118 anni compiuti, mille peripezie e tante storie ancora da scrivere. Ma come in tutte le favole, ci sono momenti decisivi, passaggi chiave che fanno da bivio tra la vita e la morte. Si, non esagero. La nostra Lazio se l’è vista brutta, ha rischiato il tracollo e ha toccato il cielo con un dito. Ha fatto esplodere di gioia la sua gente e l’ha tenuta col fiato sospeso fino a farla struggere in lacrime liberatorie.
Vediamo quale può essere la mappa di queste tappe, partendo dalla nascita nel lontano 1900, passando per l’era Cragnotti, fino all’acquisto di Patric e il saluto di Bonanni.
- La fondazione
In un mondo troppo diverso da quello che conosciamo oggi, un pugno di coraggiosi ragazzi decise di fondare una società podistica e poi calcistica coi colori della Grecia, bianco e celeste. Su una panchina a Piazza della Libertà si è portato il calcio a Roma, con l’aquila come simbolo di potere indiscusso. Il simbolo dell’Impero Romano.
Banalmente, 27 anni dopo, ci si chiedeva perché nonostante primogeniti, non si era scelto il nome della città natale. Semplice, per non creare confusione con la già esistente Società Ginnastica Roma. Inoltre, testimoniato anche dalla mancanza di club “antichi” col nome della città (Juventus, Milan, Genoa ecc.), non era usanza utilizzare il nome del luogo di provenienza abbinato alla squadra. Poi, dal 1927, si iniziò a fare confusione anche tra legionari (guerrieri) e gladiatori (schiavi).
La questione verrà risolta nel punto 5.
- L’arrivo di Chinaglia
Fino a quel giorno, la Lazio era una squadra esageratamente snobbata. Una sola coppa nella bacheca, sistema dei media “con gli straccali giallorossi” (cit.) e risultati sportivi piuttosto scadenti. Esistevamo, ma soffrivamo.
Poi arrivò Giorgio. Personalità, gol e pazzia. Un idolo. Il primo vero trascinatore della storia laziale. C’era stato Bob Lovati, immenso, ma con un profilo diverso, in un contesto diverso.
Chinaglia era ribellione, era forza, era carattere. La Lazio vinse lo scudetto con lui e quei bravi ragazzi allenati da Maestrelli, ma fu il capopopolo che serviva in quel momento. Spezzò le catene dell’anonimato per farci tornare, a testa alta, i primi della Capitale.
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- Il gol di Fiorini
Nulla da togliere al gol di Poli (statisticamente fu quello il gol salvezza) ma quello del Bomber fu un miracolo. La speranza era finita, i tifosi – che saturavano per ogni ordine di posto l’ancora scoperto Olimpico – erano sfiniti e quasi smettevano di crederci. Un tiro sbagliato, uno stop strepitoso, la spaccata… l’urlo.
Non credo che un boato così forte sarà mai più registrato nei pressi di Roma Nord. Le lacrime di Fiorini furono gocce di speranza per una Lazio che non ha mai smesso di lottare. Grazie Bomber, grazie Poli, grazie Fascetti. Ah, Eugenio Fascetti prima allenava il Lecce: vi viene in mente qualcosa?
- Il gol di Nesta contro il Milan
L’effetto domino è una reazione a catena lineare. Un piccolo cambiamento, provoca a sua volta un cambiamento analogo. E così via. Ecco, se Nesta non avesse fatto quel gol strappalacrime, sotto la Curva Nord, nel lontano 1998, la Lazio di Cragnotti non avrebbe fatto quel filotto che ancora ci rende grandi.
Coppa Italia porta a Coppa delle Coppe, questa porta a Supercoppa Europea. Periodo indimenticabile di immensa Lazio, la migliore di sempre, che rimarrà nei nostri cuori e nelle pagine di storia che in pochi sono riusciti a scrivere. Sul tetto d’Europa, per una sera, grazie a un Gottardi imprendibile e grazie al goal allo scadere di un ragazzetto che era già un fenomeno.
Che faticata.
- Senad Lulic
Impossibile pensare a una realtà dopo un finale diverso. Se la Lazio avesse perso quella partita, i danni sarebbero stati irrecuperabili. È stato bello vincere, pazzesco. Ma sarebbe stato drammatico perdere. Dal 27 maggio 2013, per mesi si è parlato solo della sconfitta della Roma e non della nostra vittoria epica. Figuriamoci davanti a una loro vittoria. La fine. Per fortuna Lulic col suo piattone sgangherato ha messo le cose al loro posto, sfruttando al meglio la deviazione di Lobont.
Una giornata che non verrà dimenticata ma che pochi masochisti vorrebbero rivivere.
Solo il tempo ci dirà se questa Lazio potrà scolpire ancora pagine di questo calibro. Noi, nel frattempo, nel caldo di questa estate torrida, continuiamo a sfogliare i ricordi. Sono belli e pieni di orgoglio.
Proprio come la Lazio.
Articolo a cura di Daniele Ercolani
