impattante che qualcuno ci rimane secco, e non esce più dal trip. La tensione attraversa l’aria. I due si guardano, in cielo passano gli Who, l’autostrada intergalattica è ferma, milioni di astronavi in un ingorgo continuo. I più fortunati sono proprio sopra il campo. E hanno messo le 4 frecce a realtà aumentata. Quando si siedono, c’è silenzio. L’erba fa un fruscio strano, come se fosse reale. I due si guardano negli occhi, ma lo fanno solo per lo spettacolo, per la gente: hanno passato mesi a studiare per questa partita, non possono sbagliare. Non possono perdere tempo con le emozioni. Tutto si ferma. C’è un fischio veloce, sibilante: è l’arbitro. La partita può cominciare.

Quattro mani agili afferrano il joypad, la luce si accende, gli schermi in tutta la città proiettano in cielo la Partita. I due robot in Finale di Coppa del Mondo cominciano a giocare. Alla fine quello che perderà verrà smontato pezzo pezzo, e sotterrato sotto la Curva vuota. Tutti i suoi fan, metà della popolazione mondiale, per un anno saranno schiavi dei vincitori. Schiavi in tutto, per tutto. Completamente. Non c’è spazio per la pietà, solo riflessi, velocità, pubblico assente: è il calcio baby, alla fine è solo un gioco.

Nicola Cicchelli

Il big match tra Atletico Wanda Inc. e Gladiator Hyper Shanghai – valido per la 3a giornata della World League Environment Cup – sta ormai volgendo al termine. Mancano 6 minuti al termine dell’ora di gioco regolamentare, poi starà ai 100 giornalisti accreditati sulla tribuna centrale de “Lo Stadio” determinare il recupero attraverso il sistema CYCLING FOR ENERGY: più forte e a lungo si pedala = più i riflettori fanno luce = più si gioca. Dopo l’ultima interruzione pubblicitaria il risultato è ancora fermo sul 4 a 4 e all’Atletico di Simeone VIII serve una vittoria. L’ultima sostituzione (quella decisa dal Consiglio dei Tifosi Consapevoli direttamente da casa) ha mandato in campo lo specialista del tiro da rimbalzo.

Il Capitano Mas Grande gioca ormai solo spezzoni di partita, a 28 anni non può più reggere gli infernali ritmi di un calcio in cui il pallone non esce mai dal campo e 26 persone si rincorrono esasperati da gegenpressing e marcature preventive. Pochi secondi per portare a termine l’azione d’attacco, la parete trasparente WestNewWorld ribolle di entusiasmo tridimensionale, mentre in sottofondo echi di canti antichi da luoghi ormai scomparsi riportano alla mente quanto era bello cantare a squarciagola You’ll Never Walk Alone prima della Notte del Lungo Ban dell’anno 2084. Il Capitano Mas Grande ha un attimo di esitazione: si guarda attorno, non sa bene dove si trova e cosa sta facendo. Poi ricorda tutto: gli allenamenti intensi con le sagome virtuali di Klose e Bale, i tiri in porta all’insuperabile Ballotta, le fatiche del ritiro estivo nel severissimo laboratorio della CriSe7en Corporation (e i famigerati, antichissimi, misteriosi Gradoni Z.Z.). -2 al cronometro dei 10 secondi… Rimbalzo alto… Sforbiciata… Gol e fuochi d’artificio. Spettacolo, applausi. The End.

Mattia Di Murro

Stagione 2099/2100.
Costeggiando le rive dell’ex fiume Tevere, mi avvio verso lo stadio Olimpico della Repubblica italo-spagnola, impianto che, secondo gli ultimi rumors, entro le prossime due stagioni verrà abbandonato sia da Roma che da Lazio che costruiranno uno stadio di proprietà.
Nel mio wallet elettronico custodisco gelosamente le cryptovalute acquistate nel tempo. Grazie al chip sottopelle che mi sono fatto impiantare ci vuole un attimo.
Pago il biglietto, prendo una birra ed entro. Vengo fornito naturalmente del visore a realtà aumentata che mi consentirà di “muovermi” per il campo, senza perdermi neanche un dettaglio della partita. Selezionando un giocatore sul visore ho a disposizione tutte le statistiche della sua partita come percentuali di passaggi riusciti, km percorsi e così via, oltre ai replay delle azioni più importanti.
Per la cronaca, la partita è una noia mortale, i giocatori sono flaccidi e lenti a causa della scarsità della qualità del cibo sulla Terra. La Lazio si è fatta bloccare 0-0 in casa da una squadretta neopromossa di nome Spallevento.

Finita la partita lancio il mio visore dagli spalti, sfogando il nervoso che ho dentro. Apprestandomi al ritorno a casa mi accorgo di una proiezione olografica che mostra dei

Riesco a intravedere il nome sulla maglia, Caicedo. Non ne avevo mai sentito parlare. Soltanto a vederlo così grosso, ma con una progressione impressionante, riesco ad immaginarmi come fosse il calcio nel passato e, senza conoscerlo, lo rimpiango.

