Caro Acerbi, ti scrivo così mi distraggo un po’…
Dall’ansia da derby, s’intende. E visto che l’ansia talvolta è vorace e t’inghiotte senza possibilità di scampo alcuno, cerchiamo di salvare almeno te da tutto questo. Anche perché, sabato, avrai per la prima volta l’onore e l’onere di difendere la porta della Lazio nella partita più sentita di tutte.
Visualizza questo post su Instagram
Caro Acerbi, ti spiego il derby…
Cominciamo subito dalla fine, così ci togliamo il pensiero subito subito: vincere il derby è un’apoteosi. Il termine non è scelto a caso, l’apoteosi nell’antica Roma (nel derby, siamo appunto a Roma) era il passaggio di un imperatore al regno dei cieli: con la morte dello stesso, si sanciva la sua ascesa al regno dei divini dopo le opere grandi compiute sulla terra. Grandi opere come quelle compiute in un derby capitolino: vincilo e sarai nella storia. Vincilo e sarà apoteosi. Se non ci credi, chiedi a Lulic.
Caro Acerbi, ti spiego il derby…
Cominciamo dalla fine, dicevamo. E proseguiamo. Il finale può essere anche amaro, come in ogni storia. Ebbene, il derby si può anche perdere. In tal caso, caro Acerbi, devi sapere che non sarà affatto facile: lo sconforto cadrà sulla squadra, il malumore serpeggerà nell’ambiente, gli sfottò si sprecheranno da parte dell’altra sponda del Tevere. In quel caso la miglior medicina è il tempo, o un nuovo derby (da vincere) nella peggiore delle ipotesi. Questa sarà la tua prima stracittadina e vogliamo prepararti a tutto, anche allo scenario peggiore. Anche all’amarezza che si dipinge sul volto, guarda Immobile e Luis Alberto:
Caro Acerbi, ti spiego il derby…
La storia storia insegna. Ineccepibile. E allora: ti diciamo che per preparare il derby non solo servirà un lavoro mentale e psicologico, ma anche fisico. Nel limite (assai sfumato) della sportività, il derby è anche una gara a chi picchia più duro. Tu sei un difensore, sai benissimo cosa vuol dire contatto fisico in questo sport. Beh, preparati a doverlo vivere in maniera duplicata, triplicata, quadruplicata… A volte la cosa sfugge di mano. Ma si sa: tutto è lecito in guerra e in amore. E in derby. Radu saprà dirti qualcosa in tal senso.
Caro Acerbi, ti spiego il derby…
Non c’è spazio per le invenzioni. Capito? Meglio andare sul sicuro, giocare pulito, essere ordinati. Niente follie, niente colpi di genio, niente dribbling in piena area di rigore. Salvati dal grosso rischio di entrare sotto l’invettiva dei tifosi: non avranno pietà dinanzi ad un errore in QUESTA partita. Lo sa bene Wallace, anche se con tanto lavoro e con la fiducia del mister ce la sta mettendo tutta per recuperare consensi (love reaction).
Caro Acerbi, ti spiego il derby…
Ma alla fine, gira che ti rigira, cosa avrà mai questa partita di tanto importante ti chiederai. Difficile dirlo, si sono sprecati fiumi di inchiostro per rispondere a questa domanda. Ti basterà sapere che nel derby il tempo si dilata, un minuto di gioco è prezioso e lungo più di tante ore. E che in quel tempo c’è una forza strana nell’aria, è l’energia di due fazioni che con le loro gesta sono lì pronte a scrivere pagine meravigliose delle loro rispettive storie. Pagine da far leggere poi ai futuri Acerbi, in modo da rendere immortale la sacralità di questa partita in un’eterna lotta senza fine. Ecco, probabilmente è proprio questo il punto: il derby rende immortale Roma, rende immortale la Lazio e l’aquila disegnata sulla sua maglia. Ecco perché è così importante. Caro Acerbi, ti spiego il derby e voglio lasciarti qui una penna. Scrivi pure qualche pagina, se ti va. Ci conto. Ci contiamo.
