Oggi è il dieci ottobre. Come? Lo sapevate già e in questo non c’è nulla di speciale? Fatevi dieci minuti di vergogna dietro la lavagna, perchè oggi si festeggia il 74° compleanno di nonno Reja, colui che ci ha insegnato a stare al mondo nel modo giusto e a fare catenaccio sempre e comunque.
Il brivido
Reja e la Lazio si incontrano nel lontano febbraio 2010, quando Edy subentra al neo esonerato Ballardini, ed esordisce sulla panchina biancoceleste in un Parma-Lazio vinto zero a due con le reti di Stendardo (sì, anche lui era in grado di segnare) e Zarate. La Lazio che Reja raccoglie dopo l’esonero del suo predecessore versa in condizioni disastrose, e l’idea della retrocessione inizia a non essere solo la peggiore delle ipotesi, ma una seria considerazione per tutto l’ambiente. Per fortuna però, con il cambio di panchina iniziano ad arrivare anche i risultati, e alla penultima giornata stacchiamo un ticket per la prossima Serie A, ai danni del Livorno, battuto due a uno e insegnandoci che nella vita, i periodi “no” servono a renderci ancora più forti.
Rifondazione
La salvezza garantisce all’allenatore goriziano un altro anno alla guida dei biancocelesti, e lui decide di partire con il turbo: alla sesta giornata la Lazio si ritrova infatti prima in classifica, confermando il primato per altri tre turni, ai danni di Bari, Cagliari e Palermo. Porta ancora il nome di Reja il record di punti in nove giornate, ben ventidue. Impresa fallita anche da gente “dell’era scudetto”. Alla sua seconda stagione perde però tutti e tre i derby, riuscendo comunque a chiudere con un ottimo quinto posto, con ben sessantasei punti portati in cascina. Perché dopo il buio torna sempre il sole, tornando a dare speranza e capacità di sognare ancora, ad una tifoseria che stava fino a poco tempo fa, crollando su se stessa, prima che nonno Reja ci prendesse tutti per mano, guidandoci verso giorni migliori.
Terzo anno dell’era “Rejana”
Tutto sembra andare per il meglio, ma la terza stagione consecutiva per Edy inizia nel peggiore dei modi, con una brutta sconfitta con il Genoa che porta contestazioni e critiche. Pochi giorni dopo, per via di un litigio con il presidente, l’allenatore presenterà le dimissioni, che saranno però rifiutate: qualcosa, nella macchina ideata ben tre anni fa, si è rotto irrimediabilmente. Il ventidue febbraio 2012 nonno Reja litiga di nuovo con Lotito, presentando ancora una volta le dimissioni alla luce di una partita fondamentale: la Lazio infatti dovrà scendere in campo contro l’Atletico Madrid, per la gara di ritorno dei sedicesimi di Uefa Europa League. Il presidente rifiuterà ancora una volta e l’allenatore sarà “costretto” ad arrivare fino a fine stagione, mettendo sul groppone un ottimo quarto posto e migliorando addirittura la classifica della stagione precedente. Arrivato a Roma nel ruolo di traghettatore, Edoardo si dimostra, nel giro di due stagioni, un ottimo allenatore, ma decide di non continuare il suo rapporto con Claudio Lotito e di cercare quindi fortuna altrove, mostrando a tutti noi che non bisogna mai abbassare la testa per convenienza.
Certi amori fanno giri immensi…
Al suo posto arriva Vladimir Petkovic, conquistatore della famosa coppa del ventisei maggio. Lo Svizzero, però, inizia la stagione successiva al trofeo nel peggiore dei modi, e il quattro gennaio 2014 viene licenziato vedendo subentrare al suo posto una vecchia conoscenza del mondo biancoceleste. Viene infatti richiamato al timone quello che i tifosi hanno rinominato con il soprannome di “nonno” Reja, che verrà accusato proprio da quest’ultimi, di aver ceduto alle richieste del tanto odiato presidente. Il suo contratto però durerà solamente sei mesi, perché questa volta il suo ruolo sarà davvero quello di traghettatore, cercando di evitare – ancora una volta -il disastro e salvando il salvabile: un anonimo nono posto, prima di andare via per non tornare mai più.
La sua (ultima) Lazio
Nel suo ultimo anno sulla panchina laziale, Edy Reja si è ritrovato a dover risolvere una brutta situazione di classifica, con un organico che se fosse stato messo a sua disposizione fin da subito, avrebbe forse fatto tutt’altra fine. L’allenatore, amante del 4-3-3 versione operaia, opterà per questa formazione standard: Marchetti tra i pali, Dias e Biava al centro della difesa e Radu e Konko come terzini, Hernanes, Ledesma e Gonzalez alla guida del centrocampo, con Candreva, Lulic e Klose pronti a finalizzare. Ditemi che non vi sono venuti i brividi, dai, mentite pure. Auguri nonno, altri 100 di questi catenacci.
