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Il tempo è giunto: Chievo Verona non ci avrai

No, no, non parlateci di quel nome, con quel numero sulle spalle, cominciava per M, sì, ma che importa? Voi di Verona, forse, se pensate a un cognome che comincia per M vi viene in mente Montecchi, eh? Romeo, Romelu, ma noi abbiamo Jordan, e dal balcone si affaccia Inzaghi che dà indicazioni alla squadra.

No, quel cognome con la M, non ditelo, Meggiorini gridate in coro, sì, era lui, un colpo di tacco assurdo, che non si può inquadrare tra i gesti tecnici, era più un film di fantascienza, sì, fantascienza: tacco volante a servire Paloschi che la insacca, e poi gli altri tre gol, e poi quel 4-0 stampato sul tabellone più grande che c’è.

Lazio.exe ha smesso di funzionare

E siete scesi, la scorsa stagione, da Verona a Roma, dall’Arena al Colosseo, e quanti tiri abbiamo fatto, chi se li ricorda, qualcuno li ha contati? Tu dovevi tenere il conto! Ma sì, saranno stati mille, più o meno, e Sorrentino non ne ha lasciato passare neanche uno, aveva una calamita in mano, forse uno di quei souvenir che raffigurano proprio l’Arena, nell’altra mano il Colosseo e tutta la storia d’Italia a catalizzare ogni tiro di ogni giocatore della prima squadra di Roma, l’Aquila, l’Impero, niente da fare: arriva l’invasore Inglese, che in contropiede ci trafigge, ahi! Nel finale più classico di un duello banale e ripetuto tante di quelle vole da risultare stucchevole, Chievo, non sei stanco di salvarti con tutta questa tranquillità? Una scossa alla trama, ogni tanto, la vogliamo dare?

Non ci avrai anche stavolta, Chievo, ascolta bene le nostre parole: stiamo senza uno dei migliori cavalieri: Keita, er cavaliere bianconero, c’ha detto che non je dovemo ca… Non viene, ha detto che non viene perché sta male, il certificato, e Felipe Anderson infortunato, però avanza Luis Alberto, e allora sì, Chievo, allora sì che scardineremo le tue mura secolari, i tuoi difensori bicentenari, immortali, mitologici, col corpo di Dainelli e la testa di Cesar, e niente ci fermerà, cambieremo la storia.

Un post condiviso da Ciro E Jessica (@ciroejessicaimmobile) in data:

Il cielo si aprirà, e deus ex machina scenderà Ciro Immobile, il prode Ciro, che voglia di arrendersi non ne ha. Ha però voglia di segnare, di ripercorrere le orme degli eroi che sono riusciti a solcare i mari e le colline e le montagne del Bentegodi, territorio oscuro, abitato da belve feroci, esta selva selvaggia e aspra e forte. Ma Paloschi lo abbiamo già affrontato la settimana scorsa, caro Chievo, e male non ce ne ha fatto.

Aspettiamo lo scontro finale, la sfida a duello tra il rampante Immobile e il veterano Pellissier, la guerra tra due mondi, scontro tra generazioni opposte, verdi montagne contro stanze chiuse e joystik in mano.

Tutto questo è Chievo-Lazio. Più di una partita: una sfaciolata epica, da anni.

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