Dalle parti di Formello sta divampando una nuova moda tra giocatori, staff e allenatore: la filosofia. Pare infatti che sia stato consigliato a mister Inzaghi di far approcciare la sua squadra allo studio dell’antica disciplina ellenica. D’altronde, i colori bianco e celeste della Lazio sono un richiamo proprio alla patria della cultura e dello sport, e questo è sembrato un buon modo per far avvicinare i ragazzi alle tradizioni che hanno visto nascere la squadra per la quale giocano. Nonostante le perplessità ed i luoghi comuni che vedono i calciatori lontani dai libri, lo studio della filosofia sembra aver affascinato gli uomini di Inzaghi, tanto che alcuni di loro hanno assunto le caratteristiche di alcuni grandi pensatori e le hanno fatte proprie nel loro modo di essere giocatori di calcio. Preziosi insegnamenti di vita per il campo e fuori dal campo. Per esempio?
STRAKOSHA – SCHOPENAUER
“La vita è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore con intervalli fugaci di gioia”.
Eh già, lo ha capito bene Thomas Strakosha. Il nostro numero 1 in alcune partite è costretto a tenersi compagnia con la noia, gare in cui la Lazio è talmente in controllo che il nostro portiere non è mai chiamato in causa e resta inattivo per 90 minuti. Al contrario, altre volte, quando la squadra concede decisamente troppo (ultimamente accade più spesso), è lui a soffrire più di tutti vedendosi passare alle spalle i palloni dei gol che conducono ad un’amara sconfitta. Attenzione ai fugaci attimi di gioia: la Lazio vince ma Strakosha è impegnato in qualche parata importante. Connubio perfetto che rende tutti quanti contenti, felici, e divertiti.
RADU – LO STOICISMO
Prudenza, temperanza, giustizia e fortezza sono le caratteristiche che determinano un uomo virtuoso nella concezione stoica. Chi se non Stefan Radu poteva avvicinarsi all’antica corrente filosofica? Lui che più di tutti si fa carico dell’onore e dell’onere di difendere la sua Lazio nei momenti sia positivi che negativi, un giocatore che si è sempre immolato a difesa della sua squadra. Un giocatore che non ha mai smesso di metterci la faccia, che ha sempre accettato il suo destino (le panchine, le sconfitte, le esclusioni) col fatalismo tipico di uno stoico.
LUIS ALBERTO – L’EPICUREISMO
Passiamo all’epicureismo. Secondo il suo fondatore, Epicuro, il male e la sofferenza (intese come turbamento dell’anima) sono cose che affossano l’uomo. La filosofia deve curarlo da tutto questo e spianare la strada verso i piaceri, che alleviano l’animo umano. L’epicureismo è stato probabilmente la chiave della rinascita di Luis Alberto, lui che ha vissuto a Roma il periodo più triste e buio di sempre, nel quale ha maturato un forte malessere tanto da sfiorare l’addio al calcio. Con l’Epicureismo ha riscoperto che la vita è fatta soprattutto di piaceri accessibili a tutti e per lui i piaceri sono diventati dribbling, gol, tunnel, tiri improbabili tentati addirittura dalla bandierina del calcio d’angolo. Insomma, Luis Alberto ha imparato a divertirsi e a divertire, a rendere felici essendo felice.
FELIPE ANDERSON – HEGEL
Il concetto di dialettica hegeliana è molto semplice: tesi, antitesi, sintesi. La sintesi è una fase nuova in cui si riprende ciò che è avvenuto nella tesi e nella antitesi, ma con qualche novità: essa, non a caso, indica un superamento. Hegel era un’ottimista, ed ottimista vuole cercare di essere anche Felipe Anderson, che dopo una prima fase straordinaria vissuta con la Lazio (fatta di grandi prestazioni) ed una seconda fase negativa (in cui ha prima dovuto smaltire il lungo infortunio e poi è entrato addirittura in lotta con Inzaghi) ora è alla ricerca della sua sintesi. Una fase in cui riesca a riprendere il brio di qualche stagione fa unendolo all’esperienza maturata nei momenti difficili. Un Felipe Anderson 2.0, ricco di colori e di maturità.
CIRO IMMOBILE – KANT
“Due cose mi riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.
O i gol dentro di me, potremmo dire. Infatti la filosofia della morale di Immanuel Kant, per Ciro Immobile, è diventata la filosofia del gol. Quando il filosofo tedesco dice che l’uomo deve isolare la sua idea di felicità per conseguire ciò che è etico e moralmente giusto, Immobile si è sentito chiamato in causa. Anche Ciro mette da parte la sua felicità per fare gol, perché il gol è il suo impegno morale nei confronti della Lazio. Kant spiega poi che perseguendo la morale si raggiunge la vera felicità: quella del fare le cose come è giusto che si facciano, con eticità. E come può dargli torto Immobile? Dopo ogni gol, dopo aver quindi completato il suo dovere, è davvero l’uomo più felice del mondo.
Eccoli qui: i nostri filosofi biancocelesti hanno imparato qualcosa, l’hanno applicata al campo e alla vita, sono cresciuti e si sono forgiati come nani sulle spalle dei giganti. Onore a Inzaghi, che nel proseguo di questa sorta di filosofia laziale non può che essere Platone: una straordinaria mente che è riuscita ad entrare a contatto col mondo delle idee ed è riuscito a forgiare la sua creatura perfetta, che altro non è che questa bella e dotta Lazio di grandi calciatori e di piccoli filosofi.

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