Nel corso di un’intervista rilasciata nel novembre del 2017, il ds Igli Tare ha parlato a 360 gradi del mercato della Lazio fin dal suo arrivo a Formello, citando nomi indelebili nei cuori dei tifosi biancocelesti: elementi quali Miroslav Klose e Hernanes, nomi di una certa caratura ma mai acquistati come Edinson Cavani, giocatori attualmente in rosa e che fanno sognare un futuro in grande come Stefan de Vrij e Luis Alberto, giocatori che hanno fatto la storia come Senad Lulic e infine giocatori come… Bruno Pereirinha. Nome buttato lì, quasi a caso, che però risalta nell’elenco proprio per la sua peculiarità di non essere rimasto impresso nelle menti di chi segue la prima squadra della capitale. Ma cosa è successo realmente al portoghese e soprattutto, quando ha iniziato ad assomigliare sempre più a un brutto anatroccolo?
Per cercare di capirlo facciamo un lungo salto indietro che ci riporta a un singolare episodio avvenuto nel 2009 (anno che ricordiamo con molto piacere per via della vittoria ai rigori della Coppa Italia ai danni della Sampdoria, nostra prossima avversaria in campionato). La partita che si sta giocando è un’amichevole tra le Nazionali under 21 del Portogallo e di Capo Verde: i rossoverdi, forti del doppio vantaggio, guadagnano anche un calcio di rigore sul finale di partita. Sul dischetto va Pereirinha che tenta il colpo di genio e, invece di calciare direttamente in porta, passa il pallone al compagno di squadra Rui Pedro che però non riesce a tirare, intercettato da un difensore avversario che aveva intuito tutto. L’accaduto scatena la furia dell’allenatore Carlos Queiroz che, senza pensarci due volte, ordina l’allontanamento dei due calciatori dal giro della Nazionale e sancisce per sempre la fine dell’esperienza del promettente calciatore con la maglia del Portogallo.
Un episodio all’apparenza di poco conto, ma che sembra rivelarsi decisivo per quello che appare essere un calciatore dotato di corsa e buona tecnica, ordinato in campo soprattutto dal punto di vista tattico, ma che in carriera non è mai riuscito a fare il salto di qualità, a regalare qualche emozione in più alle squadre per cui ha giocato. Un giocatore che non è mai riuscito a ritagliarsi il proprio posto, probabilmente a causa del suo carattere e del “trauma” subito. La sua storia di grande discrepanza tra tecnica e impatto nelle partite racconta un blocco psicologico che gli ha impedito di diventare il giocatore incisivo e funambolico che ci si aspettava. Le statistiche parlano infatti di un Pereirinha che approda alla Lazio dallo Sporting Lisbona dopo una serie di prestiti annuali, e in due anni colleziona solamente 27 presenze condite da due assist.
Come già detto le sue qualità sono innegabili: il portoghese ha un piede educato e un buon controllo di palla, fattori che gli permettono di poter occupare tutte le posizioni lungo la fascia a dimostrazione di grande duttilità, ma manca forse della giusta cattiveria e determinazione in campo. Caratteristiche che, nella squadra che nel 2013 alza la Coppa Italia nel famoso derby del 26 maggio, lo fanno sembrare un pesce fuor d’acqua, un brutto anatroccolo sommerso dalla tenacia di giocatori come Candreva e i già citati Klose, Lulic e Hernanes. Se per i suoi compagni quello è l’anno della consacrazione, per lui risulta essere l’ennesimo tentativo fallito di mettersi in mostra e di dimostrare il suo valore. Il Bruno anatroccolo, ricordato dai più per avere un nome simile a un cocktail piuttosto che per le sue doti calcistiche, è costretto così ad abbandonare anche questo lago per cercare, nuovamente, fortuna altrove.
Nel 2015 vola in Brasile all’Atletico Paranaense (dove gioca 11 partite e trova il goal che gli mancava dal 2010) per poi tornare, due anni dopo di cui uno da svincolato, in patria al Belenenses, squadra da cui era partito nelle giovanili. Anche in queste esperienze non sboccia il suo talento che era stato notato da Tare e identificato come un possibile colpo di mercato; il Bruno anatroccolo continua a sentirsi fuori luogo e a non trovare mai la giusta dimensione, a non riuscire a esprimere le sue qualità, ad aprire finalmente le ali e mostrare il talento che lo aveva portato in Nazionale già dalla selezione under 19.
Rimane nei tifosi il rammarico di non aver visto il “Patric portoghese” ritagliarsi il suo spazio in una Lazio che aveva creduto in lui e lo aveva acquistato per sopperire alle tante assenze di Konko sulla fascia, di aver visto questo ragazzo timido perdersi in se stesso e non rispettare la bella tradizione dei portoghesi di Formello.
Riuscirà mai Bruno Pereirinha a trovare il suo lago e a trasformarsi finalmente in cigno? Questo non lo sappiamo, ma dalle tante foto che pubblicava su Instagram possiamo ipotizzare un suo ritorno in biancoceleste. Magari, questa volta, come social media manager della pagina di Patric.