Torno a casa e, navigando col mio chiptop, trovo su YouTube il suo unico gol con la Lazio contro lo Zulte Waregem, in una competizione chiamata Europa League. A distanza di quasi 100 anni, mi viene ancora da esultare.

Aldo Di Placido

Nel 2100 non esisteranno più le squadre di club legate alle città, bensì le leghe più importanti verranno formate dalle squadre delle multinazionali: ogni azienda avrà più di una propria rappresentativa calcistica, una per ogni campionato nazionale.

In Italia vedremo un campionato equilibratissimo (come non se ne vedevano da decenni) nella stagione 2099/2100, in cui all’ultima giornata la NikeITA crollerà a sorpresa sul campo del FrankieGarage e consegnerà lo scudetto al Givova FC (che nel frattempo arriverà a fatturare miliardi e diventerà una superpotenza del nostro calcio).

L’anno dopo ci sarà una svolta epocale per il calcio EU24673eo (l’Europa si chiamerà EU24673 per questioni di marketing legate a una TV marziana particolarmente esigente), con la creazione di un’EU24673-Lega (teorizzata già da tempo, a dir la verità) che vedrà la fusione delle varie squadre nazionali (ad esempio, la NikeITA si fonderà con la NikeSPA, che a sua volta si fonderà con la NikeGER e così via) e ci regalerà partite memorabili come AdidasEU24673-LegeaEU24673.
L’unico problema sarà smaltire i robot-calciatori rimasti svincolati: qualcuno troverà un contratto nelle serie minori, qualcun altro si riprogrammerà computer di bordo per astronavi, mentre la maggior parte verrà abbandonata in una discarica a cielo aperto nell’est-EU24673.
Perché neanche nel 2100 avremo risolto il problema dei rifiuti.

Glauco Gloriani

Campionati interplanetari di calcio, quarti di finale

Selezione Terra-Selezione Zeta Reticoli 2-2
(21′ Bragassi, 40′ Androide xfj912, 76′ Buugunta, 88′ Giovannetti)

Clima (non) ideale per giocare a calcio nello stadio Principe Zamvja di Zeta Reticoli. I terrestri si portano in vantaggio con Bragassi, che riceve un cross dalla destra e insacca di testa grazie alla spinta del razzo ipertronico.
Si rompe il correttore di traiettorie dello scarpino di Kvarma dello Zeta Reticoli: pochi istanti dopo una sua punizione finisce fortunosamente alle stelle.
Il pareggio arriva su decisione arbitrale, il var assegna infatti un gol allo Zeta Reticoli per il maggior possesso palla durante i primi 40 minuti.

Nel secondo tempo la Selezione terrestre si chiude in difesa alzando gli scudi ionizzanti a ridosso della propria trequarti. Dopo mezz’ora di pallonate lungo la barriera, Buugunta riesce ad aprire un varco e si invola in slalom verso la porta. Il talentuoso alieno batte il portiere grazie al teletrasporto: si materializza dinanzi alla porta e mette a segno un facile 2-1.

Quando sembra tutto finito, ecco Giovannetti realizzare il capolavoro. Il terrestre riceve palla al limite dell’area e tira senza aiuto di tecnologia alcuna: ne risulta una imprendibile traiettoria sotto l’incrocio. Un gol di altri tempi.

Lorenzo Morelli

2100. Sistema solare.
A circa 6400° si disputano tutte le partite in contemporanea su ogni pianeta dell’unico campionato esistente: l’Android League. Campi da gioco con vulcani attivi, gas nervino e qualche meteorite. C’è un unico centro di cura mediche per gli atleti, il Paydekatron.
Chi gioca? Sempre gli stessi campioni del 2017: Neymar, Messi, Cristiano Ronaldo, Masiello ed altri giocatori di caratura internazionale.
Ma non loro fisicamente. A rappresentarli e a giocare ci sono gli ologrammi di quest’ultimi acquistati su Linkedin 14.1.3 da Marco, un bambino alieno di 10 eoni proprietario del PSC (Proxima San Centauri). Dal suo computer quantistico, Marco sfida Grigi Vulcaniani ed altri abitanti di galassie lontane lontane.
Marco e i suoi amici, nel 2100, giocano a calcio.

Riccardo Piazza

26 maggio! E quanno te passa!
Ma se neanche eri nato 87 anni fa
Te brucia ancora eh?”

Le tifoserie stanno riempiendo gli spalti del nuovo stadio della Roma, finalmente completato. C’è aria di Derby o forse è la mancanza di ossigeno naturale ma fa lo stesso.
Gli ologrammi degli striscioni occupano gran parte del terreno ultra HD 27K dello stadio, un’aquila affronta una lupa sopra il cielo di Roma.

Al calare del Sole però un cielo rossastro illumina la Capitale, una pioggia di asteroidi sembra precipitare proprio sul nuovo stadio.

I giocatori, esortati da tifosi e staff, continuano imperterriti nelle loro azioni. Gli arbitrobot a cavallo della Var sfrecciano sulle fasce, come faceva un certo Lukaku circa ottant’anni prima, assegnando carte magnetiche di ogni colore possibile.
Il risultato è fisso sull’1-1 con gol di BrandoMarshalAlex Totti e di Simone Inzaghi, pronipote dell’ex allenatore biancoceleste. Gli asteroidi colpiscono il tetto di pixel dello stadio e tutto sembra tornare nella normalità di quel settembre uggioso del 2100.
Simone Inzaghi si invola nell’area avversaria e mette una palla meravigliosa sul piede sinistro di Sandro Nesta.
I divani che hanno preso il controllo sull’umanità gioiscono mentre saltano sopra i loro schiavi umani.

Iacopo Semprebene

Siamo nell’anno 2100: il calcio ormai può usufruire di cure mediche speciali che permettono a giocatori come Konko di giocare 38 partite su 38. I giocatori devono semplicemente assumere una determinata medicina per guarire da tutti i mali, fratture incluse. Ma attenzione perchè ora non si può mai essere sicuri del risultato: infatti, quando viene notato che il robot arbitro è stato manomesso in favore di una delle due squadre e ha inciso in qualche decisione importante, oltre a rottamarlo si può usare la macchina del tempo per tornare indietro e rigiocare la partita come se non fosse mai stata giocata prima, nessuno avrà memoria di quello che è successo. Solo in una partita non si può tornare indietro, non ci è ben chiaro il perché ma gli avi tramandano un comandamento: “Non c’è rivincita“.
Ah quasi dimentichiamo: Tanti Auguri Lazio, questi 200 anni sembrano quasi essere volati.

Giovanni Villa

Difficile stabilire il momento in cui il calcio è cambiato per sempre. Gli storici nel 2100 continuano a discuterne, confutando le teorie degli altri, litigando per stabilire chi di loro avesse ragione.
Tutto ebbe inizio con l’introduzione della VAR in alcun dei principali campionati europei di calcio: tale esperimento fu così di successo che portò rapidamente alla creazione di un sistema computerizzato di arbitraggio, limitandone gli errori. La crisi economica dovuta al crollo del settore delle moviole fece però aumentare la rabbia dei cittadini, per distrarre i quali i poteri forti decisero di sviluppare nuove tecnologie per aumentare le prestazioni dei calciatori. Si arrivò così ai primi tentativi di partite con realtà virtuale, controllati tramite dei computer neurali basati sul cervello dei calciatori.

La situazione presto si trasformò nella creazione di veri e propri calciatori digitali, completamente autonomi e indipendenti dall’uomo. Nel 2100 il calcio è solamente una questione di chip e programmi, totalmente legati al mondo delle macchine e su cui l’uomo non ha più alcun potere. Nessun bambino gioca con un pallone, nessuno palleggia più.
Sarà un giovane eroe, dalla identità sconosciuta  e conosciuto solo come ‘Luis Alberto‘, a restituire il calcio agli uomini.

Federico Marchetti

Anno 2100. La più grande guerra non armata del 2000 è ormai arrivata al suo apice, una piaga nata nei primi decenni del ventunesimo secolo e portata avanti fino all’estremo dalle due più grandi fazioni calcistiche esistenti: nostalmagici contro pubalmagici, gli amanti dei campioni del passato contro gli amanti dei giovani in rampa di lancio. Le tensioni sempre più forti tra i due schieramenti hanno reso necessario l’intervento dell’ex Presidente del Consiglio Pierpiersilvio Berlusconi, attualmente patron della Milano, che ha sponsorizzato l’utilizzo della nuova tecnologia di clonazione retrogenerazionale per creare un evento unico: una sfida decisiva in cui si sarebbero scontrati i campioni della Serie A degli anni tra il 1995 e il 2007 (è ancora in corso un acceso dibattito nella dottrina calcistica riguardo a dove porre questi due estremi) e i più forti giocatori del 2100.

Grazie al pool dei migliori scienziati italiani messo insieme da Pierpiersilvio Berlusconi, scendono finalmente in campo tutti insieme Nesta, Buffon, Maldini, Baggio, Verón, Beckham, Ronaldo e chi più ne ha più ne metta. Giubilo tra i nostalmagici, finalmente l’occasione di vedere tutti quei fuoriclasse giocare insieme e surclassare i pubalmagici, qualcuno inneggia ad una certa operazione cominciata quasi 90 anni prima e finalmente portata a termine.
Vorremmo raccontarvi lo svolgimento della partita, ma per ragioni di spazio non potremo farlo. I nostalmagici, infatti, non avevano considerato la fisiologica evoluzione che ha avuto la razza umana in questi anni e che ha portato le nuove generazioni a prestazioni tali in velocità e riflessi da rendere inutili i mezzi di trasporto di terra. L’incontro è terminato 133 a 1 per i pubalmagici. Gol della bandiera segnato nei minuti di recupero da un certo Miroslav Klose, entrato nei nostalmagici come fuori quota. È una sconfitta storica, che decreta la fine della nostalmagia.

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