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C’era Basta, un (altro) biondo sulla fascia

4 Ottobre 2018, alla Commerzbank-Arena si gioca Eintracht Francoforte-Lazio, è il minuto 45′ sul cronometro e una delle più brutte Lazio targate Simone Inzaghi (già sotto 2-1) rimane in 10 per l’espulsione di Dusan Basta. Il match terminerà poi 4-1 scatenando le ire dei tifosi laziali (specie dopo il derby perso, male, quattro giorni prima), e tra i giocatori scesi in campo quella sera il più bersagliato, al grido di “basta Basta” (perchè l’originalità, si sa, viene prima di tutto), è proprio il serbo, a cui viene gentilmente suggerito di cambiare mestiere. Rischia di terminare così l’avventura di Dusan alla Lazio, data infatti l’esclusione dalla rosa dei 25 per la Serie A a favore del redivivo Jordan Lukaku, e le sole due gare europee rimanenti, è oggettivamente complicato vederlo di nuovo in campo con la maglia biancoceleste. Almeno non quella della Lazio, che magari uno scambio Basta-Lazzari alla quarta birra in un pub ferrarrese, può pure scappar fuori. Crediamo in te, Igli.

Nonostante le ultime prestazioni sottotono, secondo noi non è questo il modo in cui merita di essere ricordato. Per questo abbiamo deciso di ripercorrere la carriera di Dusan con l’aquila sul petto, rinfreschiamoci la memoria:

L’approdo alla Lazio

Basta atterra a Fiumicino nell’estate 2014 dopo una delle stagioni più anonime dell’era Lotito, quando ancora Felipe Anderson era per tutti: “chi?”, e Perea si proponeva come il nuovo Cavani. Alla soglia dei 30 anni Dusan è un giocatore maturo, già arricchito da un’importante gavetta in Serie A (prima a Lecce e poi a Udine), ma anche piuttosto in là con gli anni considerando il ruolo che ricopre in campo, un terzino/esterno destro a tutta fascia, che affronta con grande intensità sia la fase difensiva che offensiva. Il primo anno con Pioli è ottimo e Dusan riesce in poco tempo a raccogliere l’eredità pesantissima (in campo e in Paideia) del suo illustre predecessore, Abdoulay Konko, contribuendo con ottime prestazioni al raggiungimento del terzo posto finale. Basta si dimostra uno di quei calciatori poco appariscenti, ma dotati di discreta tecnica abbinata a corsa e polmoni, ed è questo insieme alla sua regolarità di rendimento a renderlo una vera e propria garanzia nello scacchiere tattico dell’attuale tecnico della Fiorentina.

L’ultimo Pioli e il primo Inzaghi

Come fin troppo spesso è accaduto sotto la gestione Lotito, la Lazio dopo una stagione più che positiva crolla inesorabilmente nell’anno buio e tempestoso, con una costanza nell’incostanza di rendimento da far invidia al miglior Felipe Anderson, che ormai tutti avevamo imparato a conoscere. Quindi anche Pioli cade nella “maledizione del secondo anno”, e viene esonerato per far spazio a Simone Inzaghi. Sia con Stefano prima, che con Simone poi, Basta rimane comunque saldamente il titolare della fascia destra, al netto dei problemi muscolari che gli hanno più volte impedito di scendere in campo. Da buona tradizione, dopo l’anno delle vacche magre arriva quello della vacche grasse e si inizia ad intravedere il potenziale di Inzaghi in panchina (confermato dopo la vicenda Bielsa, grazie Marcelo), infatti Simoncino è il condottiero di una bellissima Lazio, la cui costante sulla fascia destra si chiama ancora Dusan Basta. Nemmeno il cambio di modulo e un Patric in ascesa ne compromettono la titolarità, salvo rare panchine causa turnover, Dusan si dimostra indispensabile ed è una delle sicurezze di quella Lazio nascente. È in campo nei derby perfetti di Coppa Italia, ed è proprio in quell’anno che arriva il suo primo e unico gol in Serie A con la maglia della Lazio, nel derby (di campionato, stavolta) vinto 3-1, evento offuscato solo dal tentato omicidio di Wallace su Strootman (una delle immagini più cruente delle ultime stracittadine). Una prima volta che più dolce non sarebbe potuta essere.

 

 

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Il declino fino a oggi

La stagione 2017/2018 è quella della conferma di Inzaghi, che si impone definitivamente come un grande allenatore plasmando una delle Lazio più convincenti degli ultimi anni. Basta sembra farne parte, in quanto viene impiegato da titolare nella prima partita dell’anno, la Supercoppa Italiana contro la Juventus. Il serbo sfiora anche un gol, e riesce insieme ai suoi compagni nell’impresa di battere i pluricampioni d’Italia, conquistando il suo primo trofeo in questo paese. Da lì però, qualcosa si rompe. Il rendimento diventa altalenante e gli anni iniziano a farsi sentire, così come le decine di infortuni muscolari subiti in carriera. Basta sembra passare di moda come la sua capigliatura dopo la caduta del muro di Berlino, e il neo arrivato Marusic gli soffia il posto. Tutto ciò è nulla rispetto alla crescita di popolarità di Patric, la cui chioma biondissima lo condanna a secondo biondo più bello della fascia destra, una pillola amara da buttare giù. Nel cedimento fisico e nel ruolo, difficile da ricoprire con ormai 34 primavere sulle spalle, va ricercata la scomparsa dai radar di Dusan Basta, la cui colpa è stata più quella di non reinventarsi (come centrale della difesa a 3 di Inzaghi, per esempio) piuttosto che nel perdere la concorrenza con Marusic, che pur non essendo un campione, ha una freschezza e una potenza fisica irraggiungibile per il serbo.

Questa è la storia dell’altro biondo sulla fascia destra della Lazio. Uno di quei giocatori che a noi comunque piacciono, perchè sono gli ultimi ad essere elogiati dopo una vittoria, e i bersagli più facili da colpire dopo una sconfitta. Molto facilmente ci si è infatti dimenticati dell’apporto che Basta ha dato alla Lazio in questi anni di crescita, così come inosservata è passata la dichiarazione d’amore che fece nei confronti dei nostri colori a dicembre dello scorso anno, definendo l’annata del suo primo gol con la Lazio, e della vittoria in Supercoppa, la migliore della sua vita. Oggi Dusan non è più, obiettivamente, all’altezza delle ambizioni della Lazio, e anche Inzaghi se n’è accorto lasciandolo ai margini del progetto tecnico. Ma considerando ciò che ha dato ai biancocelesti la mesta uscita dal campo di Francoforte non merita di essere l’ultima immagine di Dusan Basta con indosso la maglia della Lazio.

Articolo a cura di Francesco Mattogno

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