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Cinque modi per festeggiare i 4-2 anni di Inzaghi

“Happy birthday, mr Inzaghi, happy birthday to you…” 

Forse per questo quarantaduesimo compleanno mancava solo Marilyn Monroe, con la maglia della Lazio ad augurare tanti auguri a mister Inzaghi. Non ce ne voglia Gaia, la consorte che ancora non ci ha invitato al matrimonio.

Se dalla lista dei regali togliamo la diva bionda, possiamo certo ammettere che questo giorno non verrà dimenticato facilmente: dopotutto, cosa poteva chiedere di più (eccetto per il gol sfiorato da Patric)?

1. Il tacco di Parolo

Quando sei un calciatore e sai che per i prossimi anni non si parlerà d’altro che del gol capolavoro di Cristiano Ronaldo contro la Juventus, puoi scegliere fra due possibilità. Puoi arrenderti all’evidenza dei tuoi limiti tecnici oppure, con trentatré anni sulle spalle e il nome di Marco Parolo (introvabile su Instagram), segnare un gol di tacco per portare in vantaggio la tua squadra.

 

2. L’abbraccio

Ciro e Simone. Simone e Ciro. Una coppia indivisibile. L’uno esulta, aspettando che l’altro gli venga incontro. Come quando a calcetto segni il gol del 13-12 e senza polmoni corri a fare l’esultanza col cuore più brutto della storia alla tua povera ragazza abbandonata fra le borse da calcio. Al minuto 76′ lo stadio è già mezzo vuoto, con metà pubblico nei reparti di cardiologia. La Lazio non ha voglia di fermarsi. Uno strepitoso Leiva. Entra in area di rigore e serve Ciro, che segna il 4-2 e corre ad esultare sotto la Nord. Inzaghi si gira, credendolo perso fra le braccia altrui e preparando repentinamente il cambio con Caicedo. Il tempo di far scendere dalla panchina l’uomo grosso, Ciro è di nuovo dietro al mister, pronto ad abbracciarlo, pronto a fargli sentire che c’è, anche quando non lo vede.

3. I 40.000

C’è chi dice fossero di meno, chi cercava di contare i buchi della Montemario e chi non è andato allo stadio. Perché non essere andati a vedere la partita non è sacrilegio (forse). Però l’ dentro è accaduto qualcosa di magico. Ad ogni coro corrispondeva un pallone recuperato. Ad ogni tiro replicava un boato. Ieri sera la cornice di pubblico ha cambiato il risultato. Ha spronato la squadra a non mollare mai.

4. Felipe è tornato

Per gli scettici e gli insicuri, diamo la lieta notizia: Felipe Anderson è tornato. Dalla panchina o da titolare il suo essere in campo diviene determinante. Persino in una serata che sul 2-2 si era messa male, il brasiliano con grande tranquillità decide di arrivare in porta e segnare partendo da centrocampo.

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Felipe è tornato e con lui sono tornati i post a colori, i gol e i capelli alla Lucio Battisti. Felipe è il vero e proprio acquisto del mercato invernale, altroché crisi d’animo o fisica. Inzaghi non aveva mai smesso di credere in lui e ieri sera, per il suo compleanno, si è preso il suo regalo verdeoro.

5. L’ultima roccaforte

Se pensate che questo sia un punto dedicato alla Guerra del 15-18 e alle battaglie sul Piave, non siete del tutto in errore, sia perché battere una squadra austriaca sul suolo italiano è pur sempre una soddisfazione, sia perché la Lazio è realmente l’ultima roccaforte. Juventus e Roma sono cadute, prima di loro il Napoli, il Milan, l’Atalanta. L’Italia si aggrappa alle debolissime possibilità in Champions e… a una Lazio monumentale, che tiene acceso il fuoco della speranza.

Regalo bonus: Più forti del destino

Sembra ieri: uno striscione urlava rumorosamente alle porte di Formello, dopo l’ennesimo torto arbitrale. Ci si auspicava, dirigenza e tifoseria, che alla ripresa del campionato le cose migliorassero. Ad oggi sembrano peggiorate. E persino in Europa, dove le competizioni non usufruiscono dell’utilizzo del Var, si verificano errori in grado di condizionare intere partite. Per par condicio, come è stato erroneamente assegnato un rigore al Salisburgo, alla Roma ne sono stati negati due contro il Barcellona. Pane per i denti dei complottisti che subito avvertono il cambiamento climatico, lo schiarimento dei capelli di Luis Alberto e l’inglese-napoletano di Ciro. Chiari segni dell’apocalisse.

Nonostante ciò, la Lazio è stata più forte del suo destino e il suo allenatore è stato più forte delle critiche a lui mosse. Ieri sera si sono celebrati in pompa magna la bellezza del gol e la forza di un gruppo sempre pronto a recuperare una situazione già persa in partenza. Forse Inzaghi si aspettava di più, forse preferiva la diva bionda a questi meravigliosi 5+1 regali. Per amore dell’allenatore, abbiamo recuperato noi.

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