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Chi è più decisivo tra Luis Alberto e Milinkovic?

Si, lo sappiamo. Nel titolo vi abbiamo fatto una domanda e ora penserete di trovare subito la risposta. Non sarà così. Prima occorrerà fare qualche passo indietro.

Lazio-Cagliari ci ha riconsegnato diverse cose: i tre punti, dopo due mesi vissuti da tifosi del Chievo Verona; il quarto posto, che fino alla trentasettesima giornata ci appartiene di diritto; e i nostri due campioni, finalmente in versione 2017/2018.

Luis Alberto e Sergej Milinkovic-Savic.

Sergej Milinkovic-Savic (parte 1)

Diciamolo senza più nasconderci, ci stavamo un po’ preoccupando. Il Sergente ci ha fatto passare un intero girone d’andata ad arraffare giustificazioni a destra e a manca, nel tentativo di spiegare lo sbiadirsi della Milinkocrazia. In principio era il Mondiale, che gli aveva tolto condizione. Poi il mercato, colpevole di averlo deconcentrato. Con l’arrivo delle feste però, niente avrebbe potuto salvarlo dalla definizione di “sola”. Qualcuno lo avrà certamente chiamato in quel modo o con improperi peggiori.

Fino al prepartita di Lazio-Cagliari, ore 12:29, ce ne stavamo così. Increduli nell’aver perso mister 150 milioni, pur avendolo ancora in casa.

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Poi sono arrivate le 12:30.

Luis Alberto (parte 1)

E Luis Alberto? El Mago è sempre stato un personaggio strano, persino per Mulder e Scully. Un anno è il baby prodigio che approda al Liverpool, l’anno dopo finisce nel dimenticatoio. Un anno risorge in Spagna, l’anno dopo vuole lasciare il calcio, depresso dalle parti di Formello. Un anno diventa il biondo trascinatore di una Lazio straordinaria, e l’anno dopo? L’anno dopo un inizio balbettante lo riporta sull’orlo della depressione, e la (presunta) pubalgia diventa una giustificazione al pari di quelle per Milinkovic.

Sono le 12:29, manca 1 minuto a Lazio-Cagliari. E Luis Alberto è un caso da X-Files.

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Poi sono arrivate le 12:30.

Poi sono arrivate le 12:30. Inizia Lazio-Cagliari e i biancocelesti hanno una luce diversa. Lo si nota subito, tra uno scatto e l’altro di DAZN, ma è evidente. Il piglio è quello giusto. Dall’11 novembre la Lazio non solo non vince, ma parte sempre in svantaggio. Invece dopo 12 minuti finalmente timbriamo il cartellino per primi. Non è un caso che ad iniziare l’azione sia Luis e a segnare sia Sergej, che si perde in un tenerissimo pianto liberatorio.

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🎖 The Sergeant's back on the scoresheet! #CMonEagles 🦅

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Sergej Milinkovic-Savic (parte 2)

In Lazio-Cagliari ritroviamo il vecchio Sergej. Ancora arrugginito, con la suola da oliare e la Milinkocrazia da ritrovare a pieno. Ma è il vecchio Sergej. Quel ragazzino di 20 anni arrivato dal Belgio che dopo una stagione di rodaggio, ha iniziato a spostare equilibri (proprio come diceva Pradè). È difficile paragonarlo a qualcuno. La verità è che è un giocatore unico, non raro. Tecnica, forza, dribbling, tiro. Quello che perde in velocità assoluta lo recupera col fisico e con le lunghe leve. È suo ogni pallone aereo, ogni rinvio sbilenco di Strakosha. Un difensore aggiunto con lo score realizzativo di una seconda punta.

Per chi abbia voglia di deliziarsi gli occhi e rinfrescarsi la memoria.

In una parola, decisivo.

Luis Alberto (parte 2)

Chi ha coraggio e un fegato ben piazzato, si vada a rivedere il modo di giocare della Lazio senza Luis Alberto in campo in questa stagione. Poi riguardatevi Lazio-Cagliari, senza scomodare l’anno scorso, che per qualcuno sarà irripetibile. Privi del Mago l’unico modo che hanno i ragazzi di Inzaghi per segnare è attaccare a testa bassa. Senza idee né alcun modo per metterle in atto, con il pallone tra i piedi sembriamo più spaesati di Wallace dinnanzi una porta inviolata. Con Luis Alberto gli schemi funzionano, scompare la confusione e vige l’ordine. Ogni cosa è al suo posto. È il faro di ogni azione offensiva, il punto di riferimento dei compagni. Classe, eleganza, visione, puro genio.

In una parola, decisivo.

Ci dispiace, non possiamo rispondere alla domanda posta nel titolo. Possiamo però esporvi un dato di fatto. La Lazio senza la presenza non tanto fisica (in fondo sono scesi in campo anche prima di Lazio-Cagliari) ma tecnica e carismatica, di Luis Alberto e Milinkovic, è una squadra balbuziente. Priva di idee e incapace di vincere agevolmente anche contro l‘Auronzo di Cadore.

Poi siamo brutti. Tanto brutti.

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Basta invece una scintilla di questi due campioni per far respirare ad ogni laziale un’aria diversa. Qualche giocata da vecchio Sergej. Delle invenzioni da vero Luis. E La squadra torna a divertire e a divertirsi. A segnare, a vincere e ad essere bellissima.

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Ora però vedete di non sparire di nuovo, intesi!?

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Articolo a cura di Francesco Mattogno

 

 

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