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Checkpoint Lazio

Non è mai facile stabilire se e quando una sosta può far bene a una squadra. Nei periodi positivi c’è il timore di interrompere il flusso di continuità, in quelli negativi c’è più tempo per cercare soluzioni ai problemi, ma anche maggior spazio per discutere e polemizzare. Nel caso ultimo della Lazio, poi, ci sono almeno due contingenze peculiari a complicare le cose: la partita che precedeva la sosta non si è potuta giocare, quella che seguirà sarà il derby.

In ogni caso la prima parte di stagione (agosto-ottobre) è ormai andata in archivio e un bilancio provvisorio si può già fare. Dando per scontato un giudizio largamente positivo nel complesso, cerchiamo di capire perché questa Lazio ha finora convinto tutti e quali sono i suoi margini di miglioramento nel prossimo futuro.

COSA MANCA

Partiamo da quello che ha funzionato meno fino a oggi. Trovare dei difetti a una squadra capace di vincere una Supercoppa, battere due volte la Juventus, essere a 4 punti dalla vetta con una partita in meno e allo stesso tempo fare percorso netto nel girone di Europa League, non è ricerca del pelo nell’uovo, è necessario. Perché se in passato alla Lazio è mancato spesso il classico soldo per fare la lira e il tanto agognato salto di qualità è venuto a mancare, questo è il momento giusto per salire di livello lavorando sulle lacune emerse.

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Uno dei punti critici maggiormente riconosciuti dagli addetti ai lavori e dallo stesso Inzaghi in più circostanze riguarda la profondità della rosa. La Lazio 2017-18 può contare su un nucleo di qualità ben definito composto da 15/16 giocatori. Senza poter impiegare gli infortunati di lunga data l’allenatore ha fatto giocare in campionato sempre gli stessi 11 per più di 800 minuti (eccetto Marusic e Bastos, inizialmente non titolari). Il dodicesimo uomo di Inzaghi è a tutti gli effetti Murgia con 505 minuti giocati in stagione (fonte Repubblica). Si tratta di dati soggetti a diverse interpretazioni, ma la domanda da porsi in un’ottica di crescita è: ci fidiamo realmente del contributo delle riserve? Non abbiamo mai visto all’opera il secondo portiere per esempio (dovrebbe essere Vargic); in difesa con il reintegro di Mauricio e il probabile arrivo a gennaio di Caceres numericamente la situazione è sotto controllo, ma a livello di qualità sembra sussistere un po’ di scarto tecnico tra i 3+1 titolari (Bastos/Wallace) e le riserve; da centrocampo in su, poi, quanto è profondo il divario di rendimento tra Leiva-Immobile e Di Gennaro-Caicedo?

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Proprio quest’ultima domanda ci porta dritti a un’altra piccola criticità di questa Lazio, quella riguardante l’inserimento dei nuovi acquisti. A parte l’ottimo impatto avuto da due esordienti assoluti come Luiz Felipe e Marusic, quanto realmente soddisfacente può essere considerato il rendimento offerto finora dai vari Nani, Caicedo e Di Gennaro (con i baby Jordao e Neto ancora non pervenuti)? Il portoghese, su cui ha pesato senz’altro una condizione fisica carente causa infortunio, è sembrato un po’ spaesato nel ruolo di trequartista dietro l’unica punta e – tolto Benevento – non ha ancora messo in mostra prove davvero convincenti. La sensazione generale è però che con il passare del tempo il campione d’Europa potrà solamente crescere e dare un contributo fondamentale.

Rimandato, invece, Caicedo: molto bene in Europa (dove, va detto, gli avversari incontrati sono stati poco consistenti), inadeguato in campionato nel ruolo di vice-Immobile. Nel complesso si sta confermando il giocatore che ci aspettavamo: forte fisicamente e utile nelle rotazioni, ma poco incisivo sotto porta e con poca qualità complessiva per fare il titolare in una squadra di vertice di Serie A.

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Deludente, infine, l’apporto di Davide Di Gennaro. Vero che è stato utilizzato poco e solamente in Europa League da Inzaghi, ma in quel poco l’ex Cagliari non ha mai dato l’impressione di un giocatore pronto a prendere le redini del centrocampo in un ruolo così delicato qual è quello di regista. Anche lui, comunque, merita più tempo e spazio per un giudizio compiuto.

In generale, la Lazio ha finora segnato 31 gol in campionato (3° attacco) su un totale di 116 occasioni create. A voler leggere tra le righe di questi ottimi numeri (fonte Squawka), si può forse notare un unico piccolo neo nella produzione offensiva biancoceleste. In alcuni frangenti della partita la Lazio dà l’impressione di specchiarsi un po’ troppo e di voler entrare col pallone in porta. Con meno leziosità e più concretezza nelle conclusioni, anche da fuori (l’unico gol segnato dalla distanza è stato quello di Milinkovic contro il Chievo), si potrebbero davvero esplorare territori impensabili fino a qualche settimana fa.

COSA STA FUNZIONANDO

Quasi tutto a dire il vero. Ma in particolare cosa sta facendo la differenza rispetto alle scorse annate?

  • +Personalità+Consapevolezza+Risultati (e viceversa)

Come un circolo virtuoso alimentato dai 3 punti: 16 partite giocate, 14 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta. La novità più apprezzata della stagione è la personalità di questa squadra, matura e sfrontata al punto giusto. La mentalità vincente non si trova sul mercato, si costruisce anno dopo anno. Dopo ogni traguardo raggiunto nel recente passato la Lazio si è seduta su un trono piccolo piccolo a battersi le mani, accontentandosi delle briciole del successo. Quest’anno, invece, la musica sembra diversa e ci sono almeno due partite contro la Juve a rappresentare indizi beneauguranti.

  • Tecnica&Fisico

Se esiste un’equazione vincente per affermarsi in Serie A è quella che prevede solidità difensiva dietro, fisicità in mezzo al campo e un bomber da 20+ gol. La Lazio di Inzaghi ha trovato per il momento l’equilibrio perfetto fra queste componenti: non subisce molto (1.09 gol concessi a partita), segna tanto (terzo miglior attacco della A con una partita in meno) sfruttando al massimo il fattore ‘calci piazzati’ (ben 12 marcature da palla inattiva) e ha il capocannoniere del campionato (ma manda in gol tutti). Nel complesso possiamo dire di avere sotto gli occhi una squadra più riflessiva delle precedenti versioni, ma che corre comunque tanto e vince una buona percentuale di contrasti.

  • Singoli

 

Ma tutto questo è possibile solo grazie a giocatori di livello assoluto presenti nell’organico. Questa Lazio è forte in primis perché ha giocatori forti che farebbero i titolari in molte altre squadre importanti. L’esempio lampante – tanto per fare un nome – è Ciro Immobile, probabilmente il vero uomo-copertina di questa prima parte di stagione. Un attaccante sempre determinante, nel pieno del suo processo di maturazione psico-fisica. La punta di un iceberg composto da calciatori di qualità, soprattutto funzionali all’idea di calcio portata avanti da un allenatore umile, competente e determinato. Simone Inzaghi, nel suo pragmatico perfezionismo, ritaglia e cuce. Sta ritagliando un ruolo da assoluto protagonista delle panchine per sé. E un altro ruolo altrettanto prestigioso per la sua Lazio, disegnando l’abito tattico su misura degli uomini a disposizione.

Si ringrazia la redazione di Lazio Page per le statistiche.

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