Si sa, niente unisce gli animi in casa Lazio. Forse nemmeno una larga vittoria. Infatti, dopo il grande successo di domenica sulla Spal, rimane sempre un’enorme divisone tra i tifosi: Danilo Cataldi. Il ragazzo della Primavera è tornato a casa, si è guadagnato una maglia da titolare e si è decisamente messo in luce. L’assist per il primo gol di Immobile, il magnifico gol che ha chiuso la partita, una grande prestazione in cabina di regia. Se non è stato il migliore in campo, ci è mancato poco. Eppure. Eppure molti tifosi laziali non riescono a gioire per lui. Non riescono a vederlo di buon occhio con la maglia della Lazio.
E dire che era iniziato tutto così bene. Capitano e faro della Lazio Primavera, con cui ha vinto da protagonista uno scudetto tra i pari età. L’esperienza a Crotone, in prestito, per iniziare a farsi le ossa. Per poi entrare a fare parte stabilmente della Lazio dei grandi, il sogno da bambino per uno come lui nato e cresciuto con solo la Lazio. Partire da titolare in una squadra che era un meccanismo perfetto, imparando il più possibile da maestri come Biglia, Parolo, Mauri e Ledesma. L’investitura ufficiale in quel Lazio-Fiorentina, con quella fascia da capitano consegnatagli per gli ultimi dieci minuti.
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Non sarebbe la Lazio però, se qualcosa non andasse incredibilmente storto. Infatti è quello che succede: qualcosa inizia a scricchiolare, la squadra non gira più a meraviglia, ci sono critiche. Sei un ragazzo di 21 anni, appena affacciatosi sul mondo del professionismo. Improvvisamente crolla tutto, da beniamino diventi capro espiatorio. Non basta nemmeno l’arrivo sulla panchina della Lazio del tuo ex allenatore della Primavera. Che ti conosce perfettamente, ma non basta. Non riesci a convincere nemmeno lui, e allora provi ad andare via. Cambiare aria, per vedere cosa succede. Succede il fattaccio. Giochi contro la Lazio, un tuo compagno di squadra segna, e tu commetti l’imperdonabile (per alcuni) errore di ESULTARE. Non sia mai. Come hai potuto farci questo? Come se ti avessimo scaricato alla prima difficoltà, tsè.
E quindi via, ancora in giro, alla Lazio non sembra esserci spazio per Cataldi. Un anno ancora a Benevento, e poi si ritorna ad una casa che non ti vuole più. Per tutta l’estate si è cercato di vendere Danilo Cataldi a chiunque. Non l’ha voluto nessuno. Dicevano che 8 milioni di euro erano troppi per lui (salvo poi spenderne 6 per uno che non ha mai giocato in serie A, nemmeno fino ad ora. Ma dettagli, lì c’era un Fair Play Finanziario da rispettare non si sa come.). Quindi rimani alla Lazio perchè sono costretti a tenerti. PERCHÈ NON HANNO ALTERNATIVE. Ma Cataldi ce l’ha eccome, un’alternativa. Impegnarsi in allenamento fino allo spasimo. Mostrare di essere maturato completamente. Mettere in difficoltà Inzaghi.
E la situazione non è nemmeno delle migliori: improvvisamente il centrocampo diventa il miglior reparto della Lazio. Quello più profondo, quello più completo. Nelle gerarchie sembri partire dietro a tutti. Ma Danilo Cataldi non si lascia scoraggiare, no, continua a darsi da fare in allenamento, in attesa di un’opportunità. Che arriva. E che lui non si lascia sfuggire. Ritorna da titolare, per l’infortunio di Leiva, e del suo sostituto Badelj, e tra lo scetticismo generale porta alla vittoria la Lazio. La sua Lazio.
Per questo adesso nel mondo Lazio non si sa se lo si può dire o no. Danilo Cataldi è il figliol prodigo che è tornato? Danilo Cataldi può essere un giocatore utile alla Lazio? Questo improvviso entusiasmo nei suoi confronti è giustificato, oppure è solo un’illusione? La lunga premessa è inevitabile per rispondere a queste domande. Raccontando la sua storia possiamo vedere il percorso di maturazione che ha effettivamente compiuto Cataldi. Il ragazzo che era a 20 anni, completamente al centro dell’attenzione, con i riflettori puntati su di lui ha patito troppo la responsabilità di chi da troppo tempo è alla ricerca di un ragazzo romano e laziale in cui identificarsi negli undici in campo. E non appena qualcosa si è incrinato, la situazione è sembrata irrimediabilmente persa per tutte le parti. Ma è evidente che non è così. Anche perchè quel ragazzo non c’è più.
Perchè è in questa sorta di Purgatorio che Cataldi ha affrontato in questi due anni sta l’effettiva maturazione di Danilo. Perchè il modo migliore per imparare dalla vita è cadere, rialzarsi, cadere di nuovo. E rialzarsi di nuovo. Da scarto a potenziale risorsa. Tutto grazie alla sua caparbietà, e alla volontà di non abbandonare un sogno. Per questo siamo fiduciosi. Sì, Cataldi è un giocatore recuperato. Che può dare qualcosa alla Lazio. E, soprattutto, che dopo questa partita non è un fenomeno, o l’unica speranza per il futuro. E lo sa benissimo lui per primo, che non deve fare altro che rimanere con i piedi per terra, e continuare a lavorare, lavorare, lavorare. Perchè Danilo non vorrà ripetere tutto il percorso circolare che ha appena concluso. Perchè Cataldi non vuole bruciarsi di nuovo.
