Dicono che domani sera ci sia un derby, ma niente di serio.
Un tifoso laziale non sta mai tranquillo. Ha sempre l’ansia. Non lo è praticamente mai nei momenti finali di una partita, anche se il punteggio è fisso sul 3-0 (possibilmente a favore nostro), perchè ha sempre paura che accada l’impensabile, che da un momento all’altro la situazione peggiori in maniera irreversibile. Ansia. Molto spesso non lo è neanche prima che inizi una partita, per un periodo che va da qualche minuto a qualche ora, a seconda dell’importanza della partita.
Appunto.
Ansia.
C’è una partita che è leggermente più importante delle altre. Che causa tachicardie improvvise al solo pensiero. Ansia. Che causa uno stato di agitazione tale da far sembrare tutte le altre partite una passeggiata di salute, come se non dovessimo mai ricorrere all’aiuto dei nostri amici in cardiologia. E questa ansia incomincia, mediamente, una settimana prima che incominci la partita vera e propria, un Lazio-roma qualsiasi, senza pretese.
Ansia.
Tipicamente, quando si avvicina il giorno di Questa Partita, un tifoso laziale può essere raffigurato in questo modo:

Perchè non è una partita qualsiasi: è uno scontro tra due modi diversi di intendere il calcio, e quindi la vita. È lo scontro fra chi fa proclami talmente ambiziosi da suonare terribilmente arroganti, e chi invece parla pochissimo (tranne quando si tratta di abbattersi e sminuire il proprio valore, lì invece parla fin troppo) e preferisce lavorare nell’ombra, senza eccessive luci della ribalta. Ed è per questo che non sarà mai una partita normale.
Ansia.
Perchè comporta un carico di ansia come nessun’altra partita sarà mai in grado di fare. Ed è un’ansia che si fa sentire con tempistiche magari diverse da persona a persona: c’è chi non riesce a stare tranquillo da una settimana prima, chi per qualche giorno, chi riesce ad arrivare abbastanza sereno fino alla vigilia per poi non resistere più, e c’è addirittura chi non aspetta altro dall’inizio della stagione, esistono solo quelle due giornate (o, come nel caso particolare di questa stagione, quattro) che determinano se sia stato un anno memorabile, o da dimenticare.
Ansia.
C’è anche chi afferma di non sentirla, questa partita. Di non essere minimamente in ansia. Ed una tale affermazione viene di solito accolta così dagli altri fratelli di tifo:
Perchè sembra impossibile che non venga più sentita. Concordo con chi sostiene che, dopo la storicità clamorosa dell’ultimo derby vinto dalla Lazio (e sappiamo benissimo tutti quale sia), tutti gli altri derby non siano poi così importanti, visto che quello che contava di più nella storia è stato già giocato, e già vinto. Da un certo punto di vista ha ragione chi la pensa in questo modo.
Però.
Questa partita però, continua a contare per molti, moltissimi. E allora ci si affida ad ogni rito propiziatorio che si conosce. Si cerca di replicare tutto ciò che si è fatto prima dell’ultimo derby vinto: perchè si sa, l’Universo è lì attentissimo ad ogni nostra minima mossa, che potrebbe influenzare il risultato finale. Ansia. E allora non appena si ha un momento di pausa da tutto il resto, il pensiero corre inevitabilmente a quello: sembra di essere tornato improvvisamente un bambino dell’asilo. Continui a chiedere ‘Quanto manca?’, ‘Adesso quanto manca?’. Ma chi gioca. Oh, ma li hai visti, st’anno sembrano proprio in forma. Ansia.
Rimane l’unico pensiero fisso. Logorante. E le giornate in attesa di questa partita durano sempre o troppo, o troppo poco. E se già adesso stiamo male, figuriamoci quando mancherà sempre meno.
E infatti manca sempre meno. Si sta avvicinando.
Tra poco ci siamo.
Ecco, adesso è ora.
…Ma perchè non giocano?
Ansia.
Ah, è domani. Domani è un altro giorno, dicevano. Con tutta un’ansia in più incredibile, questo non lo dicevano però.

