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Claudio Lotito odi et amo

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”
“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così e mi tormento”

Poche parole scritte da Catullo migliaia di anni fa, ma che riecheggiano oggi nelle orecchie dei tifosi biancocelesti. Dei tifosi biancocelesti? Sì, perché quello che li lega alla squadra è una fede piena di amore, un amore sconfinato che negli ultimi anni si è scontrato con una presidenza non sempre gradita. Catullo racconta del suo amore tormentato verso Lesbia, noi vi raccontiamo la “relazione complicata” tra i tifosi e il presidente che è solito parlare la stessa lingua del poeta.

Il rapporto che lega l’imprenditore romano e i tifosi della Lazio inizia infatti il 19 luglio del 2004 quando Claudio Lotito preleva la società e si fa carico dei debiti, dando così la sensazione di poter instaurare con i tifosi un rapporto di complicità e condivisione, che però non decolla e porta piuttosto a una situazione completamente inversa. Ma facciamo un giro in Curva Nord prima, e in tribuna autorità poi per cercare di capire le posizioni di due parti che si guardano da lontano, si lanciano frecciatine o più apertamente invitano l’altro in malam rem eo, ma che in fondo condividono la stessa cosa: la Lazio.

I TIFOSI

“Gutta cavat lapidem”

“La goccia scava la pietra”

La politica adottata dai tifosi per diverso tempo è stata quella dell’insistenza nel lasciare lo stadio vuoto, nell’evitare di comprare materiale ufficiale e cercare di dare un segnale forte sia dal punto di vista della visibilità che da quello economico. Se una goccia può scavare una pietra con la continuità della sua azione, lo stesso ritengono di poter fare i tifosi spingendo il decennale presidente laziale a vendere e a farsi da parte.

Le motivazioni sono varie e si continuano a sommare negli anni, la prima è sicuramente quella di giudizi negativi per quanto riguarda il mercato biancoceleste; Lotito viene accusato infatti di spendere poco, o comunque di vendere a 10 e comprare a 5, facendo del guadagno personale il suo unico scopo. Oppure di spendere poco nel mercato di riparazione lasciando la squadra in balia di se stessa proprio nel momento in cui ne ha più bisogno.

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A questo si sommano poi accuse circostanziali come la volontà di costruire uno stadio di proprietà, con la condicio sine qua non di poterci realizzare una struttura commerciale intorno che crei guadagni anche extracalcistici, e che quindi vedrebbe la sua concretizzazione solamente in luoghi non proprio vicinissimi a Roma, come ad esempio Valmontone. Lapalissiano a tutti è invece il sogno dei sostenitori della Lazio di avere uno stadio di proprietà nel centro di Roma, come sarebbe un vecchio ritorno al Flaminio attualmente abbandonato a se stesso. Altra accusa frequente è quella di pensare solamente al proprio tornaconto mettendo in secondo piano la squadra e i suoi ammiratori, con l’aggravante di aver poi anche acquistato la Salernitana e di aspirare a cariche politiche o calcistiche italiane.

E ancora non è mai andato giù il suo comportamento, il suo mettersi di traverso nei confronti delle accuse e il non voler accettare, quasi negando, la volontà della maggioranza che lo vorrebbe/voleva lontano dall’ambiente Lazio. Il tutto trova un suo sfogo nella coreografia realizzata allo stadio Olimpico il 23 febbraio 2014 dove si sono alzati circa 40.000 cartelli con su scritto “Libera la Lazio”, preceduti da un innalzamento dei prezzi dei biglietti per la suddetta sfida invernale Lazio – Sassuolo.

CLAUDIO LOTITO

“Frangar non flectar”

“Mi spezzerò ma non mi piegherò”

Dal canto suo il presidente ha iniziato un braccio di ferro che non lo ha mai fatto dubitare della sua posizione, non lo ha mai portato a lasciare o a piegarsi. Lotito ha sicuramente un progetto ben chiaro in mente e, forte di aver salvato la Lazio dal fallimento, vanta 4 titoli in bacheca (2 Coppe Italia e 2 Supercoppe) con due qualificazioni in Champions League (una fermata ai preliminari) e buoni risultati in Europa League.

 

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La sua idea portante è quella di costruire una squadra competitiva rispettando sempre un bilancio, destinato a rimanere in positivo, con l’intenzione di mantenere il tetto ingaggi entro un valore massimo. Nei confronti dei tifosi dopo fasi complicate ha avviato numerose iniziative per riuscire a riempire lo stadio, come l’introduzione dell’aquila Olympia e del suo volo prima di ogni partita casalinga.

 

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A questo si aggiunge poi un cambiamento importante di atteggiamento, Lotito negli ultimi mesi è sembrato andare incontro ai suoi oppositori, specialmente per quanto concerne le squalifiche ricevute per cori razzisti e la conseguente squalifica della Curva Nord. Lotito ha infatti “aggirato” il sistema cercando di mandare comunque gli abbonati in Curva Sud,  mediando poi in seguito (dopo l’Anna Frank-Gate) con la comunità ebraica per smorzare le accuse di antisemitismo, sottolineando quanto sia importante che i tifosi possano rimanere vicini alla squadra in un momento delicato.

Altrettanto decisivo l’inserimento di una figura carismatica come l’ex portiere Angelo Peruzzi all’interno della società con il ruolo di club manager e l’intenzione di creare un ponte di raccordo e di comunicazione attraverso un personaggio amato e legato ai colori biancocelesti.

Il presidente sta cercando, a modo suo, di ricostruire e mantenere il rapporto con i tifosi che, se prima sembrava utopia, attualmente vede le parti darsi una tregua per il bene comune e per la serenità dell’ambiente con il fine di riuscire a ottenere risultati importanti. Anche i tifosi hanno fatto in modo di non far mancare il proprio supporto alla squadra, evitando tensioni e contestazioni aprioristiche.

Importante anche il ruolo della comunicazione Lazio: il nuovo responsabile della comunicazione Arturo Diaconale è intervenuto in molte sedi in tutti i momenti di tensione, anche con una retorica-clava che ha aiutato i tifosi a sentirsi rappresentati, e lo stesso, su LazioStyle, ha fatto Stefano De Martino (che lo faceva anche prima, ad onor del vero).

Le polemiche saranno sempre all’ordine del giorno (l’estate ne porta sempre, con il calciomercato), ma la sensazione diffusa resta: la Lazio ora ha un ambiente compatto intorno. Se lo gode, e vuole far godere.

“Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis!”
“Viviamo, mia Lesbia, ed amiamoci,
e le chiacchiere dei vecchi troppo arcigni
consideriamole tutte un soldo.”

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